Gino Paoli incanta il pubblico romano
Scritto da Paola De Simone
Giovedì 22 Gennaio 2009 01:41
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Gino Paoli su Popon A sipario aperto, dieci musicisti si impossessano dei propri strumenti e del centro del palcoscenico, posizionati a forma di mezza luna; sulla destra un pianoforte, ed è lì che si accomoda Gino Paoli nell’anteprima della sua tournée, tenutasi questa sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma (per le altre date vedi Concerti). Elegante nell’abito e nelle movenze, il cantautore genovese inizia così il racconto della sua carriera, davanti a una sala gremita ed eccitata, che non risparmia applausi. “La gatta è il primo brano che ho scritto – dice intonandola – e solo dopo ho cominciato a scrivere canzoni d’amore, io che l’amore non so cos’è”.

L’amarcord iniziale è breve e il passaggio alle canzoni inedite del nuovo disco (Storie, nei negozi il 23 gennaio) è quasi immediato: “E queste sono le mie Storie”, dice mentre conquista il centro del palco. E via con Il marinaio (“solo lui può dare del tu al mare”), Il nome (primo singolo estratto attualmente nelle radio), Il buco (che narra, in forma favolistica, la civiltà vista con gli occhi di una bambino), Il pettirosso (racconta uno stupro ai danni di una bambina, che prova pietà davanti alla morte del vecchio che ha abusato di lei). E ancora La Signora e Mauri (dove Signora sta per morte e Mauri è un amico che non c’è più), La chiave (che, dato il titolo, i malpensanti potrebbero associare allo storico amore per Stefania Sandrelli: “Se parlerò di te, dirò che ti ho voluto tanto bene”), e così via fino alla ritmata Zanzibar.

Gli inediti rapiscono, tengono il pubblico sospeso e attento, pronto però a scomporsi alla domanda di Paoli che, terminata la presentazione del disco, chiede ai suoi musicisti: “E adesso che facciamo?”. Non tarda un primo suggerimento dalla platea: “Sassi!”. E Sassi è. Gino Paoli è visibilmente coinvolto e presente, nessun distacco, ma elargisce persino sorrisi, al suo pubblico e ancor più ai suoi storici strumentisti, cui si sono aggiunti (nel disco come nei live) gli Gnu Quartet. Da lì, ogni fine canzone una richiesta, impossibile accontentarle tutte, ma i grandi successi non mancano: da Senza fine a Che cosa c’è, da una superlativa Il cielo in una stanza a Una lunga storia d’amore, da Vivere ancora a una struggente Albergo a ore. Per finire da dove tutto era cominciato: quel La gatta che cinquant’anni fa dette il via a una carriera degna del mito.


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