Esce oggi il nuovo disco di Roberto Vecchioni, che prende il titolo da In cantus, spettacolo da lui tenuto in luoghi sacri lo scorso anno. L’album si compone di grandi successi come Samarcanda, Luci a San Siro e Sogna ragazzo sogna (singolo di lancio), intercalati con arie di Rachmaninoff o di Vivaldi. Musica leggera e musica classica, dunque, che si incrociano in quattordici brani registrati dal vivo. Vecchioni ha definito questo nuovo lavoro “un album che non vuole fare retorica, bensì sfidare il senso della musica. Ho 66 anni – prosegue il professore - e una lunga
carriera di canzoni d’autore alle spalle. Ho voglia di fare degli esperimenti, e mischiare dei generi è stata un’idea fulminante, nonché una sfida divertente”. Un album mistico (“anche se io sono profondamente laico e, pur credente, non mi aggrappo a quello che viene dopo”), ma anche politico: “E da alcune parole lo si capisce – commenta Vecchioni - Ma per fare politica basta dire cose semplici e chiare”. Nato da un’idea del maestro Beppe D’Onghia, il disco osa anche adagiare testi, appositamente scritti, su composizioni classiche: “Le parole sono in grado di dare una valenza nuova alla musica, togliendo la patina triste dalla Patetica di Tchaikovsky o cambiando il significato delle Quattro stagioni di Vivaldi”. Ma Vecchioni rassicura tutti coloro che lo amano come cantautore: “Sono convinto che, anche se continuerò a sperimentare, il mio prossimo inedito sarà da cantautore”.Fonte: ANSA. Vai alla pagina di Roberto Vecchioni Vai alle altre Notizie ![]()
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Venerdì 30 Ottobre 2009 15:20
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Esce oggi il nuovo disco di Roberto Vecchioni, che prende il titolo da In cantus, spettacolo da lui tenuto in luoghi sacri lo scorso anno. L’album si compone di grandi successi come Samarcanda, Luci a San Siro e Sogna ragazzo sogna (singolo di lancio), intercalati con arie di Rachmaninoff o di Vivaldi. Musica leggera e musica classica, dunque, che si incrociano in quattordici brani registrati dal vivo. Vecchioni ha definito questo nuovo lavoro “un album che non vuole fare retorica, bensì sfidare il senso della musica. Ho 66 anni – prosegue il professore - e una lunga
carriera di canzoni d’autore alle spalle. Ho voglia di fare degli esperimenti, e mischiare dei generi è stata un’idea fulminante, nonché una sfida divertente”. Un album mistico (“anche se io sono profondamente laico e, pur credente, non mi aggrappo a quello che viene dopo”), ma anche politico: “E da alcune parole lo si capisce – commenta Vecchioni - Ma per fare politica basta dire cose semplici e chiare”. Nato da un’idea del maestro Beppe D’Onghia, il disco osa anche adagiare testi, appositamente scritti, su composizioni classiche: “Le parole sono in grado di dare una valenza nuova alla musica, togliendo la patina triste dalla Patetica di Tchaikovsky o cambiando il significato delle Quattro stagioni di Vivaldi”. Ma Vecchioni rassicura tutti coloro che lo amano come cantautore: “Sono convinto che, anche se continuerò a sperimentare, il mio prossimo inedito sarà da cantautore”.