Intervista di Paola De SimoneLuca Dirisio ha dato alla luce il suo terzo disco, si intitola 300 all’ora (SonyBMG) e si compone di dieci nuove canzoni scritte interamente dall’artista vastese. Noi di PopOn lo abbiamo incontrato per farci raccontare la gestazione di questo nuovo album e per toglierci più di una curiosità su alcune frasi lette sul libretto che accompagna il disco. Hai intitolato il tuo album 300 all’ora, è la tua vita ad andare così veloce? In realtà è un invito rivolto ai ragazzi che mi ascoltano, magari quelli più giovani che sono facilmente trasportabili. E’ un invito a non correre con la macchina, perché non serve un’auto per andare a 300 all’ora, ma è la vita che deve andare veloce. Io ho avuto brutte esperienze a scuola, dove mi accorsi che c’era gente che, a parer mio, andava più lenta di me, ma quello che veniva penalizzato ero sempre io e alla fine la scusa dei professori, che non mi riuscivano a stare dietro, era la troppa vivacità. Non si sono mai chiesti se mi annoiassi o meno. Tutti tendono a frenare chi va più veloce e non a far andare più veloce chi invece è una tartaruga, secondo me al mondo d’oggi non vale più il detto “chi va sano va piano e lontano”, perché c’è chi va più veloce di te e ti frega il posto. Quindi il mio è un invito a chiedere a se stessi sempre di più. E non credi sia giusto rispettare i tempi di ognuno? Sì, è giusto, però se rispettare i tempi di ognuno, vuol dire rallentare chi va più veloce, allora da qualche parte si sta sbagliando. L’album è nato in un anno nella tua Vasto, non ci hai impiegato molto a realizzarlo, è subentrato un po’ di mestiere? Non credo, piuttosto è subentrata la passione. Avevo bisogno di dire determinate cose e mi sono preso il tempo che mi è servito per scriverle fino in fondo, quando mi sono reso conto che avevo detto tutto, mi sono fermato e ho sottoposto il progetto alla mia casa discografica, che poi ha scelto le canzoni insieme al mio produttore. Non ho scritto dieci pezzi per questo disco, ne ho scritti quaranta, in modo tale che loro potessero scegliere con tutta la calma e il loro mestiere, non il mio. Hai davvero lasciato solo a loro la scelta delle canzoni? Sì, l’ho sempre fatto e finora le cose sono andate bene, quindi non vedo il motivo per cui cambiare strategia. La produzione è firmata ancora dal fedelissimo Giuliano Boursier, come avete lavorato a questo disco? Sottolinea fedelissimo! Abbiamo lavorato davvero molto bene. Nel primo album mi sono dovuto affidare completamente alla sua esperienza proprio perché, sai, era la prima volta che mi davano la possibilità di fare un disco; nel secondo album invece ho messo un po’ più bocca io e ho cercato di ritrovare le mie origini attraverso le chitarre e il suono acustico del tutto. Questo terzo disco, invece, è stato un lavoro di entrambi ed è stato bellissimo, perché si sente che c’è la mano sia dell’uno che dell’altro, quindi credo che sia completo proprio per questo motivo. Nell’ultima pagina del booklet citi due volte Gesù, che rapporto hai con la spiritualità? Un gran rapporto, con la Chiesa un po’ meno. Sono i formalismi e la burocrazia che mi danno fastidio, quindi anche la Chiesa e un po’ tutto il sistema clericale. Io credo in Dio, ho un colloquio e un rapporto continuo con Lui, mi sento la Sua mano sopra la testa. E’ un qualcosa di molto personale, ma lo considero come fosse il mio migliore amico. Sì, ci credo molto e qualsiasi momento, sia bello che brutto, cerco sempre di condividerlo con Lui.
Nella stessa pagina, però, dici che hai alzato le mani contro un tipo, che forse se lo meritava, e ti sei vergognato…Quando torni a casa senza avvertire, puoi trovare tanta gente che ti aspettava, ma c’è anche tanta gente che non apprezza questo tuo ritorno e cerca di metterti i bastoni tra le ruote, di darti fastidio. Io cerco sempre di lanciare messaggi positivi, c’è chi li ascolta e chi non li ascolta, quando uno non li ascolta rischia di incorrere anche in questo. Io credo che non sia il miglior modo di risolvere le cose, però vi garantisco che quella persona se le meritava. Non entriamo nel merito, perché immaginiamo siano cose personali, ma perché hai voluto dirlo pubblicamente? Il mio volerlo scrivere vuol dire non nascondermi dietro a un dito. Scrivo canzoni a favore della non-violenza e continuo a rimanere di quest’opinione, ma quando uno viene minacciato in una certa maniera si deve anche difendere, perché va bene la non-violenza, ma essere fessi e prendersi i calci in bocca non è piacevole. E’ andata così e quindi volevo dire a tutti che, a volte, anche quelli che fanno il mio mestiere sbagliano e io quando sbaglio lo ammetto. Anche se nessuno sarebbe potuto venire a saperlo, l’ho detto io, in modo tale che non si dica poi che siamo ipocriti. Allora la rabbia che cogliamo spesso nelle tue canzoni è autentica. A proposito di rabbia Sandy è sicuramente la canzone più aggressiva del disco ed è anche piena di parolacce (cazzo, troia, merda, figlio di puttana), non hai esagerato un po’? Non so però che cosa intendi tu per parolacce, perché secondo me c’è il turpiloquio e c’è la chiarezza, io cerco sempre di essere chiaro e, per evitare dei giri di parole, uso termini che possono sembrare forti, ma che in realtà sono contenuti nel dizionario della lingua italiana, quindi vuol dire che si possono utilizzare. Sono il primo a dire che si potrebbero usare termini migliori, ma solo quando si ha il tempo di parlare come stiamo facendo adesso, in una canzone hai tre minuti e mezzo e devi dire tutto per filo e per segno.
Quindi se le sentissi cantate da un bambino, non ti darebbe fastidio? Certo, se venissero inaspettatamente dalla bocca di un bambino, farebbe senso anche a me, però credo che un bambino potrebbe imparare cose peggiori e, senza parolacce, guardando la televisione il pomeriggio. C’è un film che si chiama “Anni 90”, con Massimo Boldi e Christian De Sica, dove dietro al Dvd c’è un marchietto con scritto “film per tutti”, quindi un bambino può vederlo tranquillamente. Ecco, nel film prendono un sacchetto con una cosa bianca dentro, la distribuiscono su un vetro, ne fanno delle parti e ci danno giù di naso. Un bambino che guarda quel film può imparare a fare una cosa del genere da Massimo Boldi e Christian De Sica. Restiamo sull’argomento, perché a fare da bilancia a una canzone come Sandy c’è in tracklist L’attesa, che dietro una musicalità un po’ calypso nasconde un testo ricco di valori. Citi anche i bambini, l’infanzia è quindi un tema che ti tocca davvero? Credo che i figli siano la cosa più bella che possa capitare a una coppia che si vuole bene, credo che debbano arrivare solamente lì dove c’è veramente amore e voglia di averne e non, come succede a volte, in certe famiglie sciagurate dove i bambini vengono lasciati alla mercé del caso e della fatalità. Il mio primo mestiere è stato fare il babysitter per poche lire, a Vasto, lo facevo per i figli dei colleghi di mia madre e non è stato mai un peso, ma sempre un piacere. Io continuo ancora oggi a comprare lego, quindi un po’ bambino lo sono anch’io e l’unica frase che mi va di dire è ‘guai a chi tocca i bambini’. Io non mi sporco le mani con la gente che mi insulta, ma se vedo che qualcuno tocca un bambino e lo tratta come non lo deve trattare, sono il primo a mettersi davanti e, se serve, anche a compromettere tutto quello che di buono ho fatto nella vita. Guai a chi tocca i bambini!
Come negli altri due dischi anche in questo non mancano le intense ballate, Fragole, ciliegie e miele ne è un nuovo esempio. Nel testo dici: “Serve solo un po’ d’amore per placare il mio dolore”, sei un cacciatore d’affetti? (Ci pensa su, ndr) …io ho notato che mi innamoro facilmente, però non sono capace di gestirli questi affetti, perché basta che cali un po’ la passione e non mi sento più coinvolto. Comunque questa canzone non è dedicata a una persona che ho cercato di raggiungere e di far diventare mia, ma a una persona che stavo lasciando un po’ indietro, infatti uso il condizionale nel ritornello. Credo, però, che in ogni uomo ci sia il desiderio, dopo anni di caccia, di fermarsi e di trovare l’anima gemella. Io prima facevo il ragazzotto, il sedicenne che per fare il figo con gli amici ci provava con tutte, poi a un certo punto mi sono messo alla ricerca e mi sono detto: vediamo di capire almeno cosa sto cercando, cosa voglio. Ma ancora non l’ho capito. Nel booklet viene inquadrato un tatuaggio, posso chiederti cosa c’è scritto? Sono due iniziali, la mia e quella della ragazza cui ho dedicato Fragole ciliegie e miele. E’ un modo per dirle: “Ci sarai sempre, non cancellerò mai questo tatuaggio, anche se tu non ci sei più”. Vai alla pagina di Luca Dirisio Vai alle altre Interviste
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Scritto da Paola De Simone
Lunedì 23 Giugno 2008 13:37
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Intervista di Paola De Simone
Hai davvero lasciato solo a loro la scelta delle canzoni?
Nella stessa pagina, però, dici che hai alzato le mani contro un tipo, che forse se lo meritava, e ti sei vergognato…
Quindi se le sentissi cantate da un bambino, non ti darebbe fastidio?
Come negli altri due dischi anche in questo non mancano le intense ballate, Fragole, ciliegie e miele ne è un nuovo esempio. Nel testo dici: “Serve solo un po’ d’amore per placare il mio dolore”, sei un cacciatore d’affetti?