Roberto Amadé, 'la musica ha prevalso su tutto'
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 14 Febbraio 2011 07:30
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Roberto Amadé su PopOn Intervista di Simone Arminio

Roberto Amadé chiude, a un giorno dall'inizio del Festival, la nostra carrellata di presentazione dei giovani in gara a Sanremo. Figlio d'arte, cresciuto dietro le quinte del Teatro Alla Scala, Amadé si è imposto all'ultimo Premio Bindi e poi ad Area Sanremo, superando tutte le selezioni fino all'ambito palco dell'Ariston. Un periodo di grazia che culminerà con l'uscita del disco Come pioggia (Universal), nei negozi subito dopo l'esperienza sanremese.

Roberto, hai coltivato la tua passione per la pittura fino a laurearti all'Accademia di Belle Arti. La musica, invece, quando è arrivata?
La musica in realtà è sempre stata presente, grazie a mio padre, che è un contrabbassista al Tesatro alla Scala da trent'anni. Lui mi ha permesso di crescere immerso nella musica classica: da bambino praticamente mi alternavo tra pochissimi cartoni animati e l'ascolto di incredibili dischi di musica classica. Sempre grazie a lui ho potuto assistere a rappresentazioni della Scala con grandissimi direttori d'orchestra. E' una cosa che ho vissuto sempre con molto gioco, e che è diventata poi una costante, parallelamente ai miei studi di pittura. Fino a quando mi sono reso conto da solo che stava diventando la cosa più presente, più forte e spirituale della mia vita. Per questo alla fine la musica ha prevalso su tutto.

Hai vinto l'ultima edizione del Premio Bindi, ed è anche grazie a quell'esperienza che ora ti ritrovi a Sanremo. Quali emozioni conservi di quella serata?
E' stata una di quelle cose che porterò sempre nel cuore: un'esperienza di vita straordinaria, che mi ha insegnato anche a capire come condividere una gara. Ho partecipato al Premio Bindi con un brano, Braccia aperte, scritto parecchi anni fa: una semplicissima ninna nanna composta seguendo alcuni canoni dei valzer, con una melodia molto semplice per contrabbasso. Poi ho avuto la possibilità di riarrangiare uno dei brani di Umberto Bindi e mi sono divertito un sacco a cantare Odio, rifacendola swing con i musicisti stabili del premio, dei jazzisti bravissimi. Ci siamo divertiti da matti e questa cosa ha colpito la giuria, tra i quali c'era anche Adele Di Palma, che poi è diventata la mia agente. E' stata un'esperienza indimenticabile, soprattuto perché ho condiviso questa cosa con altri concorrenti che poi sono diventati miei amici e che frequento tuttora. Credo non ci sia niente di più bello.

Vieni da Area Sanremo, che quest'anno per la prima volta, con Sanremo Doc, vedeva la partecipazione di canzoni dialettali. Però nessuno di quei brani ha prevalso, e ad andare avanti sono stati solo i brani in italiano. Alla luce di ciò, pensi che l'apertura al dialetto sia stata una scelta errata?
No, perché credo che il dialetto sia importante e non si debba perdere. E' stata, anzi, una scelta intelligente e coraggiosa che forse non è stata percepita così tanto da permettere poi a un vincitore di arrivare fino al Festival. Ad esempio tra i big c'è quest'anno c'è Van De Sfroos, e il suo sarà sicuramente un impatto molto forte: presentarsi con una canzone totalmente in dialetto davanti a un pubblico che si aspetta un'immediatezza non sarà così facile. Io però sono dalla parte di chi come lui ci prova e cerca di dare una spallata al sistema. In accademia questo settore era penalizzato in partenza dai numeri, perché fin dall'inizio, se non erro, su circa trecento iscritti solo quindici portavano un brano in dialetto. Erano già pochissimi e si sono persi per strada. A me diaspiace molto, perché sono piemontese, figlio e nipote di contadini che il dialetto lo parlano quotidianamente, perciò penso che sia una cosa da tramandare e non abbanonare mai.

Perché hai scelto la pioggia come tema e simbolo del tuo brano sanremese?
Come pioggia è un brano che ho scritto per la mia compagna, indipendentemente da Sanremo, per raccontare di come gli sbagli della vita siano poi quelli che ci permettono di capire realmente cosa dobbiamo difendere. Ho usato il paragone della pioggia perché è ciò che anticipa l'arcobaleno, così anche il giorno più brutto della nostra vita può precedere qualcosa di molto positivo. Ho cercato di guardare agli ostacoli e gli sbagli della vita guardandone il lato positivo. Soprattutto in un momento come questo, politicamente così tiepido, credo che la forza migliore sia guardare ciò che abbiamo di buono e cercare di tutelarlo il più possibile, anche andando contro chi sostiene il contrario.

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