Gianluca Pellerito, suonare è un gioco
Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 20 Ottobre 2009 10:47
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Gianluca Pellerito su Popon Gianluca Pellerito, quindici anni, batterista. Stasera, 20 ottobre, farà “rullare i tamburi” sul palco del Blue Note di Milano, capogruppo di una band di professionisti blasonati, ultra quarantenni: Gigi Cifarelli (chitarra), Davide Ghidoni (tromba), Francesco Puglisi (basso), Luca Meneghello (chitarra), Sade Mangiaracina (piano) e Michael Rosen (sax), per un concerto intitolato Il jazz a modo mio. Proprio così, il giovane batterista palermitano ha già “un suo modo” di intendere e interpretare la musica, un “groove” che è stato riconosciuto e apprezzato da mostri sacri della musica, come Peter Erskine e Alex Acuna, tanto per fare due nomi. Lo abbiamo raggiunto durante le prove dello spettacolo, e ci ha raccontato l'avventura che sta vivendo, ora che la sua carriera vive un crescendo di popolarità.

“Tutto è cominciato quasi per caso – racconta a PopOn – o per fortuna, se vogliamo dire così. A quattro anni ho scoperto la batteria che mio padre aveva in casa e ho cominciato ad appassionarmi”. Una passione che unita al talento, lo ha portato a frequentare la Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics già a otto anni. “E stata un'esperienza molto importante – confessa il giovane batterista – perché lì ho imparato molte cose. E quando sono tornato a Palermo, alla scuola di musica internazionale mi hanno accolto a braccia aperte e quindi ho deciso di continuare”. A dieci anni, Gianluca comincia una serie di collaborazioni importanti, tra cui quella con il Brass Group. Il suo nome comincia a circolare e questo gli consente di collezionare ospitate importanti: è special guest al concerto con l'orchestra di Nick the Nightfly e con i Dirotta Su Cuba. Poi arriva Fiorello, lo ospita nella sua trasmissione e così lo scopre anche il mondo della televisione. “E' stata l'esperienza più bella della mia vita – ci racconta con entusiasmo – perché ho conosciuto Fiorello, che è uno dei miei miti, e perché lì ho incontrato per la prima volta Michael Rosen, che è diventato uno dei miei più cari amici, oltre che il mio direttore artistico”.

Può sembrare strano che un adolescente si ritrovi a suonare jazz, piuttosto che pop o rock, eppure è il risultato di un processo naturale: “Nella mia famiglia si ascolta da sempre molta musica - ci conferma - soprattutto il funk e il latin, che sono i generi che preferisco. Io comunque ascolto tutto; l'unica cosa che non mi piace è il rock duro, quello pesante. Guardo anche Amici della De Filippi. Mi piace: stimo molto gli insegnati di canto, ma anche delle altre discipline”. Un enfant prodige senza eccentricità e senza imposizioni ferree: “A scuola vado piuttosto bene, - dice - ho molti amici e tutti i compagni fanno il tifo per me. A casa mi diverto con il computer, i videogame, e poi ovviamente faccio i compiti e studio la batteria”. Neppure quando gli chiediamo se ha fatto qualche sacrificio, se si è privato di qualcosa, riusciamo a scalfire la sua serenità: “Forse mi sono privato di un po' del tempo dedicato al gioco. Però se ci penso bene in quel tempo ho suonato, e forse mi sono divertito di più”.

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