Intervista di Paola De SimoneSe non conoscete Joe Barbieri, perdete tanto. Attualmente è una delle realtà musicali più sincere ed eleganti che il sottobosco italiano possa offrire. Cresciuto a pane e bossa nova, jazz, chanson française e milonga, Joe sussurra le storie che scrive e canta, e incontrare la sua musica è un’esperienza che non si dimentica. PopOn ha voluto fortemente intervistarlo per parlare del disco uscito a gennaio (Maison maravilha) e per offrire ai suoi lettori l’occasione di scoprire o approfondire un mondo ancora troppo sottovalutato. Joe, partiamo dalla fine. Di recente hai avuto l’occasione di duettare con uno dei tuoi miti: la cubana Omara Portuondo, che è presente anche nel tuo disco. Che ricordo ne serbi? E’ stato come incontrare una persona di famiglia, il tempo trascorso tra le registrazioni in studio e questo duetto sembrava essere molto meno di quanto non fosse. Ho ritrovato la stessa persona disponibile, aperta ed emozionata che avevo incontrato in studio, ed è una cosa che mi ha molto colpito, perché cantando con lei, a un metro di distanza, vedevo i suoi occhi grandi essere attraversati da una sensazione di pura emozione. Ammiro il modo davvero straordinario con il quale i grandi vivono la musica, malgrado gli 80 anni. Ecco, questa è la cosa che mi sono portato a casa da quest’esperienza. Sono previste altre date con lei? Non credo ce ne saranno più. Era di passaggio in Italia, è stata una cosa sull’onda dell’opportunità. Non so se capiterà ancora. Parliamo del disco, restando sul tema degli omaggi. Ce li racconti? Ce ne sono altri due: uno a Paolo Conte, non perché non gliene fossero stati tributati, io sono solo l’ultimo della lunga lista, ma perché in realtà è stato quasi un obbligo da parte mia, dal momento che ho scoperto una canzone che mi ha conquistato. Si intitola Wanda, è nel suo primo disco, quindi ha 35 anni, ma ne ho constatato l’assoluta contemporaneità, bellezza e freschezza. Come succede con quelle canzoni che inizi a cantare e che in qualche modo entrano a far parte della tua esperienza personale, anche questa è diventata quasi mia, quindi sceglierla accanto a tutte quelle che avevo scritto per questo disco è stato molto spontaneo. L’altro omaggio è a Henri Salvador, che è un altro dei miei riferimenti musicali, l’ho anche cercato per questo duetto, ma mentre con Omara abbiamo fatto in tempo con Henri purtroppo no, essendo scomparso un anno fa. Hai avuto feedback in merito a questi omaggi? Sì, qualche settimana fa mi è arriva, assolutamente a sorpresa, una lettera della moglie di Salvador, nella quale mi diceva che a suo giudizio la mia versione di La muraille de Chine avrebbe toccato profondamente Henri. E per me questa lettera è un fiore all’occhiello, un conforto molto importante; la conservo gelosamente nel portafoglio.
E Paolo Conte si è fatto sentire? No, e mi auguro anche che non lo faccia (sorride, ndr), perché dopo aver registrato la sua canzone, mi sono accorto di averla imparata male, l’ho registrata senza una strofa, ma senza malizia e mancanza di rispetto. E quindi mi auguro che Paolo Conte non se ne accorga e se mai se ne dovesse accorgere, mi auguro che non se la prenda troppo. Nonostante la svista, hai scelto questo brano come singolo. Sì, è il nuovo singolo, anche se in realtà in album come questo è anche difficile fare un discorso per singolo, perché comunque sono dischi che nascono con la velleità di avere una coralità, di essere un piatto composto di ingredienti ciascuno importante. Ma i tempi che viviamo ci suggeriscono di ragionare anche per singoli, e così abbiamo scelto questo perché era divertente e, durante i concerti, era sempre molto ben accetto, faceva divertire tanto noi che lo suonavamo quanto la gente che lo ascoltava. Tra le altre cose abbiamo lanciato anche un’iniziativa attraverso Internet: abbiamo chiesto a chi amava questa canzone di registrarla in video attraverso un mezzo di fortuna, web-came o fotocamera. Abbiamo ricevuto alcune decine di questi filmati, li abbiamo montati e il risultato è uno spaccato del privato di tantissime persone che cantano Wanda, chi sotto la doccia, chi in bicicletta, chi davanti al Colosseo… E’ stato divertente vedere il viaggio che questa canzone ha intrapreso, scoprendo poi dove è andata a posarsi, in quali case, in quali vite… Ho notato che su Facebook hai un fan club attivo e vivace. Quanto ti ha sorpreso la sua esistenza? Tanto. E’ un omaggio, qualcosa che non ho ancora ben focalizzato, perché mi sorprende davvero. Sono abituato a suonare, a fare dischi e basta, non a regali di questo tipo. Sapere che in realtà c’è un gruppo abbastanza compatto e anche numeroso, che in qualche modo accompagna i percorsi di questo disco e di queste canzoni, mi lascia stupefatto. E’ come ricevere un regalo che segretamente avresti sempre desiderato, ma che in realtà non speravi di ricevere; è andata così. Maison maravilha è un disco molto raffinato, elegante. Quanto si viene puniti in Italia nel realizzare un lavoro qualitativamente elevato? In Italia tanto! lo devo dire senza mezzi termini: il nostro è un paese che fa fatica, nella musica come purtroppo sotto tutti i punti di vista in questa stagione, però così come per le malattie esistono agenti che resistono, anche in Italia c’è tanta gente che resiste, che ama le cose non necessariamente mainstream o usa e getta, e che quindi fa la propria parte perché si possa rialzare la testa. Nel mio caso specifico, io ho la fortuna di poter contare anche su altri territori, per esempio questo album è stato pubblicato anche in Giappone. Quindi, personalmente, quando penso a un disco nuovo, a un nuovo progetto, non lo faccio mai solo e soltanto pensando all’Italia, ma a una diffusione fortunatamente più ampia. Anche perché amo il viaggio, l’incontro… non ho mai avuto un’inclinazione che mi spingesse a guardare solo il mio giardino, ma anche quello degli altri.
Il tuo stile musicale strizza l’occhio un po’ anche al jazz, come sta accadendo sempre più spesso in Italia da parte di numerosi artisti. Questo fenomeno ti fa ben sperare? No, io credo faccia parte di un cambiamento più ampio, che coinvolge i numeri della discografia, ormai ridotti. Parlando per macro concetti, da una parte la crisi spinge a produrre tante cose più piccole, che possano avere effetto immediato per poi gettarle via; dall’altra fa venire fuori cose che un tempo non avrebbero avuto spazio nel mercato. Le crisi hanno questo effetto e quindi fortunatamente anche la musica di qualità guadagna degli spazi, malgrado siano proporzionati al momento e al periodo, che è difficile. Parlando del tuo passato, vanti anche un disco prodotto da Pino Daniele, in che rapporti siete rimasti? Con Pino è un bel po’ che non ci sentiamo. Seguo da lontano quello che fa, però non abbiamo più contatti. In passato hai duettato anche con Mario Venuti e di recente con Omara Portuondo. Con chi sogni di collaborare ora? Ce ne sono tanti, ma ahimè, tranne qualche collega italiano giovane, quelli che proprio mi piacciono vivono tutti altrove: c’è una portoghese che si chiama Mariza e che amo moltissimo. Mi piacerebbe un giorno poterla coinvolgere. Gli italiani che stimo di più sono Carlo Fava, Patrizia Laquidara, Mario Venuti… colleghi con i quali c’è uno scambio già in atto, che si è articolato in occasione di concerti miei o loro. Con Venuti, poi, ho fatto anche un duetto sul precedente disco. Maison maravilha è uscito a metà gennaio, oggi quindi puoi guardarlo con maggior distacco, cosa ti somiglia meno di questo lavoro? Io sono molto contento di questo disco, ho impiegato quattro anni e mezzo per farlo, perché era il tempo necessario per poter fare una fotografia realista, onesta e che non sbiadisca nell’arco di qualche mese. Per questo sento che ancora adesso mi rappresenta pienamente. Se dovessi rifare un nuovo disco tra un mese, lo farei esattamente così. In cosa sei impegnato in questo periodo? In questi giorni sono in studio, sto terminando il disco dei Cantango, un lavoro al quale tengo molto, dalla valenza artistica assoluta. E’ un disco importante e io ne sono produttore e anche discografico, perché uscirà per l’etichetta Microcosmo. Ve ne parlerò presto! Vai alla pagina di Joe Barbieri Vai alle altre Interviste
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Scritto da Paola De Simone
Mercoledì 20 Maggio 2009 14:23
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Intervista di Paola De Simone
E Paolo Conte si è fatto sentire?
Il tuo stile musicale strizza l’occhio un po’ anche al jazz, come sta accadendo sempre più spesso in Italia da parte di numerosi artisti. Questo fenomeno ti fa ben sperare?