Andrea Febo ricomincia da Ramazzotti
Scritto da Sabrina Patilli
Martedì 29 Settembre 2009 12:43
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Andrea Febo su Popon Lo lasciammo al Festival di Sanremo nel 2002, quando gareggiò tra i giovani, e lo ritroviamo oggi, cresciuto, spontaneo, diretto e solare: è Andrea Febo, classe ’75, con un nuovo disco tra le mani. Per l’occasione lo abbiamo incontrato a Milano e subito ci ha raccontato che questo nuovo Ep, intitolato Febo, gode di un padrino d’eccezione, Eros Ramazzotti. “L’incontro è avvenuto tramite MySpace – ci dice - come tutti ho messo una foto e due canzoni e dopo circa tre mesi sono stato contattato da lui. Ovviamente pensavo fosse qualcun altro, mi ha mandato un messaggio privato, mi ha chiesto l’amicizia, ho accettato e mi ha detto ‘complimenti ragazzo, sei bravo’. Io pensavo fosse qualcuno che gestisse un suo fan club e invece poi mi ha riscritto ‘no sono io, questo è il mio numero fanne buon uso’. C’ho messo una mesata prima di richiamarlo! Mi ha risposto lui e mi ha detto di venire a Milano. Il giorno dopo ero lì. E così è iniziato tutto. Una cosa semplicissima, troppo semplice per essere reale. Però è così”. La passione per la musica Andrea ce l’ha sin da piccolo: “Quando ero bambino i ragazzini andavano a giocare a calcetto – ci racconta - io avevo la chitarra e mi piaceva suonarla a casa”. Per lui la musica rappresenta una ragione di vita, più che una semplice passione, e ci svela di ascoltare, in tutta serenità, i Metallica ma anche Frank Sinatra, dice di apprezzare i testi di Jovanotti ma anche quelli di Tiziano Ferro: “Se mi piace un artista non m’interessa il suo percorso né il suo viso”, precisa. Insomma, Andrea non ama le etichette: ama la musica senza alcun pregiudizio.

La semplicità è per lui una sorta di manifesto del suo modo di essere, un valore al quale si affida con fermezza: “Io penso che quando un artista riesce a comunicare qualcosa è perchè è semplicemente se stesso. Lo vedi quando qualcuno è artefatto. Non puoi prendere in giro la gente, se ne accorge. Diciamo la verità e soprattutto siamo noi stessi”. La verità che vuole diffondere Andrea con le sue canzoni, soprattutto rimarcata all’interno di Dov’è la terra promessa, primo singolo estratto, è più che altro un invito alle nuove generazioni ad agire, a fare qualcosa perché nulla sia dato per scontato: “Tutto deve partire da noi – dice - siamo noi a fare la società. Se vogliamo migliorarla non dobbiamo puntare il dito contro nessuno, né contro la politica né contro chi comanda. Tutto deve partire dalle piccole cose giornaliere, allora sì che riusciremo a migliorare un po’ la nostra società. Io spero che il mondo cambi, non solo l’Italia. Ci sono cose veramente orribili. Dobbiamo mettercela noi la forza, le nuove generazioni. Dobbiamo essere onesti prima con noi stessi. Se siamo noi a fregarcene, come fanno i politici a cambiare la terra?”. In un mondo nel quale si fa fatica a credere in un futuro roseo, in un mondo che sempre di più somiglia a una Giungla (come intitola il secondo singolo estratto dall’Ep) l’unica arma che dovremmo avere in mano, secondo il giovane cantante, è il coraggio di essere senza fingerci qualcos’altro.

In questo quadro sociale non propriamente felice, però, qualcosa su cui riporre le nostre speranze c’è, ed è proprio la musica. Andrea si dichiara ottimista ed è convinto che, riuscendo a dire liberamente quello che si pensa e non avendo paura a mostrarsi per come si è realmente, molti giovani cantautori potrebbero finalmente godere del successo sperato. “Nessun pregiudizio se questo successo dovesse venire con un talent show televisivo - sottolinea - l’importante è riuscire a sfruttare l’occasione usando la testa”. Lo salutiamo con una battuta sul Sanremo che fu: “Quella è stata la mia prima esperienza vera. L’ho approcciata in modo superficiale, facendo stupidaggini che oggi non rifarei e mi comporterei in modo differente. Lo rifarei, certo, ma questa volta essendo me stesso veramente”.

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