![]() Sanremo, Benigni unisce, Gramsci divideVenerdì 18 febbraio 2011“Una serata semplice e affettuosa”: questo era il risultato che il direttore artistico Gianmarco Mazzi si era prefisso per il terzo atto del Festival e i risultati d’ascolto sono andati oltre la simpatia e l’affetto. Hanno evidenziato un orgoglio nazionale che ci eravamo dimenticati di avere. Durante la performance di Roberto Benigni, che ha regalato (per modo di dire, visto il lauto ma meritato compenso) agli italiani una lezione di storia sulla nascita del proprio inno nazionale, infatti, erano sintonizzati ben 19milioni 737mila telespettatori. Il picco di share invece si è ottenuto alle 23.17, mentre Benigni cantava l’inno, con il 65.66%. Tutta la serata comunque dà ragione agli organizzatori, con una media ponderata di 12milioni 362mila spettatori per uno share del 50.90%. “Io ho detto che mi sarebbe piaciuto che il Festival fosse l’evento centrale di questa settimana – dice soddisfatto il direttore di RaiUno Mauro Mazza – quindi speravo che accadesse quello che in realtà è accaduto. Il Festival è la rappresentazione dell’Italia, di un’Italia bella”. E su Benigni condivide con i giornalisti una riflessione: “Quando un attore comico, il più grande che c’è in questo Paese, si mette sulle spalle il peso della storia, di ricordare storie di giovani morti per la patria, vuol dire che la classe dirigente queste cose non le dice da troppo tempo”. Il presentatore e capitano Gianni Morandi appare stanco ma sempre partecipe, e sulla lezione di Benigni offre un suggerimento: “La farei vedere nelle scuole”. E sottolinea l’unicità dello spettacolo: “Sono state quattro ore e mezza di televisione, è stato un po’ lungo ma secondo me abbiamo dato un segno di unità, il piacere di essere italiani. Non capiterà mai più che si faccia l’esegesi dell’inno di Mameli in questo modo e nel corso della celebrazione per i 150 anni d’Italia”. Anche la proposta di Luca e Paolo, che ieri hanno letto uno scritto di Antonio Gramsci (che, lo ricordiamo, fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia), attira qualche commento: “Personalmente avrei scelto Piero Gobetti, che parlava di rivoluzione liberale”, dice Mazza. E Luca risponde: “Che quelle parole le avesse scritte Gramsci, non me ne fregava niente, mi interessava il valore delle parole. Avrebbe potuto scriverle chiunque”. Paolo gli fa eco: “Uno degli autori che si è fatto carico di scegliere lo scritto è uno di CL, non mi viene in mente qualcosa di più libero e liberale del senso di responsabilità delle cose che si fanno”, appunto tema al centro dello scritto di Gramsci. Ma gli animi sono rilassati e nonostante i temi forti, non c’è neanche l’ombra di una polemica. Non resta che aspettare ancora qualche ora e vedere cosa avrà da offrirci la squadra di Morandi, che al grido di “stiamo uniti” sfodererà altri tre ospiti ‘attraenti’: Robert De Niro, Monica Bellucci e i Take That. E su RaiDue non c’è neanche Santoro. Vai alle altre Notizie Condividi
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