Matteo Becucci, sushi dopo ‘cioccolato amaro e caffè’
Scritto da Mara Pitari
Martedì 10 Maggio 2011 00:00
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Matteo Becucci su PopOn Intervista di Mara Pitari

Nell’era del multiforme e del trasversale, il passaggio dal dolce all’agrodolce è breve. Come quello dalla tv al teatro e alla discografia, dalla cover all’inedito, oppure dalla cucina italiana a quella giapponese. Quest’ultima è protagonista dell’omonimo singolo lanciato da Matteo Becucci per il suo nuovo album, uscito a un anno e mezzo dall'ep Cioccolato amaro & caffè. Il vincitore della seconda edizione di X-Factor si ripresenta ai suoi fan, questa volta con un disco completo a cui sceglie di dare il proprio nome (Sony Music). PopOn lo ha intervistato per farsi raccontare la sua genesi…

Dopo due ep, finalmente lo scorso 3 maggio è uscito un album completo. E' stato liberatorio?
Sì, e ha risposto a un’esigenza di scrittura che ho sempre avvertito, ma c’è stato bisogno di un lungo lavoro di preparazione. Quello fatto sulle cover è stato un lavoro di interpretazione e arrangiamento, e anche di traduzione e adattamento all’italiano nel caso di pezzi stranieri. Ora, finalmente, con gli inediti è venuto fuori l’interprete e autore, con le parole che mai nessuno ha detto prima.

Questo disco arriva dopo l’esperienza televisiva e quella teatrale con "Jesus Christ Superstar". A proposito come te la sei cavato con il musical?
Quella teatrale è stata un’esperienza nuova e inaspettata, perché in realtà io stavo già lavorando al disco di inediti quando è arrivata la chiamata di Massimo Romeo Piparo (il regista del musical, ndr). Allora non sapevo neanche le difficoltà che avrei incontrato perché non conoscevo affatto il mondo del teatro e del musical, però lui si è lanciato in questa idea e mi ha convinto: alla fine c’ho creduto anche io e mi sono buttato a mia volta. Il risultato è stato ottimo!

La musica in televisione e a teatro è un fenomeno complesso: non è l’unica protagonista della scena e non si è da soli a condividere il palco. Per questo ora hai scelto di presentarti al pubblico “a volto scoperto”, con un disco omonimo?
Il musical è stato una bellissima esperienza che forse si ripeterà, ma il mio lavoro è principalmente quello di fare il musicista, l’autore e il cantante e quindi vorrei mostrarmi soprattutto per questo. Poi diciamo che con X-Factor io non ho vinto solo un programma televisivo, ma anche un contratto per tre album. I primi due ep che ho fatto erano fuori contratto. Questo è il primo disco tutto mio. In qualche modo era una cosa che dovevo fare e mi sono preso il mio tempo, volevo che le cose fossero fatte come le avevo in mente.

Nel disco ci sono alcune partecipazioni importanti: Mario Venuti, Kaballà, Pier Cortese... Perché proprio loro?
La collaborazione con Kaballà è nata al tempo di Cioccolato amaro & caffè. Abbiamo cominciato a lavorare insieme a quel progetto, dopodiché siamo diventati amici. Così anche con Mario Venuti, che collabora con Kaballà da tanti anni. Mario non ha firmato niente sul disco ma mi ha aiutato a mettere insieme le idee e a trovare autori con cui collaborare, come Massimo Greco, suo musicista. Pier Cortese invece l’ho conosciuto nell’ambiente della Nazionale Cantanti: ci siamo scambiati i reciproci dischi e abbiamo deciso di scrivere dei pezzi insieme. Pier è veramente un amico.

Matteo Becucci su PopOn Un posto per te è scritta da te, Kaballà e Chiaravalli. Del vostro trio hai detto “siamo una specie di associazione a delinquere”. Cosa intendevi?
Con loro due ho un buonissimo rapporto. Di Kaballà ho già parlato, Luca Chiaravalli invece l’ho conosciuto al tempo del mio primo ep, Impossibile: lui aveva scritto la musica del primo inedito uscito dopo la vittoria di X-Factor. Anche lui è un amico e una persona eccezionale, con un grande spirito di collaborazione, gli piace lavorare insieme ad altri e riesce ad arrangiare le cose con una velocità incredibile. Così tutti e tre abbiamo unito le forze e sono nate le canzoni Un posto per te e Zitto. La prima è stata scritta un po’ di tempo fa e aveva un altro titolo. Poi, a causa di un’uscita discografica con lo stesso nome abbiamo optato per Un posto per te, per che alla fine si è rivelato la scelta più giusta. Zitto invece l’abbiamo composta due mesi fa. Va a sostituire nel disco un’altra canzone che abbiamo scritto insieme, si chiama Il tempo per te. Poi siccome le sue sonorità non erano consone per questo cd, l’abbiamo messa da parte per utilizzarla in futuro.

Come mai hai scelto La cucina giapponese come singolo?
Perché mi piacciono i suoni, mi piace il ritmo e mi piace molto la cucina giapponese. Questa canzone l’ho scritta più di un anno fa, prima della disgrazia accaduta in Giappone. Non parla dunque di quello che è successo. D’altra parte evitare di farla uscire forse sarebbe stato discriminante per il mondo giapponese. Insieme ai discografici l’abbiamo scelto come singolo perché musicalmente ci piaceva e abbiamo deciso di sostenerlo con la massima sincerità possibile, senza voler calcare la mano sui problemi attuali del Giappone che ha bisogno di tutto tranne che di questo atteggiamento.

Il brano Sangue caldo è stato ispirato da una lettura di Ammaniti. Ci racconti i dettagli?
Ad essere precisi il brano non è ispirato ad una lettura di Ammaniti ma a un modo di vedere le cose tipico dello stile di questo scrittore. Nel periodo in cui ho scritto la canzone stavo leggendo “Che la festa cominci”, in cui ci sono delle atmosfere un po’ grottesche fatte di sangue e uccisioni. Sangue caldo, però, è la storia inventata di due amanti che non riescono a lasciarsi nonostante sappiano che la loro storia è finita: ho traslato tutto questo in un duello immaginario in cui l’ultimo colpo in canna è la parola “addio”. Questo è ciò che dice la canzone: chi prima spara è il primo a lasciare l’altro.

Matteo Becucci su PopOn Il disco si conclude con Zitto, che tu hai definito “una provocazione nella musica e nel testo e uno spunto per riflettere”. Di quale provocazione parli?
Più che una provocazione, la canzone vorrebbe essere una critica a tutti quei programmi televisivi in cui le persone si parlano addosso senza ascoltarsi. Io penso sempre alle mie figlie che guardano la televisione, e quando ci sono quei programmi cerco sempre di guardarli dal loro punto di vista: secondo me non sono un modello di buona comunicazione, soprattutto per i bambini.

Il tuo disco parla d’amore nelle sue tante sfaccettature. Hai scelto questo tema perché lo leghi più di altri all’ispirazione musicale?
In realtà no. Io sono un grande osservatore di quello che succede. In questo momento ad esempio sono sul treno e ci sono dei ragazzi extracomunitari che mi stanno guardando: anche nei piccoli avvenimenti come questo ci sono delle cose che mi impressionano e che spesso annoto su un taccuino. Poi magari torno a casa e mi viene fuori una canzone.

E’ così che nascono le tue canzoni? Sono i testi costruiti su quello che ti succede intorno che poi ispirano la musica?
Le mie canzoni nascono da un’osservazione del mondo, ma anche dalla lettura di libri, da un quadro, dalle frasi delle mie figlie, da cose che leggo, da qualsiasi forma di comunicazione. Poi tutto passa da una sorta d’immedesimazione, perché lo spettatore è sempre parte dello spettacolo. Per quanto riguarda la musica, avviene tutto un po’ insieme. Mi vengono in testa degli “spot”. Per esempio la canzone L’assenza parla di un fatto purtroppo realmente accaduto a una persona che conosco: la perdita di un proprio caro. Una mattina mi sono svegliato con questo pensiero in testa, ho preso la chitarra, e la canzone, come spesso succede, è venuta fuori di getto.

Ci sarà un tour di presentazione del disco?
Per ora stiamo definendo le date dei festival delle radio. Ma presto si completerà il mio calendario e tutte le date saranno rese note.

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Commenti  

 
+3 #1 tazan 2011-05-10 21:05
album SUBLIME FANTASTICO DI PIU''''
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