Non si arresta la polemica sollevata da Povia con la sua canzone Luca era gay e soprattutto con le dichiarazioni rilasciate sull'omosessualità come condizione innaturale (vedi Notizie). E Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, ribatte sull’argomento: “La canzone si prefigura come un’operazione furbissima – dice - molto ben congegnata, che fa passare un messaggio molto semplice: ragazzi guarite perché l’unica felicità sta nell’eterosessualità. Questo è un colpo durissimo ai giovani gay di questo paese, che già hanno
difficoltà nelle famiglie e nella società. Le persone non stanno male perché sono omosessuali, ma perché c’è uno stigma sociale verso l’omosessualità”. E prosegue lamentando un’imparità nel servizio mediatico: “Questa è un’operazione commerciale, ma con una grandissima eco sui media. A noi non è stata data la possibilità di rispondere ad armi pari, e intendo anche agli esperti, agli psichiatri, agli psicologi, che contestano, e giustamente, quello che si vuol far passare con questa canzone. Questa canzone dura tre o quattro minuti, ma lascia un segno”. E conclude: “A noi non interessa polemizzare con Povia, e ritengo sia improprio. A noi interessa rassicurare e far comprendere a tutta la società che l’omosessualità è una variabile naturale della sessualità e dare delle informazioni corrette". Intanto sulla questione si alza anche la voce di Imma Battaglia, leader del Di’ Gay Project: “Povia sia libero di dire ciò che vuole – afferma - tanto la sua resta solo una canzonetta. Per noi essere gay significa essere felici. Solo in Italia si può assistere ancora a un livello così basso di ignorante provocazione. E Sanremo si presta per motivi di audience a basso costo. Mentre noi dobbiamo confrontarci con la libertà di espressione”. Anche la reazione di Franco Grillini, presidente di Gaynet, non tarda ad arrivare: “Verrebbe voglia di ignorare totalmente sia Povia che Sanremo lasciando cadere questa penosa operazione di marketing nel silenzio che meriterebbe”. Fonte: Adnkronos/ANSA. Vai alla pagina di Povia Vai alle altre Notizie
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Mercoledì 21 Gennaio 2009 16:16
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Non si arresta la polemica sollevata da Povia con la sua canzone Luca era gay e soprattutto con le dichiarazioni rilasciate sull'omosessualità come condizione innaturale (vedi Notizie). E Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, ribatte sull’argomento: “La canzone si prefigura come un’operazione furbissima – dice - molto ben congegnata, che fa passare un messaggio molto semplice: ragazzi guarite perché l’unica felicità sta nell’eterosessualità. Questo è un colpo durissimo ai giovani gay di questo paese, che già hanno
difficoltà nelle famiglie e nella società. Le persone non stanno male perché sono omosessuali, ma perché c’è uno stigma sociale verso l’omosessualità”. E prosegue lamentando un’imparità nel servizio mediatico: “Questa è un’operazione commerciale, ma con una grandissima eco sui media. A noi non è stata data la possibilità di rispondere ad armi pari, e intendo anche agli esperti, agli psichiatri, agli psicologi, che contestano, e giustamente, quello che si vuol far passare con questa canzone. Questa canzone dura tre o quattro minuti, ma lascia un segno”. E conclude: “A noi non interessa polemizzare con Povia, e ritengo sia improprio. A noi interessa rassicurare e far comprendere a tutta la società che l’omosessualità è una variabile naturale della sessualità e dare delle informazioni corrette". Intanto sulla questione si alza anche la voce di Imma Battaglia, leader del Di’ Gay Project: “Povia sia libero di dire ciò che vuole – afferma - tanto la sua resta solo una canzonetta. Per noi essere gay significa essere felici. Solo in Italia si può assistere ancora a un livello così basso di ignorante provocazione. E Sanremo si presta per motivi di audience a basso costo. Mentre noi dobbiamo confrontarci con la libertà di espressione”. Anche la reazione di Franco Grillini, presidente di Gaynet, non tarda ad arrivare: “Verrebbe voglia di ignorare totalmente sia Povia che Sanremo lasciando cadere questa penosa operazione di marketing nel silenzio che meriterebbe”.