Quella di Nicolas Bonazzi è un’autentica favola a lieto fine. Bolognese, classe 1982, una laurea in Comunicazione Pubblica a pieni voti, il lavoro come cuoco nell’albergo di famiglia e una chitarra che lo segue nei suoi frequenti viaggi a New York in cerca di ispirazione. Nicolas è arrivato fra i giovani di Sanremo tutto solo. “Durante le selezioni - racconta a PopOn con un sorriso - ero l’unico a non avere con me un manager a seguirmi”. Solo a cose fatte è arrivato Claudio Cecchetto, conosciuto per un caso del tutto fortuito e strampalato: un demo
lasciato da sua madre a un ospite dell’albergo (rivelatosi poi il dentista di Cecchetto). Quando il produttore lo ha contattato per complimentarsi, Nicolas gli ha rivelato la tentazione di partecipare a Sanremo. “Lui mi ha risposto con una metafora convincente: il Festival è come la lotteria, e se non compri un biglietto non saprai mai se avresti potuto vincere. Allora ho giocato”. Da quando ha vinto davvero, la sua vita è stata stravolta in pochi giorni: è arrivata la Sony, che produrrà il suo primo Ep, poi le prove a Sanremo, e l’interesse improvviso dei media al suo brano. Da allora il patto con se stesso è stato “continuare a non capirci nulla”. Tecnica indispensabile, spiega, per non farsi vincere da un’emotività che lo domina da sempre, e che Nicolas mette alla base di tutta la sua ispirazione, in coppia nientemeno che con la sociologia e con l’atmosfera di New York. “Le mie canzoni vengono fuori perché devono farlo: nascono dalla mia vita di tutti i giorni, che è spesso dominata dell’emotività, e da un certo fascino per l’introspezione. In più, posso dire che gli studi che ho fatto mi hanno cambiato la mente: dalla sociologia ho imparato a guardare le cose che accadono attorno a me, e le emozioni che mi suscitano, attraverso un punto di vista esterno e privilegiato”. E New York? “E’ il posto ideale dove sedersi per strada e mettersi a suonare, sicuro che la gente si fermerà ad ascoltare”. Il brano che Nicolas Bonazzi porterà a Sanremo si intitola Dirsi che è normale, ed è nato proprio negli States. “E’ un brano intimista” confida “scritto qualche anno fa di getto, dapprima in inglese, poi in italiano. L’ho tenuto nel cassetto tutti questi anni in attesa di un’occasione, ed eccola qui”. Vai alla pagina di Nicolas Bonazzi Vai alle altre Notizie ![]()
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Scritto da Simone Arminio
Venerdì 12 Febbraio 2010 16:00
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Quella di Nicolas Bonazzi è un’autentica favola a lieto fine. Bolognese, classe 1982, una laurea in Comunicazione Pubblica a pieni voti, il lavoro come cuoco nell’albergo di famiglia e una chitarra che lo segue nei suoi frequenti viaggi a New York in cerca di ispirazione. Nicolas è arrivato fra i giovani di Sanremo tutto solo. “Durante le selezioni - racconta a PopOn con un sorriso - ero l’unico a non avere con me un manager a seguirmi”. Solo a cose fatte è arrivato Claudio Cecchetto, conosciuto per un caso del tutto fortuito e strampalato: un demo
lasciato da sua madre a un ospite dell’albergo (rivelatosi poi il dentista di Cecchetto). Quando il produttore lo ha contattato per complimentarsi, Nicolas gli ha rivelato la tentazione di partecipare a Sanremo. “Lui mi ha risposto con una metafora convincente: il Festival è come la lotteria, e se non compri un biglietto non saprai mai se avresti potuto vincere. Allora ho giocato”. Da quando ha vinto davvero, la sua vita è stata stravolta in pochi giorni: è arrivata la Sony, che produrrà il suo primo Ep, poi le prove a Sanremo, e l’interesse improvviso dei media al suo brano. Da allora il patto con se stesso è stato “continuare a non capirci nulla”. 