Intervista di Simone ArminioIncontriamo Noemi prima della finale del Festival, che la vede in gara insieme agli altri nove big arrivati fin qui. Un momento ideale per conoscerla meglio: il limbo d’incertezza che precede il verdetto, è infatti un’occasione ghiotta per parlare in tutta tranquillità, e senza ansie da prestazione, del brano in gara e del modo tutto particolare che ha Veronica Scopelliti, in arte Noemi, di vivere la musica. Preparare un disco? Racconta lei, è come stare una piccola bottega di artigiano, in cui rinchiudersi per sperimentare le proprie corde… Per tutta la vita, il brano in gara, parla di un amore intenso e travagliato… In realtà, come è giusto che sia, ognuno ci legge quello che vuole. Io quando ho sentito questo pezzo, scritto per me da Diego Calvetti e Marco Ciappelli, gli autori di Briciole insieme a Francesco Sigherio, e di L’amore si odia, ci ho sentito dentro tutte le umane relazioni intese in senso generale. Sai, sono un’ex adolescente timidissima. E mi è capitato in passato di essere molto chiusa. Però il più delle volte, l’essere avari con gli altri nei sentimenti o nella condivisione del proprio mondo, dà luogo ad occasioni mancate. Per questo credo che Per tutta la vita sia in primo luogo un imperativo a darsi agli altri, o a quello che uno fa, con passione e con amore. E che sia un brano perfetto per far capire quanto le nostre situazioni di avarizia emotiva possano dare luogo a occasioni mancate. Non ci leggo perciò soltanto una relazione d’amore: ci vedo un range più largo, più generale, che comprenda anche una relazione padre-figlio, o una relazione di lavoro. Come entri nel merito e quanto ti interessi in fase di realizzazione ai brani che gli autori scrivono per te? Mi piace molto entrare nel merito di un mio brano, fin dalle fasi iniziali, perché le canzoni sono come dei vestiti, che vanno fatti su misura: non si può andare ai grandi magazzini e prenderne uno a caso. Perciò mi piace molto interessarmi al brano, e se ci sono delle cose che non mi piacciono preferisco cambiarle, ne discutiamo. Per me infatti fare musica è un po’ come stare in un laboratorio, dove ricercare sfumature nuove e cercare di non avere lo stesso timbro. In più mi rendo conto che il mio timbro, essendo abbastanza importante, annoierebbe se il mio cd tutto uguale. Annoierebbe anche me, figuriamoci quelli che mi ascoltano! Per questo cerco sempre di affrontare ogni canzone come se fosse un piccolo abito, da modellarmi pian piano addosso.
Hai spesso dichiarato di essere cresciuta con la musica di Guccini e molti altri cantautori italiani. Quanto ha significato la musica italiana nella tua formazione?Si, di Guccini, ma anche De André e molti altri. Per me però la musica italiana ha significato prima di tutto i miei genitori, che la cantano e mio padre che la suona, la mia infanzia insomma. Ricordo benissimo la cassetta di Battisti, di De Gregori, di De André, o ad esempio il vinile della Donna Cannone. Mi ricorda quello. L’avevo poi un po’ dimenticata, perché colpita nell’adolescenza dai Beatles, dai Led Zeppelin, ma anche da molto r’n’b e molto blues. La riscoperta poi è venuta grazie a Morgan, con i classici italiani e canzoni anche molto più antiche. Tra le mie passioni attuali trovi anche Paoli, Conte, o per esempio Umberto Bindi, conosciuto grazie a Morgan. Se penso che la prima canzone che ho cantato da piccolissima è stato “Il cielo in una stanza”…. Hai scelto di non ripubblicare un nuovo album, ma di rieditare il tuo ultimo disco, che però ha già venduto molto e vinto il disco di platino. Come mai? Ho scelto così perché mi andava di scegliere dieci canzoni in fretta e furia per necessità di far un album nuovo. Avevo piuttosto piacere di far conoscere meglio i pezzi di questo album, che mi piacciono molto, e i sentimenti che ci sono dietro. Come un brano bellissimo che si chiama “L’addio”, scritto da Pio Stefanini, lo stesso che sta curando la produzione del nuovo album di Irene Grandi con la collaborazione dei Baustelle, e molti altri. Perché avrei dovuto bruciarli così velocemente? Volevo farli conoscere meglio. Per me la musica è una bottega, non una fabbrica! Riguardo alla gara, credi che il televoto avvantaggi chi viene da un talent show? Beh, ognuno ha le sue armi. Giustamente noi possiamo sembrare molto avvantaggiati dal punto di vista televisivo, però non penso che gli artisti ‘senior’, che hanno una gran fama e molti fan, siano svantaggiati: magari i loro fans molto più affezionati, perché acquisiti lungo una lunga carriera. Perciò penso che in ogni caso sarà una bella sfida. Dopo il festival riprenderai il tour teatrale che ti ha impegnato negli ultimi mesi? Si, sto facendo il giro dei piccoli teatri e dei club con i miei musicisti, e lo riprenderò. Mi piace molto la dimensione live, perché penso che la musica abbia una sua ragione se hai possibilità di arrangiarla in modo particolare dal vivo. Se cantassi un mio brano uguale all’album che senso avrebbe venirmi a vedere? Con me ci saranno i miei musicisti, gli stessi con cui ho inciso il disco, e gli stessi che hanno scritto le musiche del pezzo di Sanremo. Siamo amici, ci divertiamo tantissimo sul palco, perciò non vedo l’ora, finito il Festival, di tornare in tour con loro! Vai alla pagina di Noemi Vai alle altre Interviste
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Scritto da Simone Arminio
Sabato 20 Febbraio 2010 10:00
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Intervista di Simone Arminio
Hai spesso dichiarato di essere cresciuta con la musica di Guccini e molti altri cantautori italiani. Quanto ha significato la musica italiana nella tua formazione?