Il Festival di Sanremo è vivo. Tutti lo dicono, tutti lo scrivono, Fabrizio Del Noce ci si riempie la bocca e Paolo Bonolis se ne fa meritato vanto. Il Festival è vivo perché a differenza degli ultimi anni, nessuno, dopo il primo giorno, ha più nominato la sua fine. Anzi, si parla già della prossima edizione, mentre ormai ci eravamo abituati all’idea che ogni anno fosse l’ultimo. Quello di quest’anno era un test, Del Noce lo ha detto più volte e con chiarezza: è questione di vita o morte. Ma dopo la prima serata la parola morte è stata bandita dalle conferenze
stampa; test brillantemente superato, dunque, da una squadra altamente competente in termini televisivi. Paolo Bonolis è uomo di grande spettacolo, un’eccellenza (tanto per usare una parola a lui molto cara) della televisione, la cui fluidità dialettica la fa da padrona in ogni contesto: mettere a tacere una polemica o riempire un vuoto in scena è cosa di estrema naturalezza per lui. Il suo Festival è stato un successo, applaudito dagli ascolti e dalla critica. E’ piaciuto a Del Noce, è piaciuto al direttore artistico musicale Gianmarco Mazzi, è piaciuto a Marco Carta che ha vinto, ma soprattutto è piaciuto al pubblico del televoto che nell’ultima serata si è fatto sentire (800mila voti), un po’ meno nei giorni precedenti (per un totale di circa un milione e cento voti). Aggiungiamo a questi dati quelli raccolti con la gara on line e moltiplichiamo il tutto per 0.75 cent, costo di ogni sms, ed ecco che lo stuolo dei soddisfatti si arricchisce della presenza della Telecom, cui è destinato il 50% dell’importo ottenuto. Ai brillanti dati d’ascolto e d’attenzione, si aggiunge anche l’importante elemento del ringiovanimento del pubblico (dato medio ultima sera: 48,12 anni). I dati parlano chiaro ed è indubbio che un passo avanti sia stato fatto, tanto che questa 59a edizione è seconda solo al Festival del 2005, sempre targato Bonolis. Se lo spettacolo ha ottenuto gli sperati numeri, se la musica è stata necessariamente centrale (come il conduttore romano ha sottolineato a ogni occasione), se ci si è divertiti tra ospiti e gag, allora il Festival possiamo seppellirlo sotto un fragoroso applauso. Ma a giochi fatti il fine di questa favola televisiva non è lieto. E non stiamo qui a parlare di quadrucci raccapriccianti come quello offerto da Povia, che ha proposto sul palco una coppia di sposi, e più che la narrazione per immagini della storia raccontata ha reso l’Ariston una succursale del family-day. No, noi stiamo parlando della canzone italiana, l’unica perdente in questo covo di vincitori. Si è fatto fatica a trovarne una, soprattutto tra gli Artisti, e il brano di Patty Pravo (E io verrò un giorno là) è parso, nel triste contesto, un’isola felice. Motivi e motivetti, più o meno inutili, hanno segnato una delle edizioni più scarse sotto il profilo melodico e contenutistico dei brani, offrendo al pubblico in ascolto canzoni inesistenti e prive di appeal. Più interessanti si sono rivelate le canzoni dalla sezione Proposte, pur mancando di spiccata originalità. Va reso comunque merito a Sanremo Lab per l’eccellente lavoro svolto, visto che due delle Proposte più interessanti (Arisa e Simona Molinari) provengono proprio dalla ex-Accademia di Sanremo. Una menzione speciale la merita Malika Ayane, tra le poche professioniste della voce di questa edizione. Tra gli Artisti più noti è giusto citare anche Francesco Renga, non per il brano destinato a un fuggevole ricordo, quanto per la prova vocale di alti livelli. Bene anche per gli Afterhours, che hanno mantenuto fede al loro stile, correndo i prevedibili rischi di esclusione dalla gara. E poi… e poi il vuoto. Un vuoto che è stato riempito (e messo a tacere nella sua eco) da uno spettacolo che ha offerto indimenticabili immagini: Lelio Luttazzi e Burt Bacharach al pianoforte, Adelmo ‘Zucchero’ e i suoi Sorapis a far festa tutti insieme, Lucio Dalla a giocare con la platea, e poi Gino Paoli, Ornella Vanoni, Pino Daniele, Riccardo Cocciante e tanta altra storia. Una serata, quella di giovedì, che ha superato di gran lunga quella canonica dei duetti dei Big, che non ha riservato, invece, grandi sorprese. Il Festival ha funzionato anche senza canzoni dunque, ed è questa la riflessione più importante che si possa fare oggi, a due giorni dalla sua chiusura ufficiale. Vai alle altre Notizie
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Scritto da Paola De Simone
Martedì 24 Febbraio 2009 11:12
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Il Festival di Sanremo è vivo. Tutti lo dicono, tutti lo scrivono, Fabrizio Del Noce ci si riempie la bocca e Paolo Bonolis se ne fa meritato vanto. Il Festival è vivo perché a differenza degli ultimi anni, nessuno, dopo il primo giorno, ha più nominato la sua fine. Anzi, si parla già della prossima edizione, mentre ormai ci eravamo abituati all’idea che ogni anno fosse l’ultimo. Quello di quest’anno era un test, Del Noce lo ha detto più volte e con chiarezza: è questione di vita o morte. Ma dopo la prima serata la parola morte è stata bandita dalle conferenze
stampa; test brillantemente superato, dunque, da una squadra altamente competente in termini televisivi. Paolo Bonolis è uomo di grande spettacolo, un’eccellenza (tanto per usare una parola a lui molto cara) della televisione, la cui fluidità dialettica la fa da padrona in ogni contesto: mettere a tacere una polemica o riempire un vuoto in scena è cosa di estrema naturalezza per lui. Il suo Festival è stato un successo, applaudito dagli ascolti e dalla critica.