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La musica non viaggia solo attraverso i suoni e spesso sono le immagini a dirci anzitempo quali atmosfere troveremo all’interno di un disco. Una copertina può richiamare una melodia e le foto di un booklet possono predisporci all’ascolto. Tutto questo lo sa bene Monica Silva, nata a San Paolo, in Brasile, ma residente in Italia da tanti anni. Monica è una delle fotografe più interessanti del settore e PopOn l’ha intervistata per capire come si sta dall’altra parte dell’obiettivo. Monica, da quanti anni ti dedichi alla fotografia? Da sempre, nel senso che ho sempre portato una macchina fotografica con me, inizialmente per hobby. Già quando avevo sedici anni utilizzavo macchine usa e getta, avevo già questa passione. Poi arrivando in Europa mi sono avvicinata ancora di più alla fotografia comprando una macchina migliore, a Londra, e mi sono sempre più perfezionata. E poi sono diventata professionista nel 2002. E quando hai cominciato a fotografare artisti del mondo musicale? Sempre nel 2002. E’ iniziato tutto per caso: Samuele Bersani doveva rifare il suo sito e mi ha chiesto se avevo delle idee, perché ci volevano naturalmente delle fotografie e quindi io mi sono prestata e ho cominciato a fare scatti per mettere insieme del materiale. In una di queste sezioni fotografiche lo ritraevo di mattina presto nel suo studio, prima ancora di immergersi nel lavoro, giocava con una piccola lepre. Lui ha messo queste foto nel suo computer, una addirittura sul desktop, e il direttore della BMG, un giorno che era andato in studio per sentire gli sviluppi del disco che stava registrando, l’ha vista. “Che bella foto, che cos’è?”, gli ha chiesto, e Samuele ha risposto che erano scatti per il sito e così il direttore gli ha detto: “Ma no, questa è una copertina, la dobbiamo usare assolutamente, perché è diversa dalle solite foto”. Lo scatto di cui parliamo è quello del The Best di Bersani, dove lui è in primo piano con la lepre. E così sono capitata nel mondo della fotografia musicale, proprio con un semplicissimo scatto senza riprese. Pensa!”. Gli artisti sono il tuo soggetto preferito o solo uno dei tanti? No, sono uno dei tanti. Quello che mi ha avvicinato al mondo della musica è stata la speranza che molti artisti italiani fossero pronti a osare, cioè a scegliere delle immagini forti. Io penso che un artista è tale perché è comunque in mostra, gli artisti sono persone che devono offrire immagini forti, per lasciare il ricordo nel collettivo. Per questo pensavo che il mondo della musica poteva essere un ottimo campo per dare sfogo alle mie mille fantasie fotografiche. Io penso che la copertina di un disco deve contenere un’immagine che colpisca per poter restare nel tempo come un ricordo, e non un semplice primo piano per dire “ecco questo è l’artista”. Se prendiamo ad esempio le copertine straniere, come quelle dei dischi di Peter Gabriel, degli Oasis, dei Pink Floyd, si vede che cercano delle immagini che possano restare nel tempo. Cosa che in Italia, invece, non accade. Io ho provato a proporre cose alternative e di tutta risposta ho trovato dubbi e paure, si preferisce quello che la gente è abituata a vedere. Pochi hanno voglia di provare a fare qualcosa di nuovo. Come si lavora alla copertina di un disco e alle fotografie che dovranno comporre un booklet? Se devo fare la copertina di un disco, intanto io sento il disco per cercare di cogliere delle sfumature o qualcosa che possa portarmi verso un’idea. Dopo di che propongo ciò che mi è venuto in mente e vedo come questo viene accolto, oppure più semplicemente svolgo quello che mi chiedono, se loro mi danno l’input io eseguo ciò che vogliono. In ogni caso si scatta già sapendo più o meno che utilizzo avranno, non è che fai prima le foto e poi decidi quali usare, non è mai così. Ci vuole una programmazione anche per non sbagliare il contenuto delle immagini, almeno nel mio caso. Dopo Bersani quali altri artisti hai immortalato? Non tantissimi, perché quando fai di un bellissimo hobby il tuo lavoro devi anche scendere a compromessi, nel senso che devi trovare delle continue entrate economiche perché la tua vita non vive solo di arte e di fotografie che vorresti fare. Quindi mi sono buttata anche sul mondo dell’editoria e lavoro molto con vari giornali e i soggetti sono tantissimi, dall’attualità ai viaggi, dai luoghi agli oggetti di tendenza, e tutto questo mi porta molto spesso anche a star fuori dal mondo della musica. Comunque finora ho avuto davanti al mio obiettivo Sergio Cammariere, Dolcenera, Le Vibrazioni, Renato Zero, Gianluca Grignani, Alex Britti, Fabrizio Moro, Enrico Ruggeri, Gigi D’Alessio e diversi altri. C’è qualche aneddoto legato a uno di loro? Ogni personaggio ha le sue caratteristiche, le sue fisime e il suo modo di proporsi, ma forse Povia mi ha lasciato più stupefatta rispetto ad altri, per com’è, perché è una persona che parla in continuazione e ride tutto il tempo, ricordo che sembrava un bambino di cinque anni e portava molta allegria sul set. A lui non importava niente della macchina fotografica, oggetto spesso di soggezione per altri artisti. Quando ho la macchina sul petto e parlo con loro, tutti hanno un atteggiamento spontaneo, appena avvicino la macchina al mio viso, già qualcuno si irrigidisce, perde la sua naturalezza e il sorriso, perché forse molti si sentono spogli, non so. L’unico che sembrava dire “chi se ne importa che lì c’è una macchina fotografica” è stato proprio questo ragazzo, veramente molto semplice. Nel mondo della musica c’è qualche soggetto che ti piacerebbe fotografare e non ci sei ancora riuscita? Sì, c’è una persona che secondo me potrebbe essere predisposta a idee nuove, anche perché ha iniziato lei stessa a fotografare da un po’ di tempo, parlo di Elisa, mi piacerebbe davvero molto fotografarla. Un’altra persona che potrebbe dare molto, ma forse è solo una mia impressione, è Franco Battiato che penso sia un artista poliedrico, dedito agli esperimenti, quindi se gli proponessi qualcosa d’insolito, credo accetterebbe. Hai mai pensato di fare un giorno una mostra dedicata solo agli artisti della canzone? Sì, mi piacerebbe molto e diciamo che gli scatti ci sono, perché ne ho fatti tanti. Nel mio archivio ho tutti quelli che sono stati scartati, perché non piacevano o non erano adatti, ne ho davvero tantissimi e quindi mi piacerebbe fare una mostra su questo tema ed eventualmente usare anche le foto live, perché ho fotografato tanti concerti e non ho mai utilizzato quelle foto. Aspetto solo che mi venga qualche buona idea o ci sia qualche evento interessante in cui io possa esporre questi scatti. A cosa stai lavorando ora? Sto allestendo una mostra molto particolare, davanti alla quale chi conosce i miei lavori svolti fino ad adesso magari si domanderà come mai questo lavoro nuovo è così diverso dagli altri. Rispondo subito che lì dentro c’è molta fantasia, molta interpretazione, immagini visionarie, cose della mia testa insomma. Faccio parte di un pool d'artisti contemporanei della galleria Mazzoleni Arte. Questa galleria non aveva mai lavorato con l'arte contemporanea, si è mossa sempre nell’ambito dell’arte antica ed etnica, ma la proprietaria quest’anno ha voluto cambiare le cose e andare anche sul contemporaneo. Così ha fatto una selezione in diversi ambiti artistici: scultura, pittura e fotografia, e ha messo insieme un po' di “artisti”. Lo dico tra virgolette, perché a volte mi sembra strano dire artista trattandosi di me. Lei aveva visto una mia mostra a Milano e le erano piaciute molto le mie foto e così mi aveva fatto la proposta di fare qualcosa insieme, perché le mie foto le davano emozioni. Io le ho subito risposto che a una galleria non si dice no, ma per me era necessario avere un’idea, altrimenti sinceramente non mi interessava, perché fare viaggi e lavori su ritratti bene o male già visti non mi ispirava e non trovavo fosse la cosa migliore neanche per la mia carriera. Che idea ti è venuta poi? C’è un libro che ho letto tanti anni fa e che ogni tanto sfoglio, parlo dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Un giorno, cercando l’idea, ho visto la copertina di questo libro, l’ho guardata e ho detto "Ecco la mia nuova mostra!", perché sentivo che qualcosa di buono ne sarebbe derivato, e così è stato. Ho preso questo libro, l’ho riletto tutto da capo, ho cominciato a studiare la vita di Masters, gli insuccessi, le opere, la famiglia, i figli, insomma tutta la sua vita di quel periodo. Così mi è venuto in mente di prendere alcune sue poesie e di interpretarle a modo mio, e dico interpretarle perché Spoon River è universale e io credo che se chiedi a dieci fotografi di interpretare una poesia di quel libro ognuno lo farà in modo diverso e nessuno riuscirà mai a dare la stessa impronta. E qual è stata la tua interpretazione? Ho lavorato con soggetti molto diversi tra loro e, pur non volendo assolutamente realizzare una ricostruzione storica, c’è comunque molto di storico dentro, perché ho fatto costruire in studio dei set decadenti, parecchio rovinati, sporchi, ho messo anche degli scheletri per terra. I ragazzi che hanno posato per me hanno dai tredici ai trent’anni e rappresentano ognuno una delle quindici poesie scelte. Li ho vestiti tutti d’epoca, sono tutti scalzi e hanno le espressioni arrabbiate, un po’ ce l’hanno con la vita, però rappresentano la rinascita, sono loro che sconfiggono la morte. Perché Spoon River parla di vite vere, di persone vissute veramente, ma raccontate come se fossero morte. Tra l’altro c’è stata anche una piccola coincidenza, perché tra questi ragazzi c’è casualmente anche un musicista emergente che si chiama Fabio Cinti, prossimamente uscirà con il suo disco prodotto da Morgan e, guarda caso, Morgan ha rifatto il disco di Fabrizio De André, Non al denaro, non all’amore né al cielo, che è proprio ispirato all’Antologia di Spoon River. Il destino a volte… A quando questa mostra? Inauguriamo il 18 Settembre alla Galleria Mazzoleni Arte, in Via Morone 6 vicino al Teatro alla Scala, a Milano, resterà aperta fino al 18 Ottobre e poi proseguirà in altre città italiane e probabilmente anche all’estero. Vai alle altre interviste ai professionisti della musica italiana |
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Scritto da Paola De Simone
Lunedì 14 Luglio 2008 20:13
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Come si lavora alla copertina di un disco e alle fotografie che dovranno comporre un booklet? 