Intervista di Vyncent ValoLegno, cinguettio di uccelli, tanto verde. Si apre così il documentario – girato da Danni Karlsson - che accompagna Ivy, il nuovo progetto musicale di Elisa che segue di un solo anno l'ultimo lavoro di inediti Heart. Una raccolta di cover e brani riarrangiati (simile negli intenti a Lotus del 2003) che la stessa cantautrice di Monfalcone definisce come “la forza della semplicità, la forza dell'armonia, della dolcezza e della purezza”. A impreziosire ancora di più il tutto tre pezzi mai pubblicati, il singolo Nostalgia più Sometimes Ago e Fresh Air, e due duetti a sorpresa: con Giorgia (nella cover di Camille Pour que l'amour me quitte) e Fabri Fibra (nella versione 2010 di Anche se non trovi le parole). Com'è nata la collaborazione con un rapper così controverso? Mi piaceva l'idea di avere la sua voce perché in questo brano c'è un loop di poche percussioni che mi ricordava il mondo dell'hip-hop. Così gli ho chiesto un aiuto e sono molto felice di ciò che ha scritto, non ha cambiato gli intenti del pezzo. E poi è bello collaborare, mi vengono in mente talmente tanti spunti che se mi lascio prendere dalla fantasia, dovrei fare almeno un centinaio di album... In Ivy ritroviamo, sempre da Heart, anche Ti vorrei sollevare. Manca però la voce di Giuliano Sangiorgi, che però hai accompagnato nell'ultimo disco dei suoi Negramaro. Sì, in Basta così, che credo sia la migliore canzone di Giuliano, una di quelle che può far parte della storia quanto del futuro della musica. Amo come canta, è una delle voci maschili più belle che abbia mai ascoltato. Certo, dovrebbe imparare a vestirsi di più, dato che ti arriva in studio a Monfalcone, a marzo, con la camicia sbottonata pronto a lamentarsi del freddo. “Ma io sono focoso!”, dice (ride, ndr).
Un altro collega ritrovato è Ligabue. Come mai hai scelto di inserire Ho messo via fra le cover del progetto?Perché è quella che mi commuove di più, tra le sue ballad la preferisco. Sarà una cosa fisiologica dell'età, eppure capisco il testo solo ora, inizio davvero a metter via delle cose. Anche 1979 degli Smashing Pumpkins e I never came dei Queens Of The Stone Age le ho scelte perché le “sento”. Addirittura la prima mi ha dato la spinta per scrivere le mie prime cose. Sono pezzi che ti sconvolgono e la musica dovrebbe essere sempre così, uno strumento potente. L'ultima cover della tracklist è Pour que l'amour me quitte di Camille, in duetto con Giorgia. Uno scambio artistico fra neo-mamme? Essere mamma è un grande regalo di crescita. Ti dà la possibilità di amare a un livello incredibile, è quasi una cosa mistica. Dopo Amiche per l'Abruzzo, io e le altre (Giorgia, Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Gianna Nannini, ndr) ci siamo scoperte molto “gruppetto”, tipo le ragazzine al primo anno di liceo dove l'argomento più serio è il gossip. Giorgia aveva fatto delle voci bellissime per quel brano già durante il mio ultimo tour, volevo riproporla in studio e lei ha accettato. Siamo diventate mamme quasi insieme, sta lavorando al suo nuovo disco e le ho mandato qualcosina... Chissà. A proposito di tour, ce ne sarà uno per Ivy? Sì e stiamo pensando a spazi speciali. Vorremmo ricreare un contenitore magico nel silenzio dei teatri. Vorrei portare con me il coro di venti voci bianche che ho usato per alcune tracce, mi sono innamorata di quel suono. L'unico problema è che i bimbi vanno a scuola, quindi ci stiamo ragionando. O al massimo a mezzanotte mettiamo dei loro cartonati (ride, ndr).
Il coro compare anche nelle immagini del documentario, girato ad Artesella in Trentino da Danni Karlsson. Cosa hai apprezzato di lui?Danni è molto umile, ha realizzato una cosa straordinaria. Avevo amato molto ciò che aveva fatto con i Sigur Rós e volevo assolutamente lavorare con lui per questo progetto, che in fondo racconta di cose fragili. Riprendere la natura poteva essere banale e invece è riuscito a raccontare la magia delle cose semplici, che era la nostra missione. Lui viene da quel mondo lì, quando lo chiami devi prima ascoltare un minuto di pecore che belano e poi risponde... Mi ha raccontato che una volta il figlio di un suo amico piangeva e si è calmato soltanto quando ha visto il suo cavallo fuori dalla finestra – Danni abita in una fattoria -, ma poi ha ripreso non appena è iniziato a piovere e il cavallo è andato a ripararsi. E Danni come ha risolto? Ha fatto entrare il cavallo in casa. Gli ha pure insegnato a dare la zampa (ride, ndr). Vai alla pagina di Elisa Vai alle altre Interviste Condividi
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Scritto da Vyncent Valo
Giovedì 09 Dicembre 2010 00:00
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Intervista di Vyncent Valo
Un altro collega ritrovato è Ligabue. Come mai hai scelto di inserire Ho messo via fra le cover del progetto?
Il coro compare anche nelle immagini del documentario, girato ad Artesella in Trentino da Danni Karlsson. Cosa hai apprezzato di lui?