Marco Mengoni, dove si vince
Scritto da Vyncent Valo
Giovedì 07 Gennaio 2010 08:00
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Marco Mengoni su PopOn Intervista di Vyncent Valo

C’è chi nasce in un giorno qualunque e deve sudarsi ogni centimetro di cammino, magari tutto in salita. C’è chi nasce, invece, in un giorno particolarmente noto per uno scambio equo (si spera, ovviamente) del dare/ricevere e che quindi si ritrova quasi per forza di cose a scivolare in discesa. Che queste logiche da calendario, forse fini a se stesse, significhino qualcosa poco importa, certo è che nascere il giorno di Natale magari qualcosa significa. Lo sa Marco Mengoni, fresco vincitore X-Factor, giudicato da pubblico e critica come il vero talento di tutte e tre le edizioni del talent show. Ventun’anni appena compiuti all’ombra dell’albero e del presepe, nato a Ronciglione, Viterbo, ma romano d’adozione, Mengoni ha stracciato la concorrenza del programma con una carica vocale potente e versatile. Merito anche della scelta musicale a lui affidata dal giudice Morgan, che saltellava da una Psycho killer dei Talking Heads per adagiarsi poi su una riuscita versione di Almeno tu nell’universo di Mia Martini. Proprio questi pezzi, insieme ad altre due cover e altrettanti inediti, fanno parte della tracklist di Dove si vola, l’Ep di Marco che ha già oltrepassato le 70mila copie vendute.

Babbo Natale non poteva farti regalo migliore quest’anno. Cosa si prova?
Sensazioni positive. È tutto così nuovo, è come se fossi in una terra inesplorata. Mi fa strano fare interviste, vedere il mio faccione sui giornali. Non mi sono ancora abituato e ho perso la cognizione del tempo.

Anche ad X-Factor sembravi un po’ sulle nuvole.
Figurati, lì non avevamo neanche un calendario. Pero va bene stare sulle nuvole, no?

Se hai un inedito che s’intitola Dove si vola forse sì. Che ne pensi delle critiche al brano? In molti non si aspettavano una classica canzone all’italiana.
Io ho proposto cose mie, ma purtroppo all’inizio ci sono dei compromessi che devi accettare. Diciamo che è solo un inizio e dalle vendite pure buono, poi più in là ci metterò del mio il più possibile.

E di cosa parla Marco Mengoni nei suoi pezzi?
Parla di cose sue, di cose d’altri. Mi sento un po’ cantastorie, magari prendo spunto dai miei amici, da quello che mi raccontano. Sono comunque sempre seguito dal mio gruppo, non sarei grado di partorirla da sola una canzone.

Sei entrato di diritto nella gara del Festival di Sanremo. Porterai qualcosa di tuo sul palco dell’Ariston? Sei un po’ agitato?
Ci sto lavorando, però non sono impaurito. A me nun me smove nessuno…

Marco Mengoni su PopOn Hai già avuto modo di testare le tue canzoni dal vivo?
In realtà io e la mia band non abbiamo mai suonato live, solo in sala prove e basta. Registriamo, ci divertiamo, ma non siamo mai usciti per serate. Non abbiamo neanche un nome, siamo gli innominati (ride, ndr).

Il tuo nome è stato tra i favoriti per la vittoria sin da subito, merito forse anche dell’attenzione particolare di Luca Tommassini – direttore artistico di X-Factor – per le tue esibizioni.
Tommassini è un grande, mi fidavo ciecamente di lui, mi faceva impazzire ogni sua idea. Mi sono divertito una cifra e poi ero sempre pronto a sperimentare.

Ronciglione, il tuo paese d’origine, è celebre per il Carnevale. Qual è stata la tua migliore “sperimentazione”?
Aspetta, nun me ricordo più (ride, ndr), però ci teniamo tanto a questa festa, andiamo tutti al Palazzetto, ci sono le mascherate notturne e i vestiti ce li facciamo da noi. Un vero e proprio laboratorio creativo.

Com’è il rapporto Mengoni/moda?
Mi vesto semplicemente come piace a me, non seguo la moda. Mi sento un alternativo, mi tuffo dentro l’armadio e quello che mi entra mi metto. E soprattutto non ho mai usato il pettine!

Il borsello però sì. Cosa c’era dentro il giorno del provino?
Quella tracolla è stata una necessità, in due settimane ho perso quattro paia d’occhiali e mia mamma mi ha detto che o prendevo un provvedimento oppure finiva male... In compenso quel giorno me so perso il portafoglio (ride, ndr).

Hai mai pensato di perdere qualcosa del vecchio Marco con la vittoria a X-Factor?
Sì. Avevo paura di cambiare, mi dicevo ‘cavolo, ora questa cosa mi sballotta’, e invece non è cambiato niente. Anzi, sto pure peggio de prima!

Citazione: “Prima non mi piacevo, poi ho deciso che dovevo accettare il pacchetto completo, con tutti i difetti e l’unico pregio che ho”. Quale sarebbe?
Il sapere che ho tanti difetti (ride, ndr). Dico davvero: saperli riconoscere riesce a darti un limite e a non nuocere alle altre persone. In passato ho sofferto io e fatto soffrire gli altri. Adesso sono più grande e riesco a gestire meglio tutto.

Parliamo dei difetti, allora.
Sono geloso fracico delle persone che mi stanno a cuore, sono possessivo, lunatico, permaloso. E so fare bene l’antipatico con chi se lo merita.

Ti dà fastidio l’etichetta de “il Mika italiano”?
No, anzi, non mi dispiace affatto, però io i falsetti non li uso. Tutto a voce piena.

Credi c’entri il fatto che Mika non nasconda più la sua bisessualità?
Forse. A me, invece, piace mantenere il mistero, anche se comunque i peli sulla lingua non ce l’ho. Dappertutto ma non lì (ride, ndr).

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