Ironici, surreali, dissacranti: in una parola gli Skiantos. Sono stati gli inventori del “rock demenziale”; hanno ispirato gruppi e persino cantautori tra i più importanti del nostro panorama musicale. Si vantavano di non saper suonare ma Renzo Arbore li smascherò definendoli “dementi con metodo” e, per non fare loro un torto, scrisse che durante i cori facevano schifo. E così, dopo l'uscita del loro ultimo album Dio ci deve delle spiegazioni, PopOn ha deciso di intervistare il compositore e chitarrista Fabio ‘Dandy Bestia’ Testoni, braccio
storico della band insieme a Roberto 'Freak' Antoni, mente del gruppo. Il risultato? Un dialogo su temi di attualità, come la religione e il razzismo, e sulla musica - quella buona - e la consapevolezza che forse gli Skiantos, dietro le pieghe della loro “demenza”, raccontano molte verità. “Dio ci deve delle spiegazioni” è un titolo che fa riflettere. Come mai questa scelta? A fronte di quello che succede, ci siamo appellati all'autorità suprema (ride, ndr). Insomma, è come se chiedessimo a Dio di dirci qualcosa. Noi non siamo religiosi. Lungi da noi mancare di rispetto a chi crede, ma certamente ai giorni nostri le ingerenze della Chiesa, soprattutto in Italia, sono diventate pesantissime. Nel resto dell'Europa, per esempio in Germania, in Francia e in Spagna soprattutto, la Chiesa riceve bastonate e soltanto in Italia fa la voce grossa. Qui stanno zitti tutti, anche chi fa opposizione, chi dovrebbe essere laico in teoria. E allora il titolo si riferisce a questo. Com'è che siamo messi così proprio noi? Tutto è nato con una battuta durante un'intervista radiofonica. Eravamo io e Freak in radio e lui disse: “Sai, in Italia c'è il Vaticano”. E io risposi: “Ma cosa c'entra il Vaticano con Dio?”. Il Vaticano in passato ne ha fatte di tutti i colori: Crociate, riconoscimenti solo postumi a Galileo Galilei, che aveva ragione, e compagnia bella. La Chiesa è stata anche una potenza militare enorme, che taglieggiava il popolo. Io non amo qualsiasi tipo di clero, sia musulmano che cattolico. Sono un cristiano, nel senso che credo profondamente nel messaggio di Cristo, che ha avuto l'enorme coraggio di dire “Beati gli ultimi perché saranno i primi” o “Porgi l'altra guancia”: un non violento per eccellenza. Si è battuto contro qualsiasi tipo di mercificazione, vedi l'episodio dell'allontanamento dei mercanti dal tempio. La figura di Cristo è notevole, al di là dei miracoli. Anche quella di Maometto; certo la conosco di meno. Cristo è arrivato con un messaggio positivo. In questa direzione va il titolo dell'album: Dio deve delle spiegazioni serie, soprattutto ai credenti. Tutte le canzoni del gruppo, per quanto riguarda la parte musicale, sono scritte da te mentre i testi sono di 'Freak' Antoni. Come avviene la creazione del prodotto finito, la canzone che sentiamo nel disco? Siamo l'unico gruppo italiano che parte dal testo e poi fa le musiche. Un po' come facevano i librettisti d'opera. I grandi compositori tipo Rossini, Puccini, Verdi, Donizetti e Mozart stesso partivano da un libretto e poi lo musicavano. Ecco, noi facciamo esattamente così, al contrario di quello che fanno altri, che partono dalla musica e poi ci scrivono su il testo. Quindi, per le musiche ti ispiri ai testi di Freak e costruisci sulle sue parole le atmosfere musicali degli Skiantos? Sì, perché penso che in ogni testo significativo, e Freak è solito scrivere cose importanti e belle, ci sia già musicalmente un suggerimento. Se parli di cieli azzurri, dune, ecc. viene fuori una musica; se invece dici “Largo all'avanguardia, pubblico di merda” non ti viene una robina melodica, ma il punk duro. E Merda d'artista ne è un esempio. Potremmo dire che ha degli spunti metal? Il metal ci fa un po' schifo, a parte qualche episodio. Diciamo più rock duro. Noi siamo figli musicalmente dei Sex Pistols, dei Led Zeppelin ma soprattutto dei Beatles, quelli più duri che pochi conoscono. Spesso questi ultimi, infatti, vengono vissuti solo come il gruppo che ha composto Michelle o Yesterday, mentre la terza facciata del White album è un rock violentissimo prima ancora dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath o dei Deep Purple.
Un testo significativo e molto attuale è Il razzista che c'è in me.Ormai viviamo in un mondo così frammentato e individualistico che anche il nostro vicino di casa può essere un ipotetico concorrente. Siamo tutti un pochino razzisti, basta prendere coscienza di questo. È inutile dare la colpa soltanto a Bossi o a Calderoli, tra l'altro votati anche da gente di sinistra. Questa canzone è decisamente funky. Cosa del testo di Freak ti ha ispirato questo tipo di sonorità? Mi piaceva l'idea di renderla ritmata. Il razzismo è un fenomeno molto antico: è la non accettazione di chi è diverso, perché fa paura. L'intera storia dell'umanità è caratterizzata da diaspore di popoli proprio per via del razzismo, dalla Torre di Babele in poi. Quindi, la paura di qualcosa che non ti somiglia, l'ignoranza, perché la xenofobia è ignoranza in primis, è la non comprensione delle ragioni dell'altro, il non riuscire a immedesimarcisi. Non avendo la capacità di capire i suoi problemi, si trova la scusa, poi, per affossarlo e massacrarlo. Tutto ciò ha scandito ritmicamente cinquemila anni di storia e in base a questa considerazione ho pensato che fosse adatto il funk, molto ritmico e ripetitivo. In quest'ultimo disco si percepisce un cambio di rotta rispetto al vostro esordio provocatorio. Come sono gli Skiantos oggi? Gli inizi sono stati provocatori perché c'era la voglia di farlo. Io e Freak proveniamo entrambi dal DAMS di Bologna, quindi avevamo studiato il teatro futurista, Marinetti, i dadaisti; eravamo dei 'bimbi' molto colti e ci è piaciuto mettere in musica tutto questo bagaglio culturale. I testi demenziali contengono delle frasi apparentemente innocue o totalmente senza senso che, se rilette per bene, un significato ce l'hanno e questo è stato sempre il nostro gioco: scherzare dicendo delle cose serie. Adesso, ovviamente, le cose sono cambiate perché lo siamo anche noi. Non abbiamo più vent'anni e siamo più vicini ai sessanta che ai cinquanta. Quindi, necessariamente, la maturità ha fatto modificare la visione del mondo che avevate... Ma anche perché sentiamo intorno un grande peso, un ritorno dell'odio razziale e della violenza sulle persone più deboli. E questo è anche colpa nostra. Abbiamo attraversato un periodo incredibile dal '68 al '77 e non siamo stati capaci di comunicarlo evidentemente alle nuove generazioni, che ripartono praticamente da zero. I giovani di oggi dovranno farsi il loro Sessantotto o Settantasette, perché prima o poi ci arriveranno, a meno che non finisca il mondo, cosa probabile visto che lo stiamo mandando, a poco alla volta, al massacro. Cosa ne pensi dei gruppi che hanno preso ispirazione da voi? Penso a Elio e le storie tese, prima di tutto. Elio e le storie tese sono degli amici. Forse, sono un po' più barzellettieri di noi. Gli Skiantos si sono sempre 'ficcati' in faccende serie con ironia. Resta il fatto che sono bravissimi, divertenti e soprattutto sono dei grandissimi musicisti. Non come noi, ma comunque... (ride, ndr). Scherzo!
Anche alcune canzoni del Vasco Rossi esordiente contengono dei riferimenti agli Skiantos...Sì, però lui l'ha ammesso in un articolo sull'Espresso. Dichiarò che nella seconda parte degli anni Settanta gli Skiantos avevano aperto delle porte attraverso cui lui era passato. D'altronde, pezzi come Asilo Republic o Fegato, fegato spappolato sono molto simili al nostro stile. Poi Vasco ha trovato una sua strada, decisamente originale, ma all'inizio si è ispirato parecchio a noi. Che artisti italiani apprezzi di più oggi? Posso farti i nomi di cantautori che mi piacciono particolarmente: Daniele Silvestri, che secondo me è il numero uno in assoluto, e Max Gazzè. Poi, alcuni 'grandi vecchi' come Enzo Jannacci. Preferisco anche alcune band femminili esordienti, come Le Minigonne, che fanno cover anni Sessanta, trattandole con ironia. Spulciando su Internet ho trovato una vecchia recensione di Renzo Arbore che, per la prima volta, parlava di voi in una rivista musicale. Arbore era contrariato dal fatto che vi definivate dei pessimi musicisti. Era un gioco. Siamo sempre stati dei bravi musicisti. Volevamo dire che si può fare musica anche senza saper suonare perfettamente, basta la creatività. Se tu pensi, per esempio, alla tecnica musicale dei Rolling Stones non è eccelsa, però probabilmente sono il più grande gruppo rock di tutti i tempi. Senza vergogna, una mazurka romagnola, con un piccolo omaggio ai Queen. Hai utilizzato l'assolo di chitarra di Brian May contenuto in The millionaire waltz. Anche loro sono stati dei riferimenti per te? Io adoravo i Queen. Erano molto Beatles quando sono usciti. Erano il gruppo inglese più Beatles degli anni Settanta. Gente di altissimo livello, certo condizionati pesantemente dalla voce di Freddie Mercury, come del resto i Beatles dalla voce di Lennon, anche se in questo caso possiamo parlare di tre cantanti clamorosi che per un colpo di culo si sono trovati insieme. Dio negli anni Quaranta si è divertito e poi ha fatto incontrare tre cantanti e compositori di alto livello. Anche su questo ci deve delle spiegazioni (ride, ndr). In questi giorni siete in giro in tutta Italia con il vostro “Fogna Tour”. Ci saranno anche delle tappe estive? Dopo i concerti in Calabria e Sicilia saremo nella Riviera romagnola. Poi torneremo al sud in Puglia, Abruzzo e Campania. Sì, d'estate si lavora sempre. Soltanto l'anno scorso ci siamo fermati per fare il disco. Gli Skiantos sono noti come l'unico gruppo partito dalle cantine per arrivare alle fogne. In che senso? È una provocazione (ride, ndr). Si dice sempre che i gruppi rock, quelli veri, partono dalle cantine e poi arrivano al successo. Noi siamo arrivati alle fogne. Il nostro tour si chiama “Fogna Tour”, che letto tutto insieme diventa “fognatùr”, cioè fognatura: un bel gioco di parole. Vai alla pagina di Skiantos Vai alle altre Interviste
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Scritto da Gerardo Larosa
Giovedì 16 Aprile 2009 21:49
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Ironici, surreali, dissacranti: in una parola gli Skiantos. Sono stati gli inventori del “rock demenziale”; hanno ispirato gruppi e persino cantautori tra i più importanti del nostro panorama musicale. Si vantavano di non saper suonare ma Renzo Arbore li smascherò definendoli “dementi con metodo” e, per non fare loro un torto, scrisse che durante i cori facevano schifo. E così, dopo l'uscita del loro ultimo album Dio ci deve delle spiegazioni, PopOn ha deciso di intervistare il compositore e chitarrista Fabio ‘Dandy Bestia’ Testoni, braccio
storico della band insieme a Roberto 'Freak' Antoni, mente del gruppo. Il risultato? Un dialogo su temi di attualità, come la religione e il razzismo, e sulla musica - quella buona - e la consapevolezza che forse gli Skiantos, dietro le pieghe della loro “demenza”, raccontano molte verità.
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Anche alcune canzoni del Vasco Rossi esordiente contengono dei riferimenti agli Skiantos...