Raf: 'E' Numeri la parola chiave'
Scritto da Giulia Zichella
Lunedì 23 Maggio 2011 00:00
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Raf su PopOn Intervista di Giulia Zichella

Un ragazzo che “veniva dalle cantine rock” e che voleva vivere di musica. E che per farlo, almeno all’inizio, è dovuto scendere a molti compromessi. Poi però l’amore per la musica e per se stesso gli ha fatto cambiare strada e riprendere in mano la sua carriera. Dovevamo parlare del suo nuovo album Numeri, siamo finiti a parlare con Raf soprattutto del mondo, della società, che corre sempre più verso qualcosa che non esiste, e delle aspettative del pubblico, che è necessario tenere in considerazione quando si scrive un nuovo album.

Per cominciare: il titolo del tuo album Numeri, cosa significa?
Ti dico quello che ci siamo detti io e Frankie (Hi NRG, ndr) quando gli ho proposto di partecipare al brano, io gli ho detto “guarda, ho scritto questa canzone, c’è questa parte rap, ho già un titolo, si chiama Numeri". Lui già dal titolo ha capito cosa volevo dire con questo brano e si è messo a scrivere. Siamo abituati a fare statistiche, siamo abituati a contarci, a fare sondaggi, oggi si ragiona in termini di numeri e viene sempre meno il fattore umano, vengono sempre più dimenticate le identità, le storie, le culture che sono dietro quei numeri; identità, storie e culture che sembriamo sempre meno disposti a condividere, conoscere e capire. Ho sempre utilizzato delle parole chiave per dare il titolo ai miei album, Numeri mi sembrava la parola chiave di questa nostra epoca.

Proprio nel brano che dà il titolo al tuo nuovo disco, collabori come dicevi con Frankie Hi NRG ma anche con Nathalie, perché proprio loro?
Con Frankie siamo amici di vecchia data e, avendo questa canzone una prima parte rap, mi sono rivolto a quello che più considero vicino al mio modo di vedere la vita; affidandomi a lui mi sentivo tranquillo e così è stato. Nathalie invece è una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano degli ultimi tempi, è anche interessante lei come persona, e il fatto che sia venuta fuori da un talent show è la dimostrazione che, delle volte, anche dai talent vengono fuori dei veri talenti.

Cosa ti piace della musica che c’è in giro?
Un po’ tutto e un po’ niente, non ho al momento grandi amori musicali come invece ho avuto in passato. Dagli anni novanta è iniziata una sorta di “ah, carino quel disco” ma nulla di più. Non ho riferimenti particolari, ma credo di dire una cosa scontata, perché immagino sia difficile, almeno per quelli della mia generazione, trovare oggi delle cose talmente forti e nuove da prenderle come riferimento. Raf su PopOnIl fatto che si vendano pochi dischi e questo nuovo modo di fruire la musica fanno sì che anche la musica composta, scritta e poi venduta sia sempre più esposta all’usa e getta. Di conseguenza le produzioni musicali sono meno profonde, meno pensate, tranne naturalmente alcune cose, che però poi risultano progetti di nicchia.

Visti i cambiamenti della scena musicale ai quali accennavi, quando ti sei messo a lavorare a questo disco, hai mantenuto lo stesso approccio di sempre?
Io non so lavorare in un altro modo e vorrei poter continuare a lavorare così. Chi è cresciuto come me col vinile, con un altro approccio alla musica, non può che provare un senso di disagio oggi, come se ci venisse a mancare qualcosa. Però io vorrei continuare lungo questa strada, non so ancora per quanto (ride, ndr) visto che non sono più un ragazzino. Anche perché credo che se senti creativamente di non avere più molte cose da dire o di non avere la stessa verve, non è il caso di andare avanti. Al massimo puoi cambiare strada, se proprio senti di non poter fare a meno di fare musica, si può farla in un’altra direzione creativa, ma con gli stessi metodi, per non cambiare mai se stessi… l’idea di sfornare singoli e metterli in rete mi mette un senso di angoscia.

Nei testi di questo lavoro si sente una forte maturazione personale, che poi si traduce anche in una crescita compositiva. E' una sensazione esatta?
Guarda, questo non lo so. So solo che ho voglia di cercare un cambiamento profondo soprattutto a livello comportamentale, credo sia necessario, soprattutto oggi in una società che continua a correre verso qualcosa di inafferrabile, perché sempre più ingorda. E tutto questo per soddisfare le esigenze di ognuno di noi. Siamo catturati e drogati da tutto quello che ci offrono e per questo ne siamo schiavi. Credo semplicemente che dovremmo fare tutti un passo indietro e provare più amore per quello che di più vero e antico c’è dentro ognuno di noi, perché io non vedo altre soluzioni possibili.

Tornando al disco, musicalmente appare immediato, asciutto.
Sai, quando fai un disco oggi hai due soluzioni possibili: tenere conto di quello che sarà il pubblico che ti ascolterà o fregartene. Il mio amore per la musica, che è forte, a volte mi fa chiedere se il dover piacere a quante più persone possibili non mi limiti in quello che scrivo e che faccio. Prima o poi credo che farò dei dischi che proveranno a non tener conto di questo aspetto, oggi invece dovevo fare un album che usciva per la Sony, un disco di Raf, che non tradisse la mia storia e certe aspettative. E quindi ho tenuto conto del pubblico, facendolo però con lo stesso amore e lo stesso rispetto per me stesso, ottenendo delle canzoni che riascolto e che mi piacciono.

Raf su PopOn In passato hai saputo, però, fare anche svolte stilistiche coraggiose.
Quando sei un ragazzo non ti accorgi dei meccanismi, poi quando cresci e cominci a riflettere e ti dici “aspetta, questi compromessi sono troppo pesanti”, e così stai male tutte le volte che promuovi un disco, o canti una canzone che non senti propriamente tua. Diventa frustrante se hai amore per le cose che fai e, nonostante tutto, preferiresti rinunciare. E quindi ti assumi il rischio di fare cose diverse, di rinunciare al successo, cosa che mi è accaduta, però ne sono felice, perché sono comunque soddisfatto.

Parli di canzoni che non sentivi tue, nate per esigenze altrui, a quali ti riferisci?
Sarò volutamente non preciso in questa risposta. Diciamo che tutta la fase iniziale della mia carriera l’ho dovuta condividere con i discografici e i co-autori, che dicevano molto la loro. Io ero un ragazzo che veniva dalle cantine rock e che voleva vivere di musica, e per poterlo fare ho cercato di scoprire anche questo mondo, quello della musica pop. In questo confronto io ne uscivo devastato perché questi erano molto più esperti di me e allora tutte quelle canzoni, le prime, sono il frutto di quella collaborazione quasi forzata, poi c’era anche del mio, però non era esattamente quello che allora io avrei fatto. Poi da un certo punto in poi, dal disco Cannibali per intenderci, piano piano mi sono riappropriato dei miei strumenti e del mio modo di fare musica.

23 maggio 2011


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