Intervista di Silvia AccoratoA fine Maggio Sergio Caputo è tornato in Italia per presentare il suo primo romanzo. Si intitola "Disperatamente (e in ritardo cane)" ed è edito da Mondadori. Il libro racconta la storia di un artista affermatosi in passato ma poi fuggito dal mondo del palcoscenico per dedicarsi una parentesi “umana”. Improvvisamente, per via di un curioso incidente, si trova a dover affrontare una serie di gravosi problemi. Pensare a Sergio Caputo nelle vesti di scrittore è già sufficiente per farci desiderare di intervistarlo, ma se aggiungiamo la possibilità di parlare con lui di musica allora... Come è accaduto che improvvisamente Sergio Caputo si è scoperto scrittore? Non è avvenuto all’improvviso, ma scrivere un libro è una cosa che mi è stata caldeggiata tantissimo e per tutta la mia carriera da estimatori e fans che, attratti dai miei testi, mi chiedevano di cimentarmi con qualcosa di più ampio respiro, per non essere vincolato dalla struttura abbastanza limitante della canzone. E così è capitato che nel 2007 la Mondadori mi abbia dato questa opportunità e allora mi sono messo a scrivere e ne è venuto fuori un romanzo vero e proprio. Un romanzo che viene pubblicato solo in Italia o anche in America, visto che ormai vive lì? In effetti la speranza è che venga notato anche all’estero, perché è una storia internazionale che si svolge a cavallo tra due paesi, in particolare tra la California e l’Italia, dai quali io faccio avanti e indietro. E poi c’è il riferimento ai poeti romantici inglesi e ha molto a che fare anche con la città di Roma. Quindi è un romanzo che ha delle possibilità internazionali e spero che vengano colte anche da coloro che potrebbero renderlo possibile.
E’ stato presentato come un libro autobiografico, tra le pagine troveremo la sua vita?Certamente. La storia è puramente fiction e si articola in varie atmosfere, che si susseguono nell’arco di dieci giorni, come fosse in tempo reale, però su questa struttura portante si mescolano memorie, emozioni e considerazioni che mi appartengono totalmente. Anche il personaggio è tagliato su di me. Tutto il libro è stato un po’ plasmato dalla mia vita. La musica rappresenta dunque un elemeto importante del romanzo? Direi di sì. Nel libro ci sono molti flashback anni ’80, per cui le atmosfere musicali più che essere quelle del protagonista, appartengono a quegli anni. Per esempio nel libro c‘è il riferimento agli Spandau Ballet, ma anche ad altri. A proposito di musica, in questo periodo è discograficamente corteggiato? No, la discografia non corteggia più nessuno, ormai è agonizzante e la tendenza dei gruppi e dei protagonisti della musica è sempre più quella di rivolgersi al loro mercato e ai loro fans direttamente dai propri siti. Lo hanno fatto anche gli Eagles con grandissimo successo e tanti altri gruppi storici e anche emergenti, e sempre con grandi risultati. E lo ha fatto anche lei mettendo in vendita solo sul suo sito il disco A tuXtu. A proposito, come vanno le vendite? Bene. Il disco è molto apprezzato e sta diventando un classico, al punto che probabilmente ci sarà un seguito, un secondo episodio con altri pezzi che mi sono stati richiesti a viva voce da estimatori che hanno gradito la formula. E La formula è proprio quella di fingere che io sia nella stanza, lì in casa con loro, a suonare la chitarra come se fossi tra amici. E’ stato un concetto davvero apprezzato.
Lei è molto amato da una cospicua fascia di nostalgici, ma nei suoi concerti non mancano mai i giovani. E’ vero, la base dei mie fans si è allargata in modo assolutamente visibile, coinvolgendo fasce di ragazzi molto giovani. Il mio pubblico adesso è composto da persone che vanno dai 23 ai 35 anni, parecchi di loro non erano neanche nati quando ho cominciato a scrivere e questo mi fa molto piacere. La sua biografia è ricca di collaborazioni con colleghi italiani, ne prevede altre per il futuro? Abitando in California è abbastanza complicato, poi il mondo musicale italiano è già di per sé isolato, così le collaborazioni sono limitate e avvengono solo all’interno delle case discografiche. Non è molto frequente che una casa discografica collabori con un’altra, perché si farebbero concorrenza a vicenda. Per cui direi di no. Esclude anche l'ipotesi di tornare per la quarta volta a Sanremo? Me lo chiedono in continuazione, io non lo escludo né lo desidero in modo particolare. Tutto sommato a me Sanremo non ha riservato grossi vantaggi, anzi mi ha portato ad essere guardato con diffidenza dal mio pubblico più tradizionale. Certo sarebbe interessante poterlo rifare, ma oggi lo rifarei con uno spirito completamente diverso, essendo quasi uno straniero. Si sente così? No, però avendo vissuto, lavorato e composto all’estero, avendo interagito con musicisti americani e fatto musica nel loro modo, inevitabilmente mi sento più vicino a quelle che sono le mie radici musicali originali, che vanno dalla West Coast al jazz. Lì sono nel posto in cui queste musiche sono nate, per cui è naturale che mi senta un po’ più vicino alle radici dirette, che non a quelle indirette con le quali sono cresciuto in Italia. Vai alla pagina di Sergio Caputo Vai alle altre Interviste
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Scritto da Silvia Accorato
Domenica 15 Giugno 2008 18:24
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Intervista di Silvia Accorato
E’ stato presentato come un libro autobiografico, tra le pagine troveremo la sua vita?
Lei è molto amato da una cospicua fascia di nostalgici, ma nei suoi concerti non mancano mai i giovani.