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“Una volta i concerti si andavano ad ascoltare, oggi si vanno a vedere”. Ne sa qualcosa Pepimorgia che, da decenni, illumina e dirige spettacoli musicali, e non solo, in tutto il mondo. Questo signore dall’aspetto nobile (e nobile lo è davvero) e dal portamento elegante, laureato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Genova, è un light designer. “Un lavoro artistico e non tecnico” - tiene a precisare – al quale si aggiunge e fonde quello di scenografo, regista, direttore artistico. Ha iniziato a fine anni Sessanta, primi anni Settanta
con i concerti dei New Trolls, genovesi come lui, passando poi per le scene londinesi. In questi decenni ha firmato le atmosfere degli spettacoli di Fabrizio De Andrè, Claudio Baglioni, Luciano Pavarotti, Paolo Conte, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Zucchero, Milva, Pino Daniele, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti, Mirelle Mathieu, Elton John. Il suo tocco è presente in quasi tutte le rassegne musicali, dal Premio Tenco a Musicultura, da Sanremo Off a O’ Scia, tanto per citarne alcune. E’ stato Fabrizio De André a darmi il là per passare da light designer a regista – racconta Pepimorgia a Popon - Fare il regista dei concerti di Fabrizio poteva essere superfluo, perché da solo creava atmosfera. Con lui siamo riusciti ad avere un connubio di spettacolarizzazione. Che rapporto hanno i cantanti con le luci durante i concerti? A differenza dell’attore di teatro che è abituato a convivere con le luci e a farsi dirigere dal regista, il cantante è il protagonista assoluto e il regista deve conquistare la sua fiducia, si deve creare una condizione di tranquillità scenica. Il cantante deve sentirsi coccolato nelle luci. Quando per esigenze televisive ci sono le telecamere, cambia l’illuminazione, e il cantante si sente più scoperto. E lì la fiducia è fondamentale. Una volta la televisione massacrava i concerti con i fari puntati per le riprese; oggi il light designer deve trasmettere emozioni.
Si dice che in televisione la musica non paghi più... Mah, diciamo che non fa numeri, e non per colpa della musica in sé! Prodotti come Musicultura, come il Tenco hanno un’audience bassa perché vengono trasmessi a notte fonda. Però sono visti e non da un pubblico di nicchia, ma da coloro che a quell’ora sono svegli. Certo, numericamente non c’è davanti allo schermo un pubblico di prima o seconda serata. Ricordavi la tua esperienza professionale con De André, al quale ti legava anche l’amicizia. Come si lavora con gli amici? Sono amico di Claudio Baglioni, ci somigliamo molto, anche fisicamente, dicono. Mi sono sempre occupato dei suoi concerti. Io sono viscontiano nell’allestimento di uno spettacolo e Claudio, come me, è attento a curare ogni minimo dettaglio. Tra noi c’è uno stretto rapporto d’intesa professionale oltre che d’amicizia. Un’altra amica carissima è Loredana Berté. Le sono sempre al fianco, la sostengo. Anche se sto lavorando, quando c’è lei, come a Sanremo, le sto vicino. Sono anni che la seguo. C’è qualche artista italiano con il quale non hai mai lavorato e ti piacerebbe farlo? Beh, non ho mai avuto occasione di allestire uno spettacolo di Venditti né di Enrico Ruggeri. E pensare che sono un loro fan. Lavori molto con i giovani, a Musicultura, Sanremo off, Premio Pigro e tante altre manisfestazioni per emergenti. Come sono questi giovani, si lasciano guidare sulla scena? Sono artisti più preparati rispetto al passato, conoscono le nuove tecnologie. A SanremoLab ho consociuto giovani che avevano le loro idee, ci abbiamo lavorato su insieme, li ho consigliati. Quando li ho rincontrati in carriera avevano fatto tesoro dei miei consigli. Penso al cappellino di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Alla prima apparizione si poneva la domanda: “Lo metto o non lo metto?”. Consigliai di metterlo come soluzione tecnica, perché avendo pochi capelli le luci sparavano sulla testa. Beh, Sangiorgi continua a portare il cappellino. Tra gli emergenti, oggi, quali sono i tuoi preferiti? Non ho preferiti, ho gli innamoramenti. Uno degli ultimi è per Nathalie. Sono rimasto folgorato quando l’ho vista lo scorso autunno ospite al Premio Bianca d’Aponte. M’era successo qualche anno fa con i Negramaro e con Sergio Cammariere. I Negramaro, quando ancora erano sconosciuti, li portai a Grottammare, nelle Marche, per un concerto durante un festival. Il sindaco mi lanciava occhiate con l’aria di chi dice: “Ma chi mi hai portato?”. E’ che se m’innamoro del progetto di un artista, ci credo fino in fondo. Vai alle altre interviste ai professionisti della musica italiana |
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Scritto da Roberta Balzotti
Mercoledì 18 Giugno 2008 10:12
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