Masini le manda a dire all'Italia
Scritto da Gerardo Larosa
Giovedì 19 Febbraio 2009 13:55
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Sanremo su PopOn Marco Masini non ha mezze misure e presenta a Sanremo un brano sincero, una canzone di accusa nei confronti del nostro Paese ma con un fondo di speranza, come ci ha raccontato: “Non si è mai negativi quando si è speranzosi e si crede nel futuro. È bello poter cantare le canzoni che si scrivono negli anni con tanto sacrificio e impegno e condividere le emozioni con il pubblico”, ha raccontato. “La musica è solo un mezzo per comunicare, non può bastare a cambiare il mondo. Una canzone più che trasmettere un messaggio, uno stimolo – dice il cantante toscano - io parto dall'Italia, ma non è detto che perdono le violenze alle ragazze in Germania”.

Masini invita tutti a soffermarsi più sulle canzoni e sul lavoro dell'artista al di là delle polemiche e di tutto ciò che circonda la manifestazione: “Al di là del Festival e delle polemiche, credo che una canzone debba arrivare soprattutto alla gente. Ritengo che questa canzone abbia una forza lenta e porti a una riflessione”, dice. E parlando del nuovo album in uscita, L'Italia e altre storie, approfitta per parlare dei suoi riferimenti artistici: “Dell'album in uscita questo è il pezzo più semplice. A livello di influenze, io ho subito influssi degli anni '70. Ho incominciato a suonare quando avevo quattro anni e sono stato contagiato dai Beatles immediatamente; poi, piano piano, crescendo ho imparato a conoscere le prime canzoni elettroniche grazie ai Genesis e ai Pink Floyd. Io non faccio rock – aggiunge - anche perché quello che ai miei tempi era musica rock oggi è pop e quello che era l'heavy metal ieri oggi è il nuovo rock tra virgolette”.

L'obiettivo della sua canzone, intanto, è stato raggiunto: “Molti vivono male, sento i miei amici denunciare certe paure, e raccontare quello che vivono gli altri è sempre stato il mio sogno”, dice Masini. E conclude elargendo consigli ai giovani che vogliono intraprende la sua professione: “Consiglio ai giovani d'oggi di credere nel loro lavoro e in se stessi, anche se li vedo peggio rispetto al passato, anche perché sono diventato astigmatico a quarantaquattro anni”.

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