Si chiama “Un solo mondo”, e riprende il titolo di una delle ultime composizioni di Claudio Baglioni. E' un interessante progetto di educazione interculturale presentato oggi (21 maggio) a Roma, da Andrea Ceccherini e Claudio Baglioni, l’uno Presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani Editori, l'altro nel ruolo di promotore del progetto O’Scia. L'iniziativa pone al centro il tema dell’integrazione, promuovendo soprattutto il valore del dialogo e del confronto. Intento dichiarato è quello di far
maturare, soprattutto fra i giovani, una maggiore consapevolezza che si fondi sul rispetto reciproco: due termini così difficili da pronunciare oggi e ancor di più da mettere in pratica.
A parlare è il Claudio Baglioni ideatore e promotore di O’Scia, festival annuale che si svolge a Lampedusa a fine estate per porre l’attenzione dei media e del mondo della politica sul difficile tema dell’immigrazione. Secondo il cantautore romano gli artisti tutti, e i musicisti in particolare, dovrebbero, in una metafora a lui molto cara, essere come i “trombettieri” che suonano la carica in battaglia. E che, attraverso l’attenzione che possono catalizzare, sottolineano e mettono in luce problemi che stanno loro a cuore. “I veri soldati – continua Baglioni – sono altri, quelli che poi combattono tutti i giorni nel quotidiano. Il prossimo non deve essere qualcosa da cui fuggire, anzi, è la nostra reale unica speranza. Il futuro è l’unico antidoto al presente, soprattutto quando il presente non è quello che vorremmo”.Il 'prossimo' è anche quello che Baglioni sta incontrando in questo suo ultimo tour internazionale, che concluderà la sua prima parte a Londra il prossimo 29 maggio, e che gli ha fatto comprendere quante idee di viaggio diverse possano esistere, e quanto gli italiani nella loro storia, anche recente, abbiano viaggiato per trovare situazioni di vita migliori. “Proprio noi italiani - sottolinea il cantautore - che sappiamo cosa vuol dire abbandonare la propria terra ed emigrare, proprio noi sembriamo soffrire oggi di questa mancanza di coerenza mnemonica, dimenticando quello che è accaduto ai nostri padri, ai nostri nonni”. “Il nostro è un Paese che ha smesso di pensare”, gli fa eco senza troppi giri di parole Andrea Ceccherini, affermando con forza quanto pensare con la propria testa sia sintomo di libertà individuale. L'invito di "Un solo mondo" è rivolto in particolar modo ai ragazzi delle scuole superiori, ai quali è stata data l’opportunità di dare sfogo alle proprie energie creative per rappresentare i differenti aspetti del tema dell’integrazione. “Nella musica – conclude Baglioni – se non vuoi fare il solista tutta la vita devi imparare ad accordare il tuo strumento con quelli degli altri. E così è, o dovrebbe essere, nella vita”. Vai alla pagina di Claudio Baglioni Vai alle altre Notizie Condividi
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Scritto da Giulia Zichella
Venerdì 21 Maggio 2010 15:45
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Si chiama “Un solo mondo”, e riprende il titolo di una delle ultime composizioni di Claudio Baglioni. E' un interessante progetto di educazione interculturale presentato oggi (21 maggio) a Roma, da Andrea Ceccherini e Claudio Baglioni, l’uno Presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani Editori, l'altro nel ruolo di promotore del progetto O’Scia. L'iniziativa pone al centro il tema dell’integrazione, promuovendo soprattutto il valore del dialogo e del confronto. Intento dichiarato è quello di far
maturare, soprattutto fra i giovani, una maggiore consapevolezza che si fondi sul rispetto reciproco: due termini così difficili da pronunciare oggi e ancor di più da mettere in pratica.
A parlare è il Claudio Baglioni ideatore e promotore di O’Scia, festival annuale che si svolge a Lampedusa a fine estate per porre l’attenzione dei media e del mondo della politica sul difficile tema dell’immigrazione. Secondo il cantautore romano gli artisti tutti, e i musicisti in particolare, dovrebbero, in una metafora a lui molto cara, essere come i “trombettieri” che suonano la carica in battaglia. E che, attraverso l’attenzione che possono catalizzare, sottolineano e mettono in luce problemi che stanno loro a cuore. “I veri soldati – continua Baglioni – sono altri, quelli che poi combattono tutti i giorni nel quotidiano. Il prossimo non deve essere qualcosa da cui fuggire, anzi, è la nostra reale unica speranza. Il futuro è l’unico antidoto al presente, soprattutto quando il presente non è quello che vorremmo”.