Parcheggiato il progetto Airys (vedi Notizia), che ci ha raccontato la sua anima notturna e godereccia, Syria riveste i suoi panni di sempre e torna a distribuire un po’ di colore. Scrivere al futuro è il suo nuovo disco pop, già nei negozi e prossimo alla dimensione live. Un lavoro dai tratti leggeri, perché la missione, questa volta, è “dispensare spensieratezza”.Scrivere al futuro per dirgli cosa? Scrivere al mio futuro, al futuro di mia figlia, a quello di mio marito, di un caro amico, al futuro delle persone più care, per affidargli un augurio per tutti loro. Ma Scrivere al futuro è anche un invito. A fare cosa? A scrivere tanto. Li invito a mettere per iscritto pensieri sul futuro, anche dei consigli. Mia madre, per esempio, da un po’ di tempo ha iniziato a scrivere un diario per me e mia figlia Alice, e anch’io ho voglia di farlo per mia figlia. A che scopo? Per tramandarsi parole, valori, consigli… E’ un’idea di tua mamma? Sì, mia mamma ama scrivere, quindi praticamente ha messo per iscritto tanti pensieri e riflessioni, ma anche consigli rispetto a quello che accade nella vita in tema di sentimenti, delusioni, lutti… Ne deriva una specie di diario, destinato a rimanere nel tempo e a essere tramandato. Anch’io lo faccio, a modo mio, con Alice. Perché tanto riflettere sul futuro? Perché rispetto al presente e a quello che succede intorno a noi, io ho un po’ di paura. Se penso alla società, al mondo e a tutto quello che si sente ogni giorno, ho voglia di proteggermi, di proteggere mia figlia e di darle dei consigli. In una recente intervista radiofonica che ho fatto a tuo padre (Elio Cipri, ndr), però, mi ha svelato che davanti ai consigli dei tuoi genitori, finisce sempre che fai di testa tua. Sì, sono sempre stata molto autonoma, questo è vero (sorride, ndr). Lui mi ha dato sempre dei grandi consigli, ma alla fine sul lavoro non ci siamo mai coinvolti più di tanto, perché abbiamo molto rispetto per alcune dinamiche, anche familiari, che vogliamo mantenere così. Tutti quanti noi, però, ci vogliamo bene e teniamo al nostro futuro. E Airys come sta? Sta benissimo! Continua a sopravvivere nonostante tutto (sorride, ndr). Lei c’è sempre, me la porto in giro di notte per locali, un po’ da sola, un po’ col marito. Faccio spesso dj set, quindi Ayris resta un progetto parallelo che mi diverte e porto ancora in giro con grande entusiasmo. Mi piace avere questo alter ego. Questo ritorno al pop ora come te lo spieghi? Rispecchia semplicemente una gran voglia di leggerezza, di fare dichiarazioni senza grandi giustificazioni, senza canzoni troppo melense, troppo dure o troppo tristi. Scrivere al futuro è il frutto della voglia di dispensare spensieratezza e di far sentire delle sane canzoni pop, senza presunzioni e senza spiegarle troppo. Con un sound pop rivisitato, un po’ moderno, con spunti presi da produzioni nordiche, però comunque del sano pop e basta. Anche perché in passato, in quanto interprete, mi sono messa al servizio di tante cose lontane dal pop. A cosa stai pensando in particolare? Penso che ho cantato canzoni di repertori diversi, mi sono messa a cantare anche un meraviglioso pezzo di Sergio Endrigo che mi è stato regalato dalla figlia, piuttosto che un tributo alle band indie. Del resto spesso mi capita anche di andare in giro e cantare il repertorio di Gabriella Ferri, quindi della musica popolare, e lo faccio molto volentieri. Sono tutte sfumature e sfaccettature della mia vita, perché comunque mi va di cantare. Dovendo uscire con un disco, però, questa volta toccava alla leggerezza. Pop sì, ma scritto comunque da collaboratori della scena indie: Dario Moroldo e Sergio Maggioni. Perché? Sono persone con le quali ormai collaboro e non riesco più a tornare indietro. Da quando ho realizzato il tributo alle band indie e il progetto elettronico, mi sono ritrovata a lavorare e collaborare con tutti giovani produttori e autori che ho scoperto e conosciuto, quindi ho cercato di portarli a me, nel mio mondo. E pur venendo da ambienti più di nicchia, loro si sono messi a disposizione di un mondo pop, sono bravi!
Parliamo di cambiamenti, un tema che nel disco torna spesso. Come li vivi? Bene, sai che noia altrimenti! L’evoluzione c’è in tutti, che sia fisica, mentale, morale… ci sono dei mutamenti che avvengono nella quotidianità di ciascuno, sempre. Io ne parlo con leggerezza, con il sorriso e un po’ di autoironia. Non tutti però vivono bene i cambiamenti repentini, a te viene facile? Sì, sono abituata. L’altro giorno, dopo aver detto a mio cugino di Perugia che l’indomani sarei dovuta andare a Milano e non era previsto, mi ha scritto un messaggio in cui mi diceva: “Mamma mia, che vita strana che fai! Io non potrei mai sopravvivere a tutto questo”. E io mi sono accorta di avergli risposto che se non faccio questa vita, muoio, mi spengo. Sono abituata a tutto questo, devo correre, devo cambiare, devo fare, devo dimostrare a me stessa… sono quindici anni che vivo così, e sto bene. Tra tanta leggerezza hai nascosto, però, anche temi importanti: in Le volpi parli di rancore, in Dopo ma prima di me parli di invidia. Sono sentimenti che conosci? Assolutamente sì! Ho provato rancore, ho provato invidia, ho provato delusione, mi sono infatuata, ho mollato il colpo, insomma ho fatto tanti giri anch’io. Ho provato tanti sentimenti nella mia sfera privata e anche nei confronti degli amici, e tuttora rimango delusa da tante cose. Adesso sicuramente la mia fortezza sono mio marito Pierpaolo e mia figlia Alice. Anche se io e Pierpaolo ne abbiamo passate di tutti colori, oggi la mia isola felice è davvero la mia famiglia e ho imparato anche a proteggermi da certi dolori che un tempo vivevo da persona sola, libera. E’ una consapevolezza recente? Diciamo che c’è stato un momento della mia vita in cui volevo essere libera a tutti i costi e quindi cercavo anche il dolore, pur avendo una figlia, ma ancora non ero pronta. Oggi, invece, riesco a sentire un po’ di leggerezza, perché oltre ad aver cresciuto Alice e ad avere un marito meraviglioso, ho la mia ricchezza e le mie esperienze, e quindi mi sento anche pronta ad affrontare dei dolori e delle delusioni. In Amavi nelle donne canti l’amicizia tra uomo e donna. Ci credi? Sì, ed è una cosa meravigliosa, che innanzitutto condivido con Pierpaolo, visto che oltre a essere marito e moglie siamo anche degli ottimi amici. Poi ne ho diversi di amici uomini, anche se spesso e volentieri sono gay. Con loro non c’è malizia e c’è una sensibilità di fondo che rende questa amicizia speciale. Che estate ti appresti a vivere? Da metà giugno parte il tour, mi toccherà racchiudere in un concerto di un’ora e mezza quindici anni di repertorio, compreso l’ultimo disco. Per cui dovrò fare una bella cernita, ma sono pronta perché ho tanta voglia di raccogliere tutte le canzoni che mi hanno portato bene negli anni. Che poi alla fine, ridendo e scherzando, sono le più allegre, quindi credo che questo concerto sarà tutto basato sulla leggerezza e l’allegria. E se dovrò cantare canzoni d’amore, lo farò con il sorriso. Airys verrà con te? No, Airys la lasciamo fuori e la riprendiamo magari dopo il concerto! Vai alla pagina di Syria Vai alle altre Interviste Condividi
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Scritto da Paola De Simone
Lunedì 16 Maggio 2011 00:00
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Parcheggiato il progetto Airys (vedi
Tutti quanti noi, però, ci vogliamo bene e teniamo al nostro futuro.
Parliamo di cambiamenti, un tema che nel disco torna spesso. Come li vivi?
Poi ne ho diversi di amici uomini, anche se spesso e volentieri sono gay. Con loro non c’è malizia e c’è una sensibilità di fondo che rende questa amicizia speciale.