Intervista di Vyncent ValoTornare dopo dieci anni di assenza al Festival e ritrovare lo stesso ridente successo non è facile. Per Irene Grandi, invece, questo Sanremo è un piacevole déja-vu grazie a La cometa di Halley, canzone che - in netto contrasto con l'inevitabile traiettoria degli astri cadenti - la riporta prepotentemente nell'Olimpo del gradimento nazional popolare. E, chissà, forse anche alla conquista dell'ambita medaglia d'oro della kermesse. "Vincere? C'ho tanta, tanta voglia!" esordisce la cantante toscana che nel 2000 mancò per un pelo il primo posto - arrivando al gradino numero due - con La tua ragazza sempre, scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri degli Stadio. Per il suo ritorno Irene ha richiamato all'attenti Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, che le aveva già regalato quella Bruci la città che, prima di diventare un tormentone, fu clamorosamente scartata dall'edizione del 2007. Una rivincita essere riusciti a portare questa fortunata coppia a Sanremo? Più che altro una vera e propria sfida, anche divertente. Siamo in perfetta sintonia. Prima che lui mi facesse ascoltare La cometa di Halley io avevo già scritto un pezzo del nuovo album (Le porte del sogno nei negozi da oggi, ndr) che parla di supernove, del cielo infinito... Una coincidenza. Cosa ti ha colpito del brano che porti in gara? Ne parlavo proprio con Francesco e ci dicevamo: "Ma quanto ci piace la frase dei rubinetti da cambiare"! Ti riporta alla realtà in un momento in cui l'amore deve, sì, essere come una stella che illumina a giorno la notte, ma che necessita anche di confrontarsi inevitabilmente con la quotidianità. Colpa della vaghezza degli uomini. Cioè? Noi donne ci lamentiamo del fatto che sono molto bravi a vivere di grande poesia e poi non riescono a starci vicino. Il solito contrasto fra i due sessi che mi inquieta, anche perché io quella realtà voglio viverla.
Come vivi, invece, la competizione rispetto a dieci anni fa? Direi in maniera pressapoco uguale. Porto in gara tutta me stessa, cerco di stare concentratissima. Ecco forse ho degli stimoli in più, come l'avere l'orchestra davanti - che mi dà un senso di abbraccio della musica - oppure il dovermi misurare con alcuni artisti che hanno quindici o addirittura vent'anni in meno. T'infastidisce? In realtà quello che non mi è piaciuto è stato il trattamento riservato ad altri colleghi che hanno partecipato al Festival fuori gara come ospiti, solo perché secondo l'organizzazione hanno venduto milioni e milioni di dischi. Avresti preferito una considerazione di questo genere? No, ma mi chiedo: dove sono questi milioni? Io non li vedo. Che arrivino sul palco allora quei cantanti che portano l'Italia nel mondo, che possono regalarci un'esperienza diversa, altrimenti si preservi Sanremo e resti solo la gara tradizionale vera e propria. Può sembrare dura Irene, ma in realtà è estremamente serena e felice del riscontro positivo del suo ritorno. Ritorno che, come già accennato, si concretizza con il disco Le porte del sogno che include il singolo sanremese più alcune collaborazioni con il ritrovato Gaetano Curreri e il giovane poeta toscano Alfredo Vestrini ("è un personaggio particolare, un po’ misterioso. Uno che non fa soltanto poesia, la vive davvero"). Il disco, prodotto da Irene e da Pio Stefanini - lo stesso di Bruci la città - è stato inciso in campagna a Borgo San Lorenzo, in un “annesso agricolo” in Toscana. "In realtà è una capanna tecnologica, mi sentivo come nella piccola casa di Hansel e Gretel". Vai alla pagina di Irene Grandi Vai alle altre Notizie
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Scritto da Vyncent Valo
Venerdì 19 Febbraio 2010 21:00
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Intervista di Vyncent Valo