Nina Zilli, una mina vagante al Festival
Scritto da Vyncent Valo
Sabato 13 Febbraio 2010 08:00
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Nina Zilli su PopOn Intervista di Vyncent Valo

“Cinquantamila lacrime/non basteranno perché/musica triste sei tu/dentro di me”. Dove l'avete già sentita? Forse in radio, l'estate scorsa, oppure in tv, nel trailer del film “Mine vaganti”. Sì perché 50mila, singolo di debutto di Nina Zilli in duetto con Giuliano Palma, dopo aver conquistato l'airplay radiofonico ha fatto breccia nelle orecchie di Ferzan Ozpetek che l'ha voluta come colonna sonora del suo nuovo lungometraggio, in uscita a marzo. Una primavera estremamente fortunata per la Zilli, che calcherà il palco dell'Ariston con L'uomo che amava le donne, in gara nella categoria Nuova Generazione. In “diretta” dal camerino di un negozio milanese (“Perdonami, ma devo fare shopping per il mio uomo!”) Nina inizia a raccontare che a Sanremo avrebbe voluto al suo fianco proprio il regista turco ma “purtroppo quest'anno niente serata delle collaborazioni per noi esordienti”.

Onorata di essere nella pellicola di Ozpetek?
Quando l'ho saputo ho fatto un balzo dalla sedia. E pensa che la prima volta l'ho letto su Facebook, una ragazza che faceva parte della produzione del film mi ha scritto: 'Ho scoperto la tua musica sul set'. Quando poi ho visto il trailer, dove Scamarcio canta proprio 50mila davanti allo specchio, mi sono gasata tantissimo.

Girava voce che, invece, sarebbe stata la voce di Giusy Ferreri ad accompagnare le immagini.
Ah sì? (ride, ndr).

Immagino che sia un nome che un po' ti “perseguita”, visti i paragoni.
È comprensibile, siamo pur sempre in Italia. Ormai qui la musica si sente solo attraverso la tv e sono convinta che qualunque altra donna fosse uscita dopo di lei sarebbe stata vittima di quello che io definisco un ascolto distratto. Io però faccio questa musica da ben prima di lei e persino della Winehouse, sono dieci anni che sono in tour. Certo, devo comunque ringraziarle, se non fosse stato per loro a quest'ora non sarei sotto contratto con una major...

Male che vada hai una laurea nel cassetto, no?
Sì, in str**zologia! A parte gli scherzi, sono laureata in Relazioni Pubbliche con specializzazione in Costume e Pubblicità. Aria fritta, insomma. Prima, però, ho frequentato medicina a Chicago, volevo fare la dentista. Avevo l'House of Blues dietro casa, ma non era la 'mia' città. Così mi sono iscritta a una facoltà a Milano, anche se alla fine tornavo solo per dare gli esami. Da vera str**za (ride, ndr).

Sarà che non le mandi a dire? Hai un look anni 50 eppure pare che tu ce l'abbia con le pin-up.
Le pin-up dell'epoca sono fighissime, è il concetto di oggi che mi dà sui nervi. Tutte le varie letterine, fragoline, ca**ettine. Sono disgustata dall'immagine femminile di oggi, cerco di mettermi nella testa delle ragazzine e mi dico: 'Ma come cresceranno queste?.

Tu con chi sei cresciuta?
Con Nina Simone, ad esempio. Ho preso il mio nome da lei (quello all'anagrafe è Maria Chiara Fraschetta, ndr) perché è grandissima. Ha lottato ogni giorno della sua vita: per le donne, per gli afroamericani, per se stessa. Se avessi solo un centesimo della sua forza... Ha pestato tutti quelli che le davano contro.

In questi giorni il martire dello showbiz italiano è stato Morgan. Cosa ne pensi di tutta la faccenda?
Credo che Morgan sia su una sorta di altalena senza sapere che fare. Prima si vergogna di far parte del meccanismo tv, poi lo difende. Tutta questa roba sul crack e dell'uso di cocaina lo rende un personaggio instabile, ma quale artista non lo è?

Quindi giustifichi ciò che avrebbe dichiarato sull'argomento?
No, non so se l'ha fatto perché in quel momento ne aveva una per tutti o semplicemente per far parlare di sé. È stata una mattata, questo è certo, ma io non sono per niente bigotta. Questo è il Festival della canzone, non della moralità. Certo, ci sono delle regole, capisco l'esclusione, ma io l'avrei tenuto nel cast.

Di sicuro ci sei tu, con L'uomo che amava le donne. Un omaggio al film di Truffaut?
Sì. Un pomeriggio ero in casa a far zapping e l'ho beccato sui titoli di testa. La canzone è nata alla fine, in dieci minuti. Parla di un certo tipo di uomo che ti ama alla follia, ma che nel frattempo fa lo stesso con altre cento donne. È una questione di ego, una categoria infame.

Nessun riferimento al tuo fidanzato?
No, assolutamente. E poi lo aiutavo pure a fare shopping? (ride, ndr).

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