La storia di Sergio Garroni, talent scout e direttore artistico, nasce per caso in un pomeriggio di vacanza per le strade di Poggio Bustone, il paese che diede i natali a Lucio Battisti. Da quel luogo così simbolico per la musica italiana, partì l'idea di creare una rassegna che desse la possibilità ai nuovi artisti innovatori e 'controcorrente' di emergere e trovare il loro spazio. Quella rassegna oggi si chiama "Musica Controcorrente" e rappresenta la 'casa' per molti cantautori emergenti. Una storia che lo stesso Garroni ci racconta così.Perché creare un festival dedicato agli artisti controcorrente? Musica Controcorrente è un'idea del 2004. Stavo dalle parti di Poggio Bustone: non avevo mai visto il paese ma sapevo che era il luogo di nascita di Lucio Battisti. Perciò mi è sembrato spontaneo chiedere in giro se si fosse mai fatto qualcosa in suo onore. Mi hanno risposto di no, e hanno aggiunto pure che in un territorio come il reatino era impossibile tentare di fare qualcosa in campo musicale. Io però sono abbastanza testardo, così da quel momento ho deciso di provarci. Da quell'esperienza è nata, proprio a Poggio Bustone, la prima edizione di Musica Controcorrente, concorso dedicato agli emergenti della canzone d'autore italiana. Ebbi l'aiuto del sindaco e dell'assessore alla cultura del paese, ma non quello della vedova Battisti, che rifiutò qualsiasi appoggio, anzi ci diffidò tassativamente dall'usare il nome del marito. Un evento nato sotto gli auspici, pessimi, di un temporale terrificante che fece saltare la prima serata e a momenti anche la seconda. Alla fine ci riuscimmo, e il vincitore di quell'anno fu Carmine Torchia, un artista bravissimo che da quell'anno decidemmo di seguire. Dall'anno successivo Musica Controcorrente ha cambiato location ogni anno, proponendosi come un festival itinerante e non radicato in un territorio preciso. Una scelta un po' anomala, non crede? Sì, tutti i concorsi di musica d'autore in genere hanno un autore di riferimento e sono radicati nel territorio al quale è legato quell'artista. Così accade per il Premio Pigro, dedicato a Ivan Graziani, per il Premio Bindi, il Tenco e così via. La ragione è che in quei casi si ha dietro un Comune, una Regione e delle Fondazioni o Associazioni di riferimento che hanno tutto l'interesse a far parlare di quell'artista e di quel territorio. Il nostro festival, invece, è controcorrente anche in questo: fin da subito abbiamo cercato di portare la musica in giro e non dipendere mai da un luogo preciso. Le nostre semifinali vengono fatte al Nord, al Centro e al Sud, mentre per la finale si è scelto ogni anno un posto diverso: Poggio Bustone, poi Fiuggi, Sezze e via dicendo. Ma un festival itinerante è una grande fatica dal punto di vista organizzativo. Così quest'anno siamo approdati a Roma, città che non ha ancora un premio di musica d'autore di riferimento. E se, come ci auspichiamo, l'edizione di quest'anno consacrerà Musica Controcorrente come il premio nazionale per la musica d'autore, chi lo sa, magari resteremo qui nella capitale.
Musica Controcorrente ha anche una seconda peculiarità: quella di fare riferimento ogni anno ad un artista diverso. Per quale ragione?Tutti gli anni scegliamo un autore, del passato ma anche vivente, che noi reputiamo essere controcorrente. La particolarità è che i nostri concorrenti dovranno poi scegliere un brano di quell'artista e riarrangiarlo. In questo modo conta sia la forza del proprio inedito presentato, sia la reinterpretazione personale di un brano già celebre. E non parliamo di cover, attenzione, ma di reinterpretazione: una prova che ci permette di fare emergere l'originalità dell'interprete, e dall'altro lato di dare il giusto risalto ad autori importantissimi e che nella loro opera sono andati sempre in direzione contraria ai trend della loro epoca. Cioé artisti controcorrente. Dalle sue affermazioni emerge un dato: le rassegne musicali continuano a detenere un importante ruolo di talent scouting per gli emergenti. In che modo si contrappongono in questo ai talent show televisivi? Ha toccato un tasto preciso. I concorsi di musica d'autore avrebbero questo ruolo: fare emergere gli esordienti e portarli alla ribalta perlomeno di quel palco, poi cercare di far transitare la notizia della loro vittoria affinché nel settore discografico o radiofonico nasca un interesse. Ma che succede poi? Succede che tutti i concorsi, escluso il nostro (ma non lo dico per piaggeria), dopo la manifestazione abbandonano gli artisti vincitori. Noi invece puntiamo a fare scouting, e tramite la nostra Associazione Musica Controcorrente e alcune etichette discografiche cerchiamo di seguire, anche per anni, gli esordienti che vogliono proseguire la carriera. Ad esempio chiediamo sempre ai vincitori delle precedenti edizioni di esibirsi durante le selezioni che facciamo in giro per l'italia. Poi offriamo loro un appoggio per produrre i propri lavori, promuoversi dal vivo, etcetera. La differenza con i talent show è che noi poniamo molta attenzione ai testi, oltre che all'interpretazione e alla musica. I talent show, viceversa, sono concorsi per realtà canore molto potenti dove la parte autorale non esiste. Lei, oltre che l'ideatore, è anche il direttore artistico di Musica Controcorrente. In cosa consiste il suo lavoro? Quello del direttore artistico è un ruolo ambivalente. In genere si è abituati al direttore artistico di grandi manifestazioni, magari televisive, il cui ruolo principale è soprattutto quello di curare lo show bussiness. In realtà è un lavoro più complesso. Bisogna curare le selezioni e avere la giusta competenza per saper riconoscere l'artista che si nasconde dietro ad un provino, per esempio. Perché i provini sono tutti potenzialmente perfetti, ma solo dietro ad alcuni si nasconde un artista completo. E poi non c'è solo la gara. Perciò, dopo aver curato la selezione, il ruolo del direttore artistico è quello di gestire la rassegna in modo che sia godibile anche a un pubblico. Sarà importante allora gestire la scaletta delle esibizioni per far sì che gli artisti siano intervallati nel modo giusto. In più, bisognerebbe avere la lungimiranza per identificare da subito l'artista su cui puntare. E anche se il risultato finale non si può prevedere, perché la giuria è autonoma e competente, e quella della finale non è neanche la stessa di quella delle semifinali, nei limiti del possibile il direttore artistico dovrebbe dare una direzione al concorso, per far sì che il vincitore abbia delle caratteristiche precise e in linea col festival. C'è bisogno di competenze particolari per rivestire questo ruolo? Bisogna sicuramente avere una buona competenza artistico-tecnica, ma non si deve necessariamete essere musicisti. Anzi, forse è meglio non esserlo affatto! Poi è essenziale avere un'approfondita conoscenza del panorama musicale, e nazionale nello specifico.
Lei, per diventare direttore artistico, che percorso ha seguito?Da ragazzo strimpellavo la chitarra alle feste degli amici, oppure cantavo. I miei idoli erano quelli del tempo: Celentano, Battisti, Califano, Mina, che chiaramente non interpretavo. (ride, ndr). Perciò di sicuro ho sentito sempre tanta musica. E' ciò che consiglia a chi volesse intraprendere questa strada? Lo consiglio a chi volesse fare il direttore artistico, ma anche a chi vuole fare l'artista! Sentite tanta musica ragazzi, sempre, e soprattuto, se possibile, compratela questa musica! Non la rubacchiate, e lo dico per voi, perché avere un cd autentico, con i testi da poter leggere e rileggere, poter coltivare la propria discoteca in casa... è molto importante. Perché permetterà di avere sempre davanti la propria formazione, e le scelte effettuate nel tempo. Poi consiglio di non fermarsi mai all'ascolto superficiale. Il problema dei giovani di oggi, vede, è la zapping-mania, lo vedo anche con i miei figli: i brani e i dischi non si ascoltano più tutti da capo a fondo. C'è sempre un'urgenza a cambiare, saltellare di qua e di là, e in questo modo si perde inevitabilmente la possibilità di giudicare e di capire. Invece, da un punto di vista professionale, qual è oggi secondo lei il vero problema della musica italiana? Di sicuro non si coltiva più l'autorato. Non si guarda più ai contenuti, e potendo si va sempre più appresso alle mode esterofile. La musica staniera è validissima, sia chiaro, ma noi abbiamo una musica d'autore italiana che è un patrimonio importantissimo, dovremmo coltivarlo. Invece in radio la musica italiana è solo il 15-20% del totale. Ed ecco anche perché gli emergenti non escono fuori. Il ragionamento imperante è un po' quello delle squadre di calcio attuali: in campo sono tutti stranieri. Sono forti, fortissimi, ma i giovani italiani rimangono fuori, e non c'è più un vivaio che li coltiva e li valorizza. Ecco, nella musica italiana abbiamo un vivaio ricchissimo che però non viene fuori perché tutte le radio e le televisioni cercano di passare solo la musica che tira, che dia dei ritorni economici maggiori. E non ha più interesse a far crescere i nuovi artisti italiani. Poco fa ha detto di aver cominciato la sua carriera suonando e cantando. Ma quand'è che ha capito di voler passare dall'altra parte della barricata, fra quelli che organizzano la musica? Sono passato alla musica imprenditoriale - se così si può dire, visti i guadagni - nel 1995. L'ho fatto perché ho delle figlie che cantano, e sono anche molto brave. Perciò per un periodo mi sono adoperato per loro, abbiamo fatto dei provini e sono riuscito a far produrre un videoclip a mia figlia e a procurarle un ottimo contratto con la Warner. Poi lei, per varie vicissitudini, ha smesso di cantare, e io a quel punto ho deciso di mettere a frutto i contatti e l'esperienza acquisita per intraprendere questa carriera. Dal punto di vista lavorativo, qual è ancora oggi un suo grande desiderio? La mia soddisfazione più grande arriverà quando uno dei ragazzi che vengono dal vivaio di Musica Controcorrente otterrà un risultato importante, e il giusto riconoscimento alla sua arte. Solo allora potrò dire che ne è valsa la pena. Vai alle altre interviste ai professionisti della musica italiana Condividi |
Menu
|
Scritto da Simone Arminio
Mercoledì 15 Settembre 2010 09:00
|



La storia di Sergio Garroni, talent scout e direttore artistico, nasce per caso in un pomeriggio di vacanza per le strade di Poggio Bustone, il paese che diede i natali a Lucio Battisti. Da quel luogo così simbolico per la musica italiana, partì l'idea di creare una rassegna che desse la possibilità ai nuovi artisti innovatori e 'controcorrente' di emergere e trovare il loro spazio. Quella rassegna oggi si chiama "Musica Controcorrente" e rappresenta la 'casa' per molti cantautori emergenti. Una storia che lo stesso Garroni ci racconta così.
Musica Controcorrente ha anche una seconda peculiarità: quella di fare riferimento ogni anno ad un artista diverso. Per quale ragione?
Lei, per diventare direttore artistico, che percorso ha seguito?