Intervista di Simone ArminioPer molti è Capitan Fede: cavaliere elettrico armato di Fender e compagno di viaggio di Luciano Ligabue fin dai tempi di Buon compleanno Elvis. Ma Federico Poggipollini è molto di più: chitarrista rock dalle collaborazioni illustri, raffinato arrangiatore, e autore in proprio, a partire dal 2001, con tre album pubblicati a suo nome. Per produrre il terzo, Capitan Fede ha dovuto prima ordinare il caos cosmico. Il perché lo ha spiegato a noi di PopOn… Com’è nata l’idea di questo disco, a sei anni dal suo ultimo album solista? Caos cosmico (il titolo dell’album, ndr) ha avuto una storia a dir poco travagliata. Nel 2008, già finito e pronto per la pubblicazione, l’ho ceduto alla mia vecchia casa discografica, con un altro titolo e in parte altre canzoni. Subito dopo l’etichetta è fallita, finendo in liquidazione, e portandosi dietro anche il master del mio album. Da lì in poi è cominciata una lunga e snervante battaglia legale per riottenere i diritti del mio lavoro. Nell’attesa, più di un anno, quei pezzi sono invecchiati, ed io li ho potuti guardare da più lontano, rendendomi conto con maggior criterio di cosa valesse e cosa no. In più, in quel periodo la vita mi ha regalato delle sorprese straordinarie e inattese, come la nascita di una figlia e l’inizio di una relazione stabile. Sono cose che per chi compone musica rappresentano un impulso creativo fortissimo. Perciò, quando finalmente ho riavuto indietro il mio disco, è cominciata una sorta di seconda lavorazione, per eliminare le cose che col tempo si erano mostrate più deboli e far entrare canzoni nuove, nate nel frattempo. Alla fine di tutto è uscito Caos cosmico: di sicuro il più importante per me, perché rappresenta insieme il mio passato, il mio presente e un pezzo del mio futuro. Perché questo titolo? Caos cosmico in greco antico significa ‘ordinare il caos’, e questa azione descrive bene il mio stato d’animo in questo periodo di confusione, con gli avvocati di mezzo per riavere il mio lavoro, e tutte le novità che intanto piombavano nella mia vita. Quanto è diverso Caos cosmico dalle tue due altre esperienze soliste? È davvero molto differente. Gli altri due dischi (Via zamboni, 59 uscito nel 1998 e Nella fretta dimentico del 2003, ndr) sono molto più leggeri a livello compositivo, in cui avevo un’idea ancora poco chiara riguardo alla voce e al modo di cantare. Ancora oggi trovo gente che viene ai miei concerti quasi esclusivamente per sentire i brani del primo album, mentre io praticamente non riesco neanche più ad ascoltarlo. Caos cosmico invece è l’unico disco che sento davvero mio, in cui anche le parole sono mirate e non sono lì per gioco, ma perché le voglio dire. Nel disco c’è molto di mio, perché ho composto testi, musiche e curato la produzione artistica ed esecutiva. In più suono il piano e le chitarre, anche se, non avendo voluto fare alcuna sovra incisione e avendo suonato perciò quasi tutto il disco in presa diretta, per molte parti di chitarra ho dovuto rivolgermi a Marco Magnani, con cui suono ormai da moltissimi anni.
Da dieci anni ormai dividi in due la tua carriera: quella di chitarrista e quella di artista in proprio. Una domanda è d’obbligo: quanto sono diversi fra loro Capitan Fede e Federico Poggipollini?(ride, ndr) Beh, sono sempre io, perché la musica è una cosa che si vive sempre nella sua totalità. Il fatto di essere a disposizione di un artista come Luciano (Ligabue, ndr) mi dà la possibilità di arrangiare le mie parti artistiche e ottimizzare le sue canzoni da chitarrista. Per il mio progetto in proprio si tratta invece di una composizione in toto, in cui mi ritrovo a scrivere i testi, suonare pianoforte e chitarra, cantare… un altro paio di maniche. Io però vivo la musica con la stessa passione di quando avevo undici anni, ed è un lavoro che mi continua a emozionare e incuriosire: una cosa che reputo importantissima, perché se un musicista si ferma, è finito. Nel primo brano del tuo album, Incredibile potere, parli infatti dell’emozione di volare sulle folle… raccontaci l’emozione del live di fronte alle moltitudini. È una cosa grandiosa, e anche una grande fortuna, come dico nel brano. Per questa canzone ho scelto un testo abbastanza fumettistico, in cui tramite un’immagine mentale cerco di descrivere quell’emozione. E poi mi sembrava l’incipit adatto per l’album. Nel disco si intravede l’ombra, forse inconscia, del migliore Ligabue, soprattutto in alcuni brani. Quanto ha influito la tua lunga collaborazione il rocker di Correggio nella nascita di Caos cosmico? Beh, non solo Luciano, ma anche altre band con cui ho collaborato, come i Litfiba, e tutti gli altri miei progetti sono legati a questo album, in cui ho cercato di trovare e riprendere tutte le mie esperienze passate. Caos cosmico è soprattutto un disco sincero, che vive delle mie emozioni. Credi sia difficile fare ancora rock oggi in Italia? Il mio è un disco fatto essenzialmente da due chitarre, un basso e una batteria e non ha sovra incisioni. In questo senso è un disco rock. Per il resto, beh, credo che ogni genere abbia una sua lingua. Se dovessi scrivere heavy-metal o punk non lo farei in italiano. In italiano si possono fare canzoni che hanno ritornelli immediati, ricercati a livello melodico, vicini al pop. Che non è un aggettivo spregevole, perché non significa solo commerciale: pop è semplicemente sapere spiegare le cose in maniera immediata, pop è quello che facevano i Beatles e molti altri gruppi degli anni Settanta... Tu però hai contribuito a scrivere la storia del rock italiano, attraverso la partecipazione a due dischi cruciali degli ultimi vent’anni: El diablo dei Litfiba e Buon compleanno Elvis di Ligabue. Come ricordi le due esperienze? I Litfiba erano una band importantissima in quel momento storico. Un gruppo underground con una magia legata soprattutto alla freschezza. Poi furono l’unica rock band a imporsi e trovare un grosso spazio nel mercato. Poi della band originale rimasero solo Ghigo e Piero. Io entrai nella tournée di Pirata. El diablo, il disco successivo, dimostrò fin da subito di avere qualcosa di diverso e unico: Piero era al top, si muoveva in maniera paurosa sul palco e le canzoni, dette e raccontate da lui - che era davvero una sorta di diablo - risultavano credibili. Poi c’erano canzoni come Ragazzo o Il volo, scritte in modo più poetico ma molto sentito, con pochissime parole usate come slogan, che arrivavano subito al cuore. Perciò sotto questo aspetto fu un disco di matrice pop. Di sicuro un disco che ha segnato in modo indelebile il rock italiano. La stessa cosa accadde con Buon compleanno Elvis. Quando entrai nella band, Ligabue era molto meno famoso dei Litfiba. Aveva appena fatto Sopravvissuti e sopravviventi, un disco bello ma ritenuto in declino e di sicuro il meno venduto. Buon compleanno Elvis, invece, fu un album perfetto. Per farlo abbiamo provato notte e giorno… c’era un’energia incredibile, ci lanciavamo ogni giorno in idee completamente nuove. Alla sua uscita, questa atmosfera fu colta subito dal pubblico. Credo sia un album semplicemente irripetibile, come per me è stato in qualche modo Caos cosmico…
Torniamo al tuo disco, allora: all’interno troviamo anche la cover di un vecchio brano di Ivan Graziani. Come mai questa scelta?Quel brano era già stato fatto e pubblicato in un'altra occasione: nel 2007 sono stato invitato al concerto per i dieci anni della morte di Ivan Graziani. C’era il figlio, musicista anche lui, e insieme in quell’occasione abbiamo deciso di rifare Il chitarrista - a cui partecipa anche lui con dei cori nel finale - per una pubblicità progresso. Ho voluto poi inserirla nel mio album perché rappresentava in qualche modo la svolta, le due anime dell’album, quella dei brani già pronti e quella dei brani venuti fuori nel frattempo. Uno scrittore bolognese come te, Gianluca Morozzi, in un suo bellissimo libro, “L'Emilia o la dura legge della musica”, ha affrontato a fondo l’anomalia emiliana, zona geografica che da oltre da mezzo secolo sforna quasi tutti i più importanti rocker italiani. Secondo Morozzi è tutta colpa di un asteroide caduto sulla “via Emilia”. Per te invece da cosa dipende? Beh, Bologna ha da sempre una grande cultura rock: basti pensare a “Bologna rock” storico ed irripetibile raduno del 1980. Bologna da sempre ospita giovani provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, perciò è una città dai continui incontri e scontri. In più il bolognese è uno che non ha preconcetti o paranoie: per parlare e stringere amicizia con uno sconosciuto a Bologna ci vogliono solo due minuti! Certo, la città oggi è molto cambiata, ma prima di tutto non è detto che non ritorni presto come prima, e in secondo luogo resta un posto dove nelle mille osterie o locali c’è sempre l’occasione per lanciarsi con una chitarra in mano o per raccogliere spunti creativi, e dove ogni giorno nasce una nuova sala prove perché la richiesta è sempre superiore all’offerta. Sempre più gente, insomma, ha voglia di suonare e creare, ciò nonostante il mercato discografico stia vivendo il suo periodo più nero. Secondo te qual è la soluzione per poter produrre ancora musica? Io ho pubblicato un disco a un prezzo volutamente basso, nonostante vi abbiano lavorato molte persone e sia costato molta fatica. Il prezzo l’ho imposto perché secondo me è importante per cercare di riavvicinare le persone al gusto dell’acquisto, piuttosto che al consumo distratto di musica. È un meccanismo che all’estero funziona già: a Berlino e Londra negli ultimi anni hanno aperto i battenti molti negozi per la vendita di vinili, perché c’è un ritorno crescente al desiderio di avere in mano un’opera d’arte concreta e reale. Ovviamente il patto è che si tratti di un album old-style, non legato a un canzone-traino, ma in cui ogni brano abbia una sua forza e una sua importanza, ed è quello che ho cercato di fare con Caos cosmico. Vai alla pagina di Federico Poggipollini Vai alle altre Interviste
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Scritto da Simone Arminio
Giovedì 23 Luglio 2009 10:10
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Intervista di Simone Arminio
Da dieci anni ormai dividi in due la tua carriera: quella di chitarrista e quella di artista in proprio. Una domanda è d’obbligo: quanto sono diversi fra loro Capitan Fede e Federico Poggipollini?
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