Alessandra Amoroso, una suora (mancata) alla riscossa
Scritto da Vyncent Valo
Mercoledì 20 Ottobre 2010 00:00
Stampa E-mail
Alessandra Amoroso su PopOn Intervista di Vyncent Valo

Se Jules Verne vi era sembrano un tantino pretenzioso nel raccontare Il giro del mondo in ottanta giorni, cosa si dovrà pensare di Alessandra Amoroso con Il mondo in un secondo? Di sicuro è riuscita a conquistare quello delle classifiche italiane, piazzandosi subito in vetta con il suo nuovo disco. Disco che seppur non si discosti particolarmente da quella melodia all'italiana alla quale ci sta abituando e con successo (vedi le numerose copie vendute dell'ep Stupida e del debutto Senza nuvole), presenta comunque una novità: due brani in inglese. “Finalmente in questo lavoro c'è la mia zampata – confessa una sorridente Alessandra - posso mostrare quel lato pazzerello che esce fuori quando non canto in italiano, dove prevalgono le mie fragilità”.

Entrambe le canzoni, I'm a woman e Clip his wings, sono state prodotte da Chico Bennett, che ha lavorato anche con Justin Timberlake, Katy Perry e Nelly Furtado. Com'è stato lavorare con lui?
In realtà non l'ho mai incontrato, però ho conosciuto Dado Parisini (produttore di molte hit di Laura Pausini e di alcune tracce de Il mondo in un secondo, ndr). Ha capito che sono un po' psicopatica...

In che senso?
Stavolta in studio ero molto più frenetica, ho voluto esserci di più in questo progetto e dire la mia su cosa mettere e cosa, invece, togliere. Non c'ho capito tanto, ma poco di più sì.

Qual è pezzo dell'album che più ami cantare?
Urli e non mi senti, scritto da Francesco Silvestre dei Modà. Quando ci siamo presentati gli ho gridato contro che per colpa sua e delle sue canzoni ho pianto tantissimo (ride, ndr).

I tuoi fan saranno stati molto felici, invece, per il modo originale con cui hai deciso di presentare il disco, attraverso un viaggio in treno da Milano a Napoli – passando per Roma – in compagnia di alcuni di loro.
L'idea è venuta in mente alla Sony Music insieme a Friends and Partners ed io ne ero entusiasta. Il 26 settembre scorso io e i vincitori del concorso abbiamo viaggiato insieme in una carrozza riservata e durante le tappe ci fermavamo e cantavo un paio di pezzi. Alessandra Amoroso su PopOn Un modo molto bello per stare vicino alla gente, alle persone che mi hanno sempre seguita.

Un anno fa hai dichiarato a PopOn che ricevevi molte telefonate anonime e che eri preoccupata per la tua famiglia. Situazione risolta?
Per adesso sì. Con i miei fan si è creato un rapporto di amicizia, ho fratelli e sorelle sparsi in tutta Italia. Il problema si è creato quando sotto casa mia, a Lecce, ogni giorno c'erano sessanta persone fuori, ferme ad aspettare. Erano sempre le stesse e non lo trovavo giusto, sia per chi non poteva essere lì come loro sia perché faccio tanto per non essere “l'Amoroso”. Non sono una che se la tira, ma vorrei che mi lasciassero vivere la mia vita. Ora va meglio, credo che abbiano capito.

E con le critiche come va? Dicevi di essere sempre in ansia per i giudizi degli altri.
Ho imparato a incassare, anche grazie a mia madre che mi ha sempre ripetuto di andare avanti. E poi adesso ho il sorriso paraculo (ride, ndr).

Alessandra e la sua infanzia: cosa ti rievoca?
Da piccola credevo di essere stata mandata sulla Terra per conto di Dio, volevo farmi suora. Mi piaceva cantare e dopo aver visto il film “Sister act”, ero ancora più convinta di voler prendere quella strada. Meno male che poi ho scoperto che esistevano anche altri modi per potersi esibire su un palco...

Vai alla pagina di Alessandra Amoroso
Vai alle altre Interviste

Condividi
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna