Anansi, il reggae sul palco dell'Ariston
Scritto da Simone Arminio
Domenica 13 Febbraio 2011 07:30
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Anansi su PopOn Intervista di Simone Arminio

A soli ventidue anni ha già una vita molto movimentata Stefano Bannò, in arte Anansi, un altro dei giovani sanremesi che vi presentiamo in attesa del Festival. Trentino di genitori siciliani, partito all'avventura nel 2006, ancora minorenne Anansi si ritrova a suonare nei pub irlandesi. Nel 2009 arrivano il primo album e la vittoria al il Sicula Reggae Festival con la sua band, i Buffalo Soldiers. Lì Roy Paci lo nota e lo chiama con sé in tour e come coautore dell'album Il latinista. Ritroviamo Anansi da solo sul palco dell'Ariston, poi con un nuovo album, Tornasole (Warner), in uscita subito dopo Sanremo.

Anansi, con la tua Il sole dentro hai portato il reggae a Sanremo. Come l'hanno presa?
Sono rimasto abbastanza sorpeso anche io. Infatti al momento della presentazione del pezzo, qualche mese fa in commisisone, non mi aspettavo assolutamente una reazione positiva. Per questo anche solo il fatto di essere arrivato fin qui per me è un parziale successo. Ovvio che si tratta di un pezzo particolare, che prima di tutto non è un reggae puro e purista. E' piuttosto il giusto connubio tra ritmiche reggae e dance hall e un testo d'amore molto semplice, quasi pop. Questo forse ha facilitato l'apprezzamento da parte di un festival che è sempre stato musicalmente molto tradizionalista.

D'altronde l'anno scorso Nina Zilli col suo ska melodico ha aperto le porte dell'Ariston a questo tipo di brani. Hai seguito il suo esempio?
Hai fatto centro. Non ho seguito il Festival dell'anno scorso, tranne qualche esibizione specifica su You Tube. Negli ultimi anni mi piace un po' fare così: preferisco riguardare su internet solo le esibizioni che mi attirano di più. Come quella di Jovanotti e Beh Harper qualche anno fa, o come Nina Zilli l'anno scorso: un'artista che mi piace tantissimo, e che secondo me sta facendo un grande percorso.

A Sanremo arrivi dopo una lunga collaborazione live e in studio con Roy Paci. Come lo hai incontrato?
Ci siamo trovati un po' per caso. Due anni fa, nell'estate del 2009, avevo vinto un concorso a Milano, il Sicula Reggae Festival con la mia band, i Buffalo Soldiers. Lui era fra i giurati di questo concorso, e nel giro di un mese mi ha chiamato per dirmi se volevo partire in tour con lui. Il giorno dopo ho preso il treno e mi sono fiondato a Lecce! Abbiamo fatto il primo concerto insieme, poi il disco: sono rimasto con loro per un anno e mezzo.

E' solo una delle tante cose che ti sono capitate dal 2008 in poi: sei tornato dall'Irlanda, hai lasciato il tuo gruppo, hai pubblicato un disco, sei stato in tour con Roy Paci e ora salirai sul palco dell'Ariston. Un periodo a dir poco fortunato, non credi?
Sì, beh, è stato un bel percorso che spero continui da adesso in poi. Ovviamente non sono arrivato da nessuna parte. Mi piace vederla così, prendere ogni cosa in se stessa e pensarla come una tappa di un percorso. Adesso sono curioso di vedere l'effetto che farà il mio disco.

Il tuo nome è quello di un dio africano molto particolare: ingannatore, portatore della pioggia, metà uomo e metà ragno. Come mai hai deciso di farlo tuo?
Stavo in Irlanda quando l'ho scelto. Mi ero appassionato alle letture di questo personaggio, perché mi ci rispecchiavo molto. Anansi attraverso l'astuzia, e mai attraverso la violenza, riusciva sempre a vincere i suoi nemici, ingannandoli tramite le sue trasformazioni. Mi ci sono subito rispecchiato dal punto di vista musicale, perché mi piace spaziare molto a livello di generi. Poi una notte ho sognato che un personaggio molto legato alla mia infanzia mi posava un ragno sulla mia testa: l'ho vista come una benedizione e ho scelto il mio nome d'arte!

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