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Festival di Sanremo: ecco cosa ascolteremo
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Samuele Bersani su PopOn Domani inizia il Festival di Sanremo e, in tema di canzoni, sarà un Festival come un altro. E questo vuol dire che ci saranno canzoni belle, altre dignitose, qualcuna un po’ trash e qualcun’altra sorprendente. Partiamo proprio da qui, dalle sorprese: Samuele Bersani e Nina Zilli ci regaleranno i due brani più convincenti e sicuramente più sorprendenti. Un pallone e Per sempre, questi i titoli rispettivamente, sono due belle certezze di questo Festival. Sul resto possiamo discutere. A pensarci bene anche i Marlene Kuntz, con la loro Canzone per un figlio saranno un bel momento musical-televisivo, capace di avvicinare al loro rock anche i più scettici del genere. Di tutto il resto va salvato sicuramente La tua bellezza di Francesco Renga, e non solo perché diventerà un’arma nelle mani di tutti i seduttori (intonati, si spera), ma perché a cantarla è proprio Renga, tra gli artisti italiani con le corde vocali più dotate e riconoscibili. Con la testa ingombrata da pregiudizi su Pierdavide Carone, dobbiamo effettivamente ricrederci e applaudire a una canzone molto dalliana, perché scritta con Lucio Dalla e perché accompagnata, seppur in pochissime scie vocali, proprio dal cantautore bolognese; certo che se l’avesse cantata Dalla…

Eugenio Finardi porta a casa una sufficienza piena, che per un navigato come lui potrebbe non essere proprio un elogio, ma è indubbio che al Festival poteva osare e non lo ha fatto, anche se nel suo canto c'è dignità estrema. Attenti a Emma: il suo brano sulla carta è prosaico, così come lei ci appare incontenibile, ma come in un disegno da enigmistica, se unisci i puntini alla fine ne viene fuori uno schizzo che somiglia a una gomitata. E sia ben chiaro che la gomitata non è ai nostri stomaci, ma ai suoi avversari. Il resto non sarà storia. Arisa, questa volta in veste malinconica, presenta il brano La notte, molto raffinato e toccante, come elegante è il canto, ma seppur nella sua intensità, scivola via come un dolore dimenticato. Chiara Civello ha senz’altro perso la possibilità di fare di questo il suo Festival, il brano (tanto discusso) non lascia intravedere minimamente il suo talento, né in qualità di cantante né tantomeno di autrice. Veramente un peccato! Noemi ha dimostrato tanto in questi pochi, ma intensi, anni di vita artistica e questa volta ha evidentemente deciso di riposarsi, su un pezzo che avrebbe fatto meglio a rimandare al mittente (leggasi Fabrizio Moro). Chi manca? Ah sì, i Matia Bazar, Irene Fornaciari, Dolcenera e la coppia Berté/D’Alessio. E non è un caso che non ci sovvenissero alla mente: i primi perché decisamente inutili (con tutto il rispetto per l’onorata carriera), la seconda perché dall’imitazione del padre è passata a quella di Davide Van De Sfroos che ha firmato il pezzo, la terza perché in passato ha offerto molto di meglio e i terzi… beh, i terzi… perché somigliano davvero a uno scherzo della natura, una sorta di mostro a due teste, davanti al quale puoi solo sorridere.

Scritto da Paola De Simone
Lunedì 13 febbraio 2012


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