Nuti: "La Merini mi folgorò", 17 anni di musica e poesiaScritto da Nicola CirilloLunedì 5 luglio 2010 “Stavo lavorando su altri progetti, poi l'ho incontrata, ho mollato tutto e l'ho seguita”. Giovanni Nuti descrive così, in poche essenziali parole, il percorso che lo ha portato a dedicarsi – da oramai 17 anni – a musicare i versi di Alda Merini, l'amata poetessa italiana recentemente scomparsa. “Ero in una libreria – racconta a PopOn il cantautore milanese – e mi capitò tra le mani un libro di Alda. Non la conoscevo e rimasi folgorato da una sua poesia, I sandali . Le scrissi una lettera, mi rispose immediatamente e da allora è cominciato tutto: diciassette anni di amicizia”. “Un'amicizia intensa – continua Nuti – anche perché un giorno con Alda valeva un mese: era una continua fonte di ispirazione”. La poetessa pop, come amano definirla alcuni suoi colleghi – non senza gravare l'aggettivo con una punta di invidiosa sicumera – si era dedicata all'esplorazione di quest'arte nuova, trovando in Giovanni Nuti un complice fedele: “E' stato un rapporto predestinato – ci confida il musicista – quasi una chiamata. Alda era entusiasta all'idea di far viaggiare le sue parole sulle mie note. E io provo gioia a diffondere i suoi versi con la mia musica”. Si è scritto e detto tanto sul connubio tra musica e poesia: tanti poeti hanno scritto canzoni (si pensi solo a D'Annunzio, Di Giacomo o a Pasquale Panella per arrivare ai nostri giorni), e spesso alcuni musicisti – con risultati più o meno validi - hanno provato a musicare poesie, “eppure – racconta ancora Nuti – in fondo la poesia è sempre stata cantata. Da Saffo, fino al medioevo, o in tempi più moderni, la musica è sempre stato veicolo di poesia”. Non a caso tante forme poetiche, come il sonetto o la cantica, hanno riferimenti musicali nel loro nome, anche se col tempo la forma canzone è andata distinguendosi, trovando una sua metrica precisa, una sua tecnica peculiare.
“Devo dire che Alda – confessa il cantante – quando ha scritto versi per farmeli musicare ha utilizzato in maniera del tutto naturale la metrica giusta per le canzoni. Le venivano naturali. Non c'è mai stato bisogno di aggiungere o togliere qualcosa”. Anche nel nuovo album Una piccola ape furibonda, appena uscito per Sagapò Music, otto degli undici brani, sono stati scritti dalla poetessa con il preciso intento di trasformale in canzoni; altri due sono tratti da poesie già edite (Lascio a te queste impronte sulla terra, Paura dei tuoi occhi), mentre la title track è una raccolta di aforismi della poetessa, raccolti e affidati a un ritmo quasi goliardico. “Lei si definiva un'ape – racconta ancora Nuti a Popon – e io direi un'ape regina, per la generosità con cui si relazionava con gli altri, ma anche un'ape operaia. Alda spesso citava un pensiero di Salvatore Quasimodo: i poeti sono gli operai del pensiero”.
E' comune pensiero che un’operazione del genere potrebbe rischiare di snaturare la musicalità della poesia. Niente di tutto questo: l'opera di Giovanni Nuti e Alda Merini è frutto di una collaborazione intensa, di un'affinità spirituale che si traduce nella condivisione di esperienze artistiche e sentimentali. È il caso, ad esempio, di uno dei brani del nuovo cd, A mio figlio, un delicato dialogo di un padre con un figlio desiderato e mai avuto: è la Merini che interpreta il sentimento di Nuti, nel mistero di un dialogo tra la poetessa e il cantautore, suo figlio artistico. “Al di là del fatto che il mio lavoro ha sempre goduto della sua approvazione – afferma Nuti - penso di non essere mai stato invasivo, penso di aver amplificato la musica che le sue poesie già hanno. Poi chi vuole leggere le poesie di Alda, ben venga, ne sarei felicissimo. Ma può ascoltarle anche musicate. Le due cose non si escludono”. Un'occasione per poter fare entrambe le cose è assistere al nuovo spettacolo da cui il disco prende il nome e che ha debuttato a Milano il 21 marzo scorso (con Valentina Cortese). Sono previste nuove date in giro per l'Italia, in cui saranno ospitate diverse attrici: la prossima è il 31 luglio a Porto Cervo, e nell’occasione Giovanni Nuti sarà accompagnato da Lucia Bosè. Nel frattempo su Facebook sono nati dei gruppi spontanei intitolati proprio Una piccola ape furibonda: “E’ incredibile il numero di estimatori di Alda Merini – conclude Nuti – e questa proliferazione di gruppi mi ha sorpreso, perché ho visto che si tratta proprio di persone che si incontrano e fanno amicizia intorno all’opera della Merini. Un po’ come La stufa di maiolica(canzone presente nell’album) che è metafora del calore umano, oggi così difficile da trovare”. Vai alla pagina di Giovanni Nuti Vai alle altre Notizie Condividi
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Simone Arminio sta ascoltando:
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Michele Monina sta ascoltando:
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Giulia Zichella sta ascoltando:
Roberto Paviglianiti sta ascoltando:
Mara Pitari sta ascoltando:
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“Devo dire che Alda – confessa il cantante – quando ha scritto versi per farmeli musicare ha utilizzato in maniera del tutto naturale la metrica giusta per le canzoni. Le venivano naturali. Non c'è mai stato bisogno di aggiungere o togliere qualcosa”. Anche nel nuovo album Una piccola ape furibonda, appena uscito per Sagapò Music, otto degli undici brani, sono stati scritti dalla poetessa con il preciso intento di trasformale in canzoni; altri due sono tratti da poesie già edite (Lascio a te queste impronte sulla terra, Paura dei tuoi occhi), mentre la title track è una raccolta di aforismi della poetessa, raccolti e affidati a un ritmo quasi goliardico. “Lei si definiva un'ape – racconta ancora Nuti a Popon – e io direi un'ape regina, per la generosità con cui si relazionava con gli altri, ma anche un'ape operaia. Alda spesso citava un pensiero di Salvatore Quasimodo: i poeti sono gli operai del pensiero”.
E' comune pensiero che un’operazione del genere potrebbe rischiare di snaturare la musicalità della poesia. Niente di tutto questo: l'opera di Giovanni Nuti e Alda Merini è frutto di una collaborazione intensa, di un'affinità spirituale che si traduce nella condivisione di esperienze artistiche e sentimentali. È il caso, ad esempio, di uno dei brani del nuovo cd, A mio figlio, un delicato dialogo di un padre con un figlio desiderato e mai avuto: è la Merini che interpreta il sentimento di Nuti, nel mistero di un dialogo tra la poetessa e il cantautore, suo figlio artistico.