Intervista di Vyncent Valo“E la chiamano estate...” sembra voler dire, citando Bruno Martino, il pianista-compositore più mediatico d'Italia: Giovanni Allevi. Anche questa calda stagione lo vedrà protagonista dell'ennesimo tour, in cui si dividerà tra piano solo e orchestra sinfonica. Per le prime cinque date, partite il 10 luglio dalla storica Villa Reale di Monza, Giovanni si esibirà soltanto in compagnia del suo amatissimo strumento. Ma l'evento imperdibile è la data del primo settembre all'Arena di Verona, un'occasione unica dove Allevi dirigerà la prestigiosa All Stars Orchestra, costituita dai virtuosi di importanti sinfoniche del mondo. La nostra chiacchierata parte proprio da lì. Arena di Verona. Cosa vuol dire per te esibirti in questa cornice? Innanzitutto è una notte sola per dare davvero il massimo, il risultato di un progetto visionario. È stato uno sforzo colossale riuscire a organizzare i voli intercontinentali di tutti i musicisti (ride, ndr). Per me ha un significato ben preciso. Mi si permetta la megalomania, ma considero questo concerto come la dimostrazione del fatto che la musica classica contemporanea italiana ha ancora qualcosa da dire al mondo e lo fa dal palco più internazionale che abbiamo nel nostro Paese. È stata una tua idea o... No, non potevo immaginare un'eventualità così grande. Mi è stato chiesto e ho avuto un tuffo al cuore. Il mio desiderio è che questi musicisti stranieri tornino nel loro Paese e dicano: “Ho sentito cose che voi umani non potete neanche immaginare!” (ride, ndr).
Pare che addirittura alla Juilliard School di New York, il conservatorio più celebre del globo, gli studenti più meritevoli abbiano fatto delle audizioni per poter suonare con te. Incredibile, considerando che solo tre anni fa per poter suonare a New York io stesso ho dovuto fare una sorta di provino! Torna alla memoria il pianista della serie tv “Saranno Famosi”... Il mitico Bruno Martelli... Chi non ha visto “Saranno Famosi”? Solo che nel telefilm i protagonisti sognavano, mentre io il mio sogno lo sto realizzando. Una delle tue composizioni più conosciute, Panic, “racconta” del tuo rapporto con l'ansia e il panico. Come vanno le cose fra di voi? Sono il più grande esperto in materia, i ragazzi mi scrivono intere lettere a riguardo per avere la mia opinione e io continuo a darne la mia versione positiva. Sono forze ataviche, come l'eros, ed è bene farsi travolgere da esse senza redini. Il panico, letteralmente, è l'incontro con ‘Pan', il tutto. E i problemi arrivano quando dobbiamo controllarci. La fragilità come punto di forza? Sì. Io più sperimento la mia fragilità più mi avvicino al cuore dell'umanità, do il meglio di me quando sono vulnerabile. I miei fan sono sempre preoccupati, si prodigano nel farmi stare bene e io non smetterò mai di ringraziarli. È pur vero che ho scelto una vita che mi costringe a un impegno fisico e mentale eccezionale. E se non sono ancora in un ospedale psichiatrico è un miracolo (ride, ndr).
Lo stress non ti ha lasciato neanche durante le feste natalizie dello scorso anno... Già e colgo l'occasione per dire la mia una volta per tutte. Per chi non lo sapesse il 23 dicembre 2008 ho suonato per la XII edizione del concerto di Natale nell'aula del Senato della Repubblica. Era l'ultimo di quaranta live, i musicisti ormai avevano superato ogni limite e c'era solo la gioia immensa di suonare. Il Papa, che ci aveva preceduti, aveva terminato dieci minuti prima il suo discorso, così abbiamo avuto l'occasione di restare per molti bis e il pubblico era in delirio. L'indomani ho visto la mia foto sui quotidiani, sorridente. La mattina della vigilia di Natale ero in Paradiso, ma fino alle nove di mattina.... Quando è arrivato un sms. Quello di mia sorella, che mi avvertiva di una cosa. Proprio quel giorno il maestro Uto Ughi aveva mosso contro di me, a un giornale, non delle critiche, ma dei veri e propri macigni (uno su tutti “Il successo di Allevi mi offende, è presuntuoso e mai originale”, ndr). C'era il rischio che una polemica da musicale si trasformasse in istituzionale. Ho riflettuto in silenzio per un paio di giorni, dopodiché mi è arrivata la rassegna stampa sull'accaduto: tutti avevano preso le sue difese. La casta si era fatta valere. A quale casta ti riferisci? Quella della musica classica, che ha difficoltà ad accettare il 'nuovo', che non riesce a far esprimere liberamente la creatività dei giovani. A quelle persone ha dato fastidio la destabilizzazione culturale, perché con me la musica si è spostata dai conservatori alle strade. Tutti capiscono le mie composizioni. L'idea che l'incomprensibile sia bello ormai è superata. Non siamo più nell'era di Azzeccagarbugli, il fantomatico avvocato de “I promessi sposi” di Manzoni che per aggirare le folle parlava in latino.
Cosa ti ha fatto più male di quelle critiche? Immaginare i bambini, i ragazzi, il pubblico giovane che mi ama e che ha dovuto leggere tutto quello. Giudizi del genere possono minare la tua identità. Ma la crocifissione di Allevi era inevitabile, lo sapevo da tempo. Mi dispiace per i critici, però: l'affetto della gente si è poi moltiplicato per dieci! Allora moltiplichiamo quattro per dieci: i tuoi primi quarant'anni li hai compiuti lo scorso aprile. Sei entrato nel panico anche per questo? No, solo le donne sono molto sensibili all'età... Per me il compleanno non è tanto festeggiare un anno in più, ma piuttosto l'essere nato. È vero che ormai sono nel mio limbo, non ho certezze, soprattutto sul mio successo. Ma più mi sento così e più mi sento giovane (ride, ndr). Ti concederai allora un tuffo ai prossimi Mondiali di Nuoto di Roma, dove sei l'atteso ospite d'onore? Mi piace nuotare, il mio rapporto con l'acqua è fondamentale perché lì trovo concentrazione. Ma se mi butto in acqua, non esprimo stili particolari, quindi meglio evitare! Vai alla pagina di Giovanni Allevi Vai alle altre Interviste
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Scritto da Vyncent Valo
Lunedì 13 Luglio 2009 00:00
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Intervista di Vyncent Valo
Pare che addirittura alla Juilliard School di New York, il conservatorio più celebre del globo, gli studenti più meritevoli abbiano fatto delle audizioni per poter suonare con te.
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