Musica e commozione a 'Parole di Lulù'Scritto da Giulia ZichellaMartedì 31 agosto 2010 E’ quasi l’una quando si torna alle macchine ancora un po’ frastornati, senza aver ben chiaro a cosa si è assistito. Non un semplice concerto. Non un incontro. Neanche una raccolta fondi. Forse un perfetto insieme di questi tre elementi. A “Parole di Lulù” di musica se n’è ascoltata parecchia, e anche di belle parole, fortunatamente senza quella fastidiosa retorica che spesso in queste occasioni la fa da padrone, ma conoscendo un po’ il fautore di tutto questo, Niccolò Fabi, non avevamo dubbi che sarebbe stato così. E’ stato lui a chiamare a raccolta i suoi amici musicisti per uno “scambio” di energia positiva, o almeno questo è quello che è parso a noi, perché, come lui stesso ha tenuto a precisare, parlando della recente scomparsa della figlia, “quando ti capita un dolore così grande, devi canalizzarlo in qualche modo, altrimenti ti porta alla disperazione”. E quale modo migliore per “canalizzare un dolore” se non quello di esorcizzarlo con la musica? E allora Max Gazzè, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa, Cristina Donà, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Paola Turci, Alex Britti, e ancora Claudio Baglioni, Elisa, Enrico Ruggeri, Fiorella Mannoia, e tanti tanti altri, davvero ieri sera sembrava non mancare nessuno. Una raccolta fondi, a favore della ricostruzione di un ospedale pediatrico dell’Angola (vedi Notizia), questo il progetto che Niccolò Fabi ha voluto promuovere. E lo ha fatto creando incontri sullo stesso palco, per più di otto ore, tra i suoi amici musicisti, quelli che, come ha tenuto a sottolineare Silvestri, “sono cresciuti insieme a lui”, che hanno condiviso gli inizi, i primi passi, gli stessi locali di Roma, insieme a quelli che forse Fabi ammira di più nel panorama musicale di oggi. Un incontro quindi di sonorità distanti tra loro, di modi differenti di vivere la musica, dall’elettronica di Samuel e Boosta, alla taranta salentina di Teresa De Sio accompagnata da Roy Paci, dalla bella rivisitazione di un brano dei Muse a opera dei Gnu Quartet alla chitarra blues di Alex Britti, dall’eleganza di Cristina Donà al simpatico e ormai affermato duo Barbarossa-Marcorè, c’è stato spazio per tutti. Da ricordare una splendida e sentita versione di Oh che sarà, assieme a due grandi jazzisti Danilo Rea e Stefano Di Battista, della Mannoia che riesce sempre a fermare il tempo e lasciare un segno breve e perfetto nell’atmosfera, uno di quei segni che rimangono nell’aria per minuti interi. E poi l’energica performance di Jovanotti, che su un’unica base raggae ha rivisitato alcuni dei suoi più grandi successi, aprendo con un omaggio a La donna cannone di De Gregori e concludendo con al fianco la voce di Giuliano Sangiorgi in Safari. Ognuno di loro è stato portatore sano di buone sensazioni, di una vicinanza che si fatica a credere vera nel mondo della musica, troppo spesso fatto di distanze tra gli artisti, lontananze che questi eventi piacevolmente smentiscono. Ieri sera a Casale sul Treja, vicino Roma, non c’erano diversità né barriere, lo spazio era rarefatto e nell’aria aleggiava solo musica e un trascinante senso di comune commozione. Vai alla pagina di Niccolò Fabi Vai alle altre Notizie Condividi
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