Non è ancora uscito e già fa discutere il nuovo disco di Gino Paoli, intitolato Storie e nei negozi da domani. L’album contiene, infatti, un brano intitolato Il pettirosso, che narra di uno stupro di una bambina di undici anni, compiuto da un vecchio che nel brano muore, suscitando nella bimba un gesto di tenerezza. Ad allertarsi è la Commissione bicamerale per l’Infanzia, che ha oggi deciso di ascoltare il cantautore nell’ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia.
L’onorevole Mussolini, però, rassicura: “Nessuna censura all’artista, ma attenzione ai messaggi fuorvianti sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono essere molto devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono”. Nella canzone la parola perdono non c’è, ma si fa chiaramente allusione alla pietas cristiana (“E le allora lo prese fra le braccia/ con le manine gli accarezzò la faccia/ così per sempre si addormentò per riposare /come un bambino stanco di giocare”), come Paoli ha spiegato in un’intervista rilasciata al quotidiano dei vescovi Avvenire. Per il Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, è “singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un’indulgenza tutt’al più spettante alle professioni religiose”. Dello stesso avviso è il Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi, Pietro Zoccolani: “Non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l’onta di una violenza. Nemmeno la massima autorità religiosa esistente sulla faccia della terra può calarsi o interferire in un sentimento così profondamente ferito’. Per il Moige (Movimento Italiano Genitori), infine, la richiesta di indagine conoscitiva della Commisione è “positiva e dovuta”, ma Paoli ha fatto sapere che il testo è chiaro e non ha bisogno di approfondimenti.Fonte: ANSA. Vai alla pagina di Gino Paoli Vai alle altre Notizie
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Giovedì 22 Gennaio 2009 20:15
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Non è ancora uscito e già fa discutere il nuovo disco di Gino Paoli, intitolato Storie e nei negozi da domani. L’album contiene, infatti, un brano intitolato Il pettirosso, che narra di uno stupro di una bambina di undici anni, compiuto da un vecchio che nel brano muore, suscitando nella bimba un gesto di tenerezza. Ad allertarsi è la Commissione bicamerale per l’Infanzia, che ha oggi deciso di ascoltare il cantautore nell’ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia.
L’onorevole Mussolini, però, rassicura: “Nessuna censura all’artista, ma attenzione ai messaggi fuorvianti sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono essere molto devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono”. Nella canzone la parola perdono non c’è, ma si fa chiaramente allusione alla pietas cristiana (“E le allora lo prese fra le braccia/ con le manine gli accarezzò la faccia/ così per sempre si addormentò per riposare /come un bambino stanco di giocare”), come Paoli ha spiegato in un’intervista rilasciata al quotidiano dei vescovi Avvenire. Per il Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, è “singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un’indulgenza tutt’al più spettante alle professioni religiose”. Dello stesso avviso è il Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi, Pietro Zoccolani: “Non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l’onta di una violenza. Nemmeno la massima autorità religiosa esistente sulla faccia della terra può calarsi o interferire in un sentimento così profondamente ferito’. Per il Moige (Movimento Italiano Genitori), infine, la richiesta di indagine conoscitiva della Commisione è “positiva e dovuta”, ma Paoli ha fatto sapere che il testo è chiaro e non ha bisogno di approfondimenti.