Tutti i tour di Oberdan Cappa
Scritto da Simone Arminio
Venerdì 16 Novembre 2012 08:00
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Oberdan Cappa su PopOn Ogni artista in tour ha la sua ombra. Una figura professionale la cui competenza e la cui prontezza nell’agire permettono di tenere saldo il timone durante il viaggio. A svelarci i segreti del tour manager è Oberdan Cappa: vent’anni al fianco degli artisti più importanti della scena live italiana. Da quella volta in cui per caso si ritrovò in macchina con i 99 Posse, passando per Caparezza, Negramaro, Fabri Fibra e De Gregori, fino al suo attuale ruolo di direttore di produzione per Live Nation. Nel suo curriculum centinaia di artisti, milioni di chilometri percorsi e in testa ben saldo un concetto: per fare questo mestiere non esistono libri, soltanto amore per la musica e tanta voglia di andare.

Nessuno sa davvero chi è un tour manager. Quante volte le sarà capitato di rispondere alla stessa domanda: lei, in concreto, cosa fa?
Il tour manager è colui che si occupa della gestione logistica di una band o di un artista in tournée. Ovvero: viaggio, prove, palco, camerini, catering, spettacolo, cachet, cena, alloggio, macchina, casa. In tutto ciò siamo attorniati da altri ruoli professionali. Ma il tour manager, per il suo stretto contatto con l’artista, li incrocia tutti. Per dirla in poche parole: un tour manager è il responsabile di qualsiasi cosa succeda all’artista e alla band durante un tour.

Un lavoro che viaggia su ritmi asimmetrici, perché i live sono in genere concentrati in estate.
Beh, il mio caso è un po’ diverso: faccio questo mestiere da tanti anni e con tanti artisti differenti, perciò lavoro sia in estate che in inverno. Se però parliamo dello standard, il nostro è un mestiere stagionale a tutti gli effetti. Come la raccolta dei pomodori: si lavora principalmente da maggio a settembre e soprattutto al Sud!

Non si nasce tour manager. Piuttosto, a un certo punto si scopre di esserlo diventati. A lei com’è successo?
Da bambino, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, io (come penso qualunque bambino sano al mondo) non ho mai risposto di voler fare il tour manager o il direttore di produzione. È giusta perciò la tua definizione: il tour management è un lavoro che si scopre di star facendo, a un certo punto, e senza averlo scelto. Nel mio caso è stato il fato. Mi sono trovato nella macchina giusta, al momento giusto...

Oberdan Cappa su PopOn Ovvero?
Ero con i miei amici 99 Posse. All'epoca eravamo soltanto compagni di lotta e frequentatori abituali di centri sociali. A un certo punto, durante le feste o le assemblee, il microfono veniva lasciato acceso, il dj metteva una base e qualcuno saliva sul palco a improvvisare. Loro erano bravi, così la voce si è sparsa in fretta e la gente ha cominciato a chiamare me, che ero l’unico della combriccola a non suonare, per proporci serate in questo o quell'altro centro sociale d'Italia. A me è venuto spontaneo occuparmi della logistica. Tutta fatalità, insomma. Anche se credo che la fatalità, in un mestiere come questo, attecchisca solo in casi in cui all'atto pratico si dimostri di avere una predisposizione innata verso l’organizzazione.

Era questa la prassi diffusa?
Quando ho cominciato io, alla fine degli anni ’80, era così: si diventava tour manager quasi sempre al seguito di amici musicisti. Poi, dal 2000 o giù di lì, sono nati i primi corsi professionali e il tour management ha finalmente cominciato a strutturarsi e dotarsi di regole. Ovvio che resti tuttora un lavoro di nicchia. Ma perlomeno, rispetto a qualche anno fa, il nostro ruolo è diventato più specifico, dotato di maggiori garanzie e bisognoso di maggiore professionalità.

Lei quando ha capito di essere diventato un professionista?
All’inizio mi bastava viaggiare, vedere molti concerti, divertirmi e guadagnare qualcosina per pagarmi gli studi. Era fantastico già così. Chiaramente, quando decidi che una passione diventerà il lavoro della tua vita, l’aspetto ludico passa necessariamente in secondo piano e arriva il momento dei sacrifici e delle scelte difficili. Cominci a sentire il bisogno di una preparazione, soprattutto in ambiti come questo. Perché il mondo dello spettacolo, oltre che divertente, è anche molto ostile, e non è facile entrare e costruirsi da soli una credibilità professionale. Io per fortuna sono sempre stato molto testardo. Di lì a poco, in ogni caso, arrivano le scelte dolorose: la prima per me è stata abbandonare l'università. La seconda rinunciare ad uscire con gli amici, visto che ero sempre in viaggio. La terza fare degli investimenti rischiosi, non tanto economici, quanto di tempo. Ho aperto un piccolo ufficio a Bologna, ho messo a lavorare delle persone, mi sono speso in prima persona, cercando la fiducia degli artisti. Cinque o sei anni dopo ho scoperto di essere diventato un tour manager. Un mestiere che ancora oggi mia madre non capisce molto bene: sa soltanto che vado in giro con gli artisti! In ogni caso non mi pento, e aggiungo una cosa che reputo molto importante: chi decide di tentare un lavoro che gli piace ha già mezzo stipendio guadagnato.

Oberdan Cappa su PopOn Si viaggia e si vedono concerti, ma il tour manager ha anche dei compiti complessi. Risolvere problemi improvvisi, sperare che gli organizzatori onorino i contratti, e avere la responsabilità del lavoro di molte persone...
Queste difficoltà sono il pane quotidiano di un tour manager, ma il loro peso dipende molto anche dal potere contrattuale dell'artista con cui lavori. Quando lavoravo con gli indipendenti, se la macchina che si fermava per strada, di notte, poteva essere un dramma. Oggi invece i problemi sono altri: se viaggio con De Gregori, l’organizzazione è tale per cui basta una telefonata per avere seduta stante un secondo mezzo, perché non è ammissibile che un artista o lo stesso direttore di produzione arrivino tardi sul luogo del concerto. I miei problemi semmai sono altri. Devo verificare ogni cosa, e se il palco che trovo non è come dovrebbe essere da contratto, non posso permettermi di farci salire nessuno: se necessario devo farlo smontare e rimontare. Perché da una mia decisione presa con leggerezza dipende la buona riuscita della serata, ma soprattutto la sicurezza di almeno venti persone.

Poi ci sono gli artisti capricciosi: a complicare le cose sono più gli imprevisti o il loro carattere?
Ovvio che il carattere dell'artista influisca sul nostro lavoro. Ci sono artisti poco esigenti, che hanno come obiettivo primario il fare un bel concerto, e poi ci sono quelli che non appena usciti di casa cominciano a generare problemi: dalla macchina scomoda all'albergo inadeguato, fino al tipo di frutta nei camerini. La dignità del tour manager non va mai lesa, questo è assodato, ma c’è da dire che siamo pagati per far sì che lo spettacolo vada in scena nel migliore dei modi. Da questo punto di vista, se c’è un problema, è nostro compito risolverlo. Poi, beh, durante un tour passi giornate intere fianco a fianco con l’artista, perciò è chiaro che se è simpatico si lavora meglio tutti. È come in ufficio: se il capufficio è stronzo, il clima è teso e si diventa stronzi tutti.

Dal punto di vista del rapporto con l’artista, qual è la situazione più assurda che le è capitata in vent’anni?
Questa domanda mi dà modo di spiegare una cosa importante di questo lavoro. Vedi, io di aneddoti potrei raccontarne a migliaia, perché ogni data accade qualcosa di incredibile, a cui non si crederebbe. Ma se lavoro da vent’anni, e se gli artisti si fidano di me, un motivo ci sarà. Vuol dire che parte integrante della professionalità di un tour manager è prima di tutto credere che gli affari privati di un artista non debbano importare a nessuno. Ciò che conta è il suo aspetto pubblico. Poi, beh: un giorno smetterò di fare questo lavoro e magari scriveremo insieme un best-seller da milioni di copie… (ride, ndr).

Filtrare i rapporti con l’esterno, prima e dopo il live, fa parte dei ruoli del tour manager. In questo senso, quand’è che pubblico e giornalisti diventano una grana da risolvere?
Questo dipende prima di tutto dal tipo di artista. Quelli che escono dai talent show, ad esempio, hanno fan scatenati. Ragazzini di tredici o quattordici anni che non vogliono sentire ragioni: urlano, spingono, si fanno male e diventano ingestibili. In quei casi spesso é difficile anche fargli capire che magari l'artista ha già previsto un incontro con i fan, perciò basterebbe soltanto pazientare un poco.

Oberdan Cappa su PopOn Finora abbiamo parlato dei problemi. Quali sono invece le soddisfazioni di un tour manager?
Il principale motivo di soddisfazione è portare ogni sera a casa lo spettacolo nel migliore dei modi. Se poi penso alla mia storia personale, la cosa più importante che mi sembra di aver fatto (e che oggi sarei anche in grado di disconoscere per i problemi che ne sono derivati) è stata l’ideazione di uno dei primi festival indipendenti d’Italia nella mia Calabria, in Sila, sulle rive del lago Ampollino: l’Ampollino Rap. Un festival nato contro tutti e senza l’aiuto di nessuno e arrivato dal nulla a quindici-ventimila persone a edizione. Un’esperienza finita per colpa di quei problemi che, tanti anni prima, mi avevano spinto a lasciare il Sud: malavita, incompetenza politica, ottusità, disinteresse.

Parliamo di generi. Lei nasce dal rap indipendente e si ritrova oggi a seguire cantanti diversissimi tra loro: esordienti da reality, cantautori, musicisti jazz. Ma quanto contano fra i professionisti i gusti personali?
Ad esempio io non augurerei a nessuno di guardare cinquanta concerti di fila di Paolo Meneguzzi! (ride, ndr). E lo dico con affetto, perché nel mio mestiere, molto più del genere conta instaurare un legame umano con l'artista. Poi, ovvio, lavorare al fianco di un’artista vicino ai tuoi gusti è tutta un'altra cosa. A me oggi piacerebbe lavorare con i gruppi punk. Ma se il punk non esiste più che devo fare? Mi accontento di Scanu. (ride, ndr).

Le interviste di Dietro&Dintorni si concludono spesso con una domanda: consiglierebbe a un giovane di intraprendere il mestiere di tour manager? E se sì, con quali accortezze?
Sono capitate da me tantissime persone, molti studenti universitari desiderosi di guadagnare due lire in un ambito interessante come quello musicale. Io ho sempre accettato di buon grado di farli lavorare, perché in Italia siamo in pochi e di lavoro ce n’è. Il più delle volte, però, sono rimasto deluso nel trovare persone senza passione, stressate dal viaggio o passive e interessate solo alla quantificazione del compenso. Quello del tour manager è un mestiere faticoso, ma è anche entusiasmante, diverso dagli altri, dinamico, creativo e capace di molte soddisfazioni. Perciò lo consiglierei senza dubbio. L’importante, semmai, è farlo con professionalità e una buona dose di abnegazione.

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Commenti  

 
0 #1 totonnuzzu 2011-11-20 23:32
bravo oberdan sei riuscito a creare un lavoro e a renderlo entusiasmante del resto la tua intraprendenza era tangibile già da piccolo continua ad andare avanti e fatti strada ...un grosso abbraccio antonio (totonnuzzu)
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