Intervista di Vyncent Valo“Questo è un disco consapevole, c'è tanto cuore”. Il disco in questione è Casa 69 dei Negramaro e a proferire parola è Caterina Caselli, l'ex-cantante ed oggi discografica che ha scoperto la band quasi dieci anni fa e che rinnova i complimenti ai suoi figli artistici in una gremitissima conferenza stampa. Giuliano Sangiorgi & Co. riemergono dal silenzio musicale durato due anni, reduci dai fasti de La finestra (progetto del 2007, oltre 400mila copie vendute) e dalla loro esperienza canadese a stretto contatto con il produttore David Bottrill, già con Muse, Tool e Placebo. Un ritorno al rock - ben concretizzato nel singolo apripista Sing-hiozzo accompagnato da un avveniristico video in 3D - che è schizzato subito in vetta alla classifica italiana. La vostra talent scout lo considera un disco di cuore e proprio un cuore è raffigurato sulla copertina di Casa 69. Siete entrati nel profondo dei Negramaro? Giuliano: Casa 69 è la sintesi fra il tempo di Mentre tutto scorre e lo spazio de La finestra. Questo è l'album dell'uomo ed Ermanno (Carlà, bassista della band, ndr) l'ha rappresentato bene nella cover attraverso la sua scultura. Viviamo nella società dell'i: iPod, iPad, iPhone, iMusic, iTv. Ti fanno credere che puoi fare tutto da solo e quando ti abituano a pensare che hai tutto dentro casa e non hai neanche bisogno di uscire, allora è finita. Molti sono convinti che i Negramaro siano un iGiuliano, un progetto che ruota solo attorno al suo frontman. Giuliano: Non è così. Io senza di loro sarei perso. Con questo lavoro ci siamo ritrovati gli stessi di sette anni fa, quando abbiamo iniziato. Non andiamo sempre d'amore e d'accordo, viviamo tutti lo stesso tetto (la Casa 69 del titolo è la loro abitazione a Parma, ndr), ma anche avere gente che non la pensa come te è bellissimo.
Vittima della gente, invece, è stata Mia Martini, alla quale avete dedicato un brano incluso nella versione deluxe, Comunque vadano le cose (Scusa Mimì).Ermanno: Lei è un'artista che tutti rispettiamo, cantava l'universale. In casa Giuliano ci ha comunicato il messaggio che voleva dare con questo pezzo e cioè che a volte fai di tutto per far vedere agli altri di che colore sei e non ci riesci. Spesso soprattutto con i tuoi cari, con la famiglia. Uno può morire in tanti modi, ma farlo per l'incomprensione ci ha colpiti molto. Giuliano: Ho cercato di capire la sua prigionia. Pensi di mostrare a tutti una determinata faccia, che non si possa equivocare e invece... Sono d'accordo con Carmelo Bene, che dice che la traccia che noi lasciamo è quella del non-Io. Lui riconosceva i suoi limiti, tentava di distruggere la società con la sua arte e paradossalmente questo poteva aiutarlo a trarne degli Io migliori. Quindi l'arte non più intesa come intrattenimento. Giuliano: Per noi non lo è, per noi è pura necessità. Un personaggio come Nichi Vendola l'ha capito e ci piace perché rispetta un lato umano della cultura, i Greci e i Romani ci hanno fondato degli interi Imperi. Vendola sta facendo grandi cose nella nostra Puglia. Ermanno: Condividiamo il valore che dà alla diversità. Che valore ha aggiunto Bottrill al vostro sound? Giuliano: Anche lui ci ha fatto riscoprire il lato umano della musica. Eravamo tutti convinti su di lui, in quel periodo ascoltavamo diverse produzioni e indagando abbiamo scoperto che c'era sempre il suo zampino. L'abbiamo contattato, gli abbiamo mandato di tutto e lui ha accettato. Siamo abituati a metterci in gioco, volevamo evolverci. A starsene belli comodi non si ottiene mai nulla. Vai alla pagina di Negramaro Vai alle altre Interviste Condividi
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Scritto da Vyncent Valo
Giovedì 16 Dicembre 2010 00:00
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Intervista di Vyncent Valo
Vittima della gente, invece, è stata Mia Martini, alla quale avete dedicato un brano incluso nella versione deluxe, Comunque vadano le cose (Scusa Mimì).