Federico Salvatore: “Sono un Pulcinella più sapiens e meno audience”
Scritto da Gerardo Larosa
Lunedì 14 Settembre 2009 20:00
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Federico Salvatore su Popon Allontanatosi dagli schermi televisivi dopo il grande successo di Azz, Federico Salvatore non ha mai smesso di regalare al pubblico canzoni dal suo buen retiro napoletano. È infatti uscito da poco il suo ultimo disco, intitolato Fare il napoletano... stanca! (Arancia Records), “una metafora resa visibile dalla copertina dell'album stessa, che raffigura un Pulcinella, simbolo per eccellenza di Napoli e della napoletanità, però questa volta nero”, ha raccontato lo stesso Salvatore ai microfoni di Popon. “È il Pulcinella interiore di un artista cinquantenne, che ha deciso di auto psicanalizzarsi attraverso le proprie composizioni - rivela il cantante - A un Pulcinella classico, astuto e scaltro, comicamente drammatico e drammaticamente comico, come sono stato io per parecchi anni durante il periodo di Azz, a chi sfrutta la sua ruffianeria come mezzo di sopravvivenza per ingraziarsi il pubblico e soprattutto il padrone politico e privato, ora nel 2009 rispondo con un Pulcinella più sapiens e meno audience”.

Salvatore descrive, poi, la precaria condizione della sua città e lo fa con una vena di tristezza: “Mi ha addolorato il pensiero che avremmo potuto vincere l'Oscar per la camorra (riferendosi alla candidatura del film Gomorra, ndr) e così dopo aver letto il romanzo di Roberto Saviano ho scritto il brano La rosa sbocciata nera, una favola grottesca con un finale ottimistico per il futuro di Napoli – racconta - Qui tocca resistere più che esistere, altra condizione ormai di napoletani stanchi”. La camorra come piaga sociale, apparentemente indelebile, ma alla domanda sulla possibilità di una soluzione del problema, Federico Salvatore risponde candidamente: “Ci dovrebbe essere prima di tutto l'intervento dello Stato, ma soprattutto la soluzione dovremmo trovarla noi napoletani. Non mi sento però all'altezza di poter proporre vie di uscita al problema. Sono solo un cantautore e osservatore attento, perché vivo nella mia città, che non ho mai lasciato anche nei momenti di grande successo ed esposizione televisiva”.

Ne Il monumento, “tarantella di storia patria”, come lui l'ha definita, si è ispirato ai poemetti in vernacolo di Ferdinando Russo e Angelo Manna. Quest'ultimo, “giornalista che seguivo su una tv locale con il suo Tormentone, è stato il primo ad aprirmi la mente grazie a certi libri di storia che non sono stati letti dalla maggior parte dei napoletani, dimostrando che generalmente la storia la scrive chi vince, mai chi perde”. Letture che l'hanno portato a una svolta artistica rispetto agli esordi più cabarettistici, “anche se non penso di aver subito un cambiamento così netto”, dice. “Nel 1995, per esempio, in Azz c'era un pezzo intitolato Lo zio, che parla di separazione, così come nel successivo Il mago di azz c'era Sulla porta, con cui nel 1996 andai a Sanremo, portando per la prima volta su quel palco il tema dell'omosessualità – racconta - Io credo di essere un comunicatore e ho mostrato sempre due facce. Spero di riuscire a comunicare delle emozioni: alcune ti fanno sorridere, altre invece ti fanno riflettere”.

E a proposito di quel Sanremo del '96, qualche sassolino nella scarpa gli è rimasto: “Per me fu un traguardo raggiungere Sanremo così all'improvviso, dal giorno alla notte. Mi chiamò Pippo Baudo e per me fu una grande soddisfazione. Rimasi però un po' deluso – svela - Al di là delle polemiche sulla canzone, che successivamente fu capita e apprezzata da tutti, notai un ribaltamento della situazione: dal terzo posto in classifica, nella prima serata, passai al tredicesimo nella finale. Ho capito che forse davo fastidio a qualcuno, ma non so a chi. Ho avuto questa sensazione, così da quel momento ho deciso di starmene lontano dal mondo televisivo”. Nel frattempo sta preparando nuovi progetti: “Sto cercando di entrare nei circuiti teatrali anche se incontro delle difficoltà. Anche il teatro è un po' politicizzato. Io, poi, non mi sono mai schierato da nessuna parte. Mi ritengo scherzando un Pulcinella monarchico costituzionale. Anche perché penso che la Destra e la Sinistra siano due sorelle in menopausa”. Un appuntamento da segnare sul calendario, invece, è quello del concerto che terrà a Roma giovedì 29 ottobre nel locale Stazione Birra: “Lì ci hanno suonato grandi come Steve Hackett - racconta entusiasta - Arrivare a Roma in questo locale così ambito mi mette tanta adrenalina addosso. Roma è una città che mi ha adottato e mi sta regalando delle gratificazioni dal punto di vista artistico”.

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