Edizione tiepida del Premio Pigro, e Povia polemizza sui giornalisti
Scritto da Massimo Giuliano
Venerdì 04 Dicembre 2009 22:12
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Ivan Graziani su Popon Potremmo definirla un’edizione transitoria, quella con cui il “Premio Pigro – Omaggio a Ivan Graziani” ha spento dodici candeline. Sì, perché l’annata 2009 non sarà di certo ricordata tra quelle che passeranno alla storia della manifestazione, specie considerando i trascorsi blasonati che tale rassegna può vantare. Purtroppo ciò che stavolta ha falcidiato il Premio Pigro (rischiando, fino all’ultimo, di farlo saltare) è stata la mancanza di fondi: ecco perché le serate sono state ridotte a un unico appuntamento, andato in scena ieri sera presso il Teatro Comunale di Teramo, ed ecco anche perché (forse) il livello dei Giovani in gara non è stato eccelso. Ascoltando i vari concorrenti, infatti, veniva da pensare a scelte fatte velocemente e in maniera approssimativa, nonostante dietro ci fosse una più che qualificata giuria selezionatrice. Alla fine ha trionfato la meno peggio, Emanuela Amoroso in arte Manù, che con Effetto Serra ha proposto un buon pop easy listening e messo in mostra una voce, se non potente, quanto meno appariscente. Luigi Farinaccio, cantautore non particolarmente originale, si è meritato una menzione per il miglior testo grazie a un’idea lodevole: omaggiare il poeta John Fante con Good night John. Il premio per la miglior musica è andato, infine, a Gerardo Attanasio per La rivoluzione, brano pop-rock accattivante quanto basta.

La serata, condotta da Matilde Brandi, si è aperta con Filippo Graziani accompagnato dalla Corale Giuseppe Verdi in una suggestiva reinterpretazione di Gran Sasso. Filippo ha colto l’occasione per presentare il progetto Viaggi e intemperie, con cui sta girando l’Italia assieme al fratello Tommy riproponendo le canzoni del padre: “Dopo tanti anni, io e Tommy ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che era arrivato il momento che fossimo noi a fare qualcosa. Non volevamo più essere solo dei turisti. E così, ‘Viaggi e intemperie’ è diventato un modo per portare queste canzoni a rivivere”. Il Sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, una volta salito sul palco, ha confermato che per il Pigro 2009 ci sono stati dei problemi organizzativi: “Alla fine – ha detto – Ivan Graziani è stato più forte delle difficoltà, e ce l’abbiamo fatta. La prossima edizione, tuttavia, sarà migliore, e inizieremo da subito a lavorarci”. Anche alla luce di questi ostacoli da superare puntualmente ogni anno, va dato atto alla grande tenacia di Anna Graziani, la vedova di Ivan, che ieri sera era ovviamente in prima linea e ha ricevuto, oltre ai meritati applausi, anche una targa ricordo. Se in questa edizione ci sono state delle pecche possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che la colpa non è stata sua.

Scorrono via senza troppe emozioni le esibizioni dei Toromeccanica, vincitori del premio della critica “Ivan Graziani” al Festival Show di Verona, Daniel Meguela, cantautore romano di origini spagnole, e Danilo Luce, che ha scritto una canzone sul terremoto: Torno a vivere (a L’Aquila). I primi veri brividi arrivano con l’ensemble Ivan in Jazz, rilettura in chiave improvvisata delle canzoni di Ivan da parte di Luigi Candelori, Marco Di Natale, Michele Matteucci e Sabatino Matteucci. Molto interessante la loro versione de Il chitarrista. “Abbiamo cercato – ha dichiarato Candelori – di preservare l’essenza della musica di Ivan non deturpandola, ma riproponendola in una chiave diversa. Io ho avuto la fortuna di conoscere Ivan Graziani e ne sono onorato: ha sempre portato alta la sua teramanità”. Va ancora meglio con Ellade Bandini, Ares Tavolazzi e Pier Mingotti, che – in un’edizione dedicata allo strumento del basso – si esibiscono in una performance semplicemente perfetta, citando anche Lugano addio. Ciò dimostra che è stato il jazz il vero valore aggiunto di una serata tutto sommato modesta. Prima di congedare il trio, Anna Graziani consegna a Tavolazzi e Mingotti un premio per ricordare il grande bassista Beppe Quirici, e la manifestazione si avvia alla conclusione con Povia.

Apriti cielo. E’ proprio Povia, infatti, che mette un po’ di sale su una scaletta non particolarmente vivace: il cantautore si presenta da solo con la sua chitarra e attacca Vorrei avere il becco, con cui vinse Sanremo 2006, per poi presentare un brano intenso e profondo, Maledetto sabato, scritto ripensando a un incidente stradale che nel 1992 coinvolse lui e il suo migliore amico (quest’ultimo morì proprio in quella circostanza). I due avevano bevuto troppo, e Povia ne approfitta per sensibilizzare i presenti sull’importanza di queste tematiche, ricordando che nessuno deve pensare di avere in mano la propria vita e che perciò non bisogna abusare di droga e alcol. Fin qui nulla da eccepire. Anche i timidi fischi su Luca era gay, con relativa spiegazione di Povia sul reale messaggio della canzone, ci stanno tutti. Ciò che invece va oltre il limite è la discriminazione che l’artista, evidentemente in veste polemica, si mette a fare improvvisamente contro tutta la categoria dei giornalisti, che lui chiama “Pennivendoli di regime” perché sarebbero una massa di individui che scrivono in base all’orientamento politico del loro giornale di appartenenza. Non contento, accenna anche un pezzo contro i giornalisti che si conclude con un bel vaffanculo rivolto ai comunisti con i soldi in tasca. Povia si riprende in corner concludendo con I bambini fanno oh che sconfina in Firenze – canzone triste di Ivan Graziani. Qualche scambio di battute con Matilde Brandi, la richiesta di una legge sulla musica, una citazione a sproposito di Giorgio Gaber, e poi i saluti. Si va tutti a casa. Sperando che con la prossima edizione il Pigro torni a volare, ritrovando quella collocazione alta che gli spetta di diritto nell’ambito della canzone d’autore italiana.

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