Avete presente la pioggia di petali e fiori che spesso accompagna scene dei cartoni animati giapponesi? Si tratta della Mandara, una figura allegorica ben augurale, che ha origini buddiste (si trova nel “Sutra del loto”). A rivelarcelo è stato Gennaro De Rosa, percussionista, già musicista del Parto delle nuvole pesanti, che ha deciso di chiamare proprio così, Mandara, il suo progetto discografico. “All’inizio – racconta De Rosa a PopOn – Mandara era anche il nome di una band che avevo fondato, prima che decidessi di proseguire con un discorso
più personale”. Il progetto di cui parla nasce nel 1998, con l’intento di unire sonorità “world” con la musica elettronica di discendenza tedesca. Da quell’anno in poi il percorso artistico di Gennaro De Rosa, la sua biografia, si confonde con quella di Mandara, che diventa quasi il nome artistico con cui si presenta quando vuol lasciar parlare il sé intimo. Se Gennaro resta il musicista che suona con il Parto delle nuvole pesanti, i 99 Posse, Peppe Voltarelli, che partecipa alle piéce teatrali del progetto Kripton, Mandara si incammina in un percorso parallelo di sperimentazione e ricerca, produce tre album (Bisanzio nel 2001, Alatul nel 2004 e l’omonimo Mandara di recentissima uscita) e scrive colonne sonore e accompagnamenti musicali per immagini. Quasi come se De Rosa operasse una scissione tra virtù e espressione, tra mestiere e arte. Il nuovo disco, ad esempio, è nato lentamente, a ben sei anni di distanza dal precedente: “Non avevo esigenze di produrre un disco. Ci ho messo tre anni, - racconta Gennaro De Rosa - ma non tre anni di studio di registrazione – precisa - bensì un periodo di incontri, che alla fine ho deciso di registrare in un disco, come chiusura di un percorso. Se ci fai caso – continua il musicista calabrese – il disco non ha nemmeno un formato standard, per quanto abbia cercato una maggiore apertura verso l’ascoltatore, rispetto al lavoro precendente”.
Le esperienze di cui parla De Rosa si ritrovano rievocate nei nove brani dell'album attraverso i suoni e le voci dei numerosi ospiti: il sassofonista Gianfranco De Franco, il jazzista Marco Zurzolo, Amy Denio, musicista della scena alternativa statunitense, il rapper Kiave, la banda musicale della Città di Corigliano, il musicista tunisino Marzouk Mejiri, Alessandro Castriota Scanderberg, l'attore-cantante statunitense Jay Bethay Simba e Narajan Chandra Adhykari, musicista del bengala, esponente del movimento Baul.
C'è anche Peppe Voltarelli, che in Apfelsaft fa rivivere le atmosfere degli italiani emigrati in terra teutonica. “In realtà – spiega De Rosa - il testo di Peppe era una lettera che lui stesso mi scrisse in un periodo molto particolare per me. Sono quasi le parole di un fratello maggiore che scrive a quello minore. Mi diceva: canterai… e infatti così è andata”. Il titolo dello stesso brano, invece, deriva da un aneddoto: “Un mio amico che ora ha 65 anni – racconta - emigrò in Germania come musicista. Incontrò una prostituta e si beccò una malattia venerea. Spaventatissimo, si recò dal medico che lo rassicurò, ma gli intimò: ‘Nnicht beer, drink apfelsaft’ (niente birra, bevi succo di mela, ndr).” Altro ospite di prestigio è Lino Vairetti, leader degli Osanna, storica band degli anni settanta, con cui Gennaro De Rosa duetta proprio in una cover del gruppo, L'uomo. “Ho scelto di fare questo brano – racconta De Rosa a PopOn - perché gli Osanna sono stati l'unico gruppo del rock-prog di quegli anni che è riuscito a mettere nella sua musica la world in senso lato. E poi ho conosciuto Lino Vairetti con cui si è creata una bella sintonia”. C'è spazio anche per un'amara ironia sulla guerra: B. B. ‘The kings’, ad esempio, racconta l'infausta amicizia di due potenti, accomunati dall'iniziale del nome (la B appunto) e da un insano amore per la cattiva politica. Potrebbero essere Bush e Blair o Berlusconi e Bertolaso. De Rosa nel brano non esplicita la loro identità e non si sbilancia nemmeno con noi: “B. B. ‘The kings’ - rivela - si riferisce a tanti: parte da uno scritto di Nostradamus, per cui un giorno sulla terra arriveranno i fratelli B, e cambieranno le sorti della nostra società”.
C'è grande attenzione al testo, dunque, cosa che risulta evidente anche dalla scelta di musicare dei versi di William Burroughs (Hassan I Sabbah) e da una citazione di Tiziano Scarpa contenuta nel libretto. Un'attenzione che però non sottrae nulla alla ricchezza di espressività del suono, che accompagna in viaggi favolosi tra l'oriente e l'occidente. Un universo raccontato dalla terra calabrese, dove De Rosa ha scelto di lavorare e addirittura insediare la MK Records, etichetta indipendente: “Nella struttura del calabrese – racconta il musicista - c’è una specie di incapacità ad associarsi, dell’inseguire obiettivi insieme, come invece successe a Napoli negli anni ‘90 (Vedi gli Almamegretta, i 99 Posse e tutto quello che è arrivato dopo). Le difficoltà sono date dal fatto che la Calabria è distante fisicamente dal resto dell’Italia. La Sicilia ad esempio, per il fatto di essere isola ha sviluppato la collaborazione tra le persone, è stato un fatto naturale. Noi con MK records – continua - stiamo cercando di produrre musica di molti artisti, con lo stesso trasporto che avremmo come se fosse musica nostra. Ci sono molte realtà interessanti in Calabria. Io ci credo molto, sennò non avrei intrapreso questa strada. La musica può essere anche un lavoro che ti dà da vivere; bisogna che i ragazzi calabresi lo comprendano e ci investano”. Vai alle altre Notizie
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Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 13 Aprile 2010 09:00
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Avete presente la pioggia di petali e fiori che spesso accompagna scene dei cartoni animati giapponesi? Si tratta della Mandara, una figura allegorica ben augurale, che ha origini buddiste (si trova nel “Sutra del loto”). A rivelarcelo è stato Gennaro De Rosa, percussionista, già musicista del Parto delle nuvole pesanti, che ha deciso di chiamare proprio così, Mandara, il suo progetto discografico. “All’inizio – racconta De Rosa a PopOn – Mandara era anche il nome di una band che avevo fondato, prima che decidessi di proseguire con un discorso
più personale”. Il progetto di cui parla nasce nel 1998, con l’intento di unire sonorità “world” con la musica elettronica di discendenza tedesca. Da quell’anno in poi il percorso artistico di Gennaro De Rosa, la sua biografia, si confonde con quella di Mandara, che diventa quasi il nome artistico con cui si presenta quando vuol lasciar parlare il sé intimo. Se Gennaro resta il musicista che suona con il Parto delle nuvole pesanti, i 99 Posse, Peppe Voltarelli, che partecipa alle piéce teatrali del progetto Kripton, Mandara si incammina in un percorso parallelo di sperimentazione e ricerca, produce tre album (Bisanzio nel 2001, Alatul nel 2004 e l’omonimo Mandara di recentissima uscita) e scrive colonne sonore e accompagnamenti musicali per immagini. Quasi come se De Rosa operasse una scissione tra virtù e espressione, tra mestiere e arte. Il nuovo disco, ad esempio, è nato lentamente, a ben sei anni di distanza dal precedente: “Non avevo esigenze di produrre un disco. Ci ho messo tre anni, - racconta Gennaro De Rosa - ma non tre anni di studio di registrazione – precisa - bensì un periodo di incontri, che alla fine ho deciso di registrare in un disco, come chiusura di un percorso. Se ci fai caso – continua il musicista calabrese – il disco non ha nemmeno un formato standard, per quanto abbia cercato una maggiore apertura verso l’ascoltatore, rispetto al lavoro precendente”.
C'è anche Peppe Voltarelli, che in Apfelsaft fa rivivere le atmosfere degli italiani emigrati in terra teutonica. “In realtà – spiega De Rosa - il testo di Peppe era una lettera che lui stesso mi scrisse in un periodo molto particolare per me. Sono quasi le parole di un fratello maggiore che scrive a quello minore. Mi diceva: canterai… e infatti così è andata”. Il titolo dello stesso brano, invece, deriva da un aneddoto: “Un mio amico che ora ha 65 anni – racconta - emigrò in Germania come musicista. Incontrò una prostituta e si beccò una malattia venerea. Spaventatissimo, si recò dal medico che lo rassicurò, ma gli intimò: ‘Nnicht beer, drink apfelsaft’ (niente birra, bevi succo di mela, ndr).” Altro ospite di prestigio è Lino Vairetti, leader degli Osanna, storica band degli anni settanta, con cui Gennaro De Rosa duetta proprio in una cover del gruppo, L'uomo. “Ho scelto di fare questo brano – racconta De Rosa a PopOn - perché gli Osanna sono stati l'unico gruppo del rock-prog di quegli anni che è riuscito a mettere nella sua musica la world in senso lato. E poi ho conosciuto Lino Vairetti con cui si è creata una bella sintonia”. C'è spazio anche per un'amara ironia sulla guerra: B. B. ‘The kings’, ad esempio, racconta l'infausta amicizia di due potenti, accomunati dall'iniziale del nome (la B appunto) e da un insano amore per la cattiva politica. Potrebbero essere Bush e Blair o Berlusconi e Bertolaso. De Rosa nel brano non esplicita la loro identità e non si sbilancia nemmeno con noi: “B. B. ‘The kings’ - rivela - si riferisce a tanti: parte da uno scritto di Nostradamus, per cui un giorno sulla terra arriveranno i fratelli B, e cambieranno le sorti della nostra società”.