Tony Maiello, il linguaggio della vittoria
Scritto da Vyncent Valo
Giovedì 11 Marzo 2010 15:00
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Tony Maiello su Popon Intervista di Vyncent Valo

Diciamolo pure. La vittoria di Tony Maiello nella categoria Nuova Generazione dell'ultimo Sanremo è arrivata piuttosto inaspettata. Tutti puntavano su Nina Zilli, medaglia d'argento con L'uomo che amava le donne. L'ha spuntata invece Il linguaggio della resa del Nick Kamen di Castellammare di Stabia, con tanto di papà Raimondo sul palco in preda alla commozione nel momento della consegna del premio. Certo, il tornado talent-show - insieme ai vari Mengoni, Scanu e Noemi - era alquanto previsto (Tony ha partecipato alla prima edizione di X-Factor), ma visto l'insuccesso del primo Ep di Maiello, Ama calma uscito nel maggio scorso, il podio non era poi così scontato. Occhi di ghiaccio e jeans comodi, Tony si accomoda sul divano rosso della Non ho l'età, l'etichetta di Mara Maionchi che l'ha preso sotto le sue indipendenti ali, fiero come un ventenne fresco di fortuna.

Domanda d'obbligo: bilancio festivaliero?
È stata una settimana indimenticabile, ma anche dura: sono arrivato a fare venticinque interviste in un giorno solo, con la paura di steccare la sera in diretta. Se poi penso a chi è passato su quel palco, Mino Reitano e tanti altri...

E se poi pensi che hai addirittura vinto?
Vuol dire che il lavoro porta i suoi frutti. Fino a poco tempo fa il mio sogno più grande era quello di vedere il Festival dalle poltroncine dell'Ariston, non immaginavo neanche di salire sul palco. Quando l'ho fatto, ero come un bambino con il suo giocattolo nuovo, anche se era una bella responsabilità.

Ti aspettavi il primo posto?
Non c'era niente di sicuro, quando l'ho saputo ero emozionato ma freddo. E poi non ricordo niente, se non mio padre che scavalcava il mondo per raggiungermi, subito dopo la vittoria. Una gioia inaspettata.

Gioia doppia, visto che Il linguaggio della resa porta la tua firma.
Io scrivo sempre, anche per altri. Una donna migliore, l'inedito che hanno portato le Yavanna all'ultimo X-Factor, era mio e il brano di Sanremo in realtà era stato pensato per i Farias (sempre X-Factor, seconda edizione, ndr). Poi con Mara e Alberto Salerno ci siamo detti “proviamo a farla noi” e così è stato, grazie anche a Fio Zanotti che ha reso il pezzo più “italiano”.

Tony Maiello su Popon Forse perché l'esperimento r&b di Ama calma non è riuscito?
Il progetto c'era, ma i media non mi hanno dato credibilità. Le radio e le tv non hanno passato i pezzi, ma adesso dopo la vittoria mi guardano con occhio diverso e l'album (Il linguaggio della resa, ndr) è nella Top 40. Purtroppo ero visto sempre come “quello di X-Factor”.

Gli altri tuoi colleghi – di talent e di Festival - come Marco Mengoni e Noemi, però, non hanno ricevuto lo stesso trattamento.
Loro sono usciti in un altro modo. Il mio X-Factor era un'edizione pilota, un pubblico diverso. La stessa Sony Music (la major che mette in palio il contratto finale, ndr) ha imparato a gestire meglio questo tipo di artisti.

Circola sul web una parodia della tua canzone, dove “piangi” il mancato posto nella categoria Artisti, a differenza degli altri ragazzi dei talent-show.
Sai che canto più quella che la mia? È troppo divertente e comunque penso davvero che loro abbiano meritato di essere lì più di me.

Hai avuto modo di scambiare due chiacchiere con loro tra un'intervista e l'altra?
Sì, ho parlato con Marco e mi piace. Con Valerio c'è un rapporto strano, la nostra storia continua a intrecciarsi, ci siamo visti prima ai provini di Amici e poi a quelli di X-Factor, e ora Sanremo. È nata una bella amicizia, voleva prendere casa anche lui a Milano e mi ha chiesto dei consigli.

Non sembri convinto della sua vittoria, però.
Volevo che vincesse Marco, lui è uno che sa raccontare. Valerio è statico in tutto, anche dal punto di vista visivo, non fa smorfie. Ma non lo dico perché sono di parte e quindi a prescindere contro Amici, anzi: a me Alessandra Amoroso mi comunica.

Molti hanno avuto da ridire sul clima “televisivo” di questo Sanremo. Non si crea un forte squilibrio tra il pubblico che guarda il piccolo schermo e quello che poi realmente ama e compra la musica?
Sì, ma credo che il gesto di votarti sia uno sforzo, la gente deve veramente amarti per volerlo fare. Poi devi essere tu quello bravo a “venderti”, devi intrigare. È più difficile di quanto la gente pensi, a me è venuta pure una colite nervosa.

Sarà che a vent'anni vivi già da solo.
Mi sono trasferito a Milano per mantenere i rapporti lavorativi ed è stato pesante, però delle serate di pianobar a Castellammare di Stabia non ne potevo più, non mi accontentavo.

Laura Pausini si è presa una pausa lavorativa per, tra i vari motivi, “avere il piacere di andare a pagare le bollette”. Tu sei contento di farlo?
Cavolo, mi è appena scaduta quella della luce!

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