I Litfiba al battesimo di 'Grande nazione': 'Siamo tornati per restare'
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Litfiba su PopOn Sul futuro prossimo dei Litfiba Piero Pelù e Ghigo Renzulli non hanno alcun dubbio: "Siamo tornati per restare". Milano, venerdì 13 gennaio, Area Pergolesi. Nella platea di giornalisti venuti ad ascoltare in anteprima Grande nazione, il primo album di inediti della band fiorentina dopo tredici anni di separazione, ci siamo anche noi. Per quasi un’ora i dieci pezzi del nuovo disco riempiono lo spazio della sala: dieci capitoli di rock velocissimo e di smalto ritrovato ("E’ l'album con la somma di Bpm - battiti per minuto - più alta di tutta la nostra discografia" avverte Piero). Poi, mentre sfuma La mia valigia, il secondo singolo scelto dopo la meno fortunata Squalo ("E' il pezzo più brutto del disco", ammetterà Ghigo), il ritrovato duo arriva e si accomoda sul divano rosso. Piero Pelù, che ha più dimestichezza oratoria, accende il microfono di Ghigo, lo prova, poi lo porge al chitarrista e resta con la mano sulla sua spalla.

Rieccoli insieme. L'ultima volta era stata con Infinito, il disco del botto: un milione di copie, la svolta pop e lo strappo definitivo. Inevitabile ripartire da lì, per capire che era meglio cercare ispirazione altrove: "Infinito - spiega Piero - aveva portato la nostra separazione e l'allontanamento dalle nostre radici musicali. Così, quando ci siamo riuniti, abbiamo deciso di ricominciare dal momento in cui ci divertivamo di più: quello che da Canganceiro porta a Terremoto, Spirito e in parte a Mondi sommersi. Terremoto, fra tutti, sarà il disco più citato durante la conferenza. Sarà perché, oltre alla carica sonora, di quel disco in Grande nazione si ritrova anche una certa ruvidezza politica. "Ci è piaciuto fare un album spontaneo, in cui raccontare senza problemi il nostro punto di vista su quanto sta succedendo oggi in Italia". Un disco che ha preconizzato la caduta di Berlusconi come Terremoto suonò il requiem della Prima Repubblica. "Eppure il berlusconismo vige ancora - avverte Piero - vedi il voto su Cosentino e la bocciatura del referendum elettorale". Nessun mistero: "Dopo Tangentopoli le cose non sono cambiate. Si è scoperto, anzi, che quel periodo ha dato gli anticorpi alla corruzione per proseguire più forte nella Seconda Repubblica. Oggi, se vogliamo che nasca una Terza Repubblica, bisognerà che Monti si levi dai piedi i mafiosi, i corrotti e tutti quelli che hanno fatto sì che l'Italia arrivasse a questo livello così preoccupante. Il nostro augurio è perciò che il Presidente del Consiglio ci porti via dalla crisi ma ci levi dalle palle anche tutti i politici corrotti che ci hanno portati fin qui".

Litfiba su PopOn Quando poi l’attenzione si sposta dall'Italia allo Stato libero di Litfiba, risulta inevitabile toccare il lato umano della reunion. Cercare di capire come mai, subito dopo il ritorno di Ghigo con un nuovo singolo e il terzo cantante, e subito prima del nuovo album solista di Piero Pelù, di colpo ce li siamo ritrovati insieme, a concretizzare un sogno per molti insperato. "Il primo passo è stato mio - si scuce Ghigo - sei anni fa ho mandato a Piero un sms di auguri per il suo compleanno". E' partito da lì un lento ping-pong di ricostruzione. Racconta Piero: "I primi tre o quattro anni sono serviti a chiarire tutte le incomprensioni". Le cause della separazione "le ufficializziamo qui, spero una volta per tutte: I Litfiba si sono sciolti per mancanza di comunicazione tra di noi. "Un errore che non ripeteremo, perché siamo più maturi e abbiamo dieci anni di vita e di musica in più". E anche un tour di successo durato quasi due anni. Grande nazione, ammettono, "musicalmente è la somma del passato remoto del gruppo, del passato prossimo che abbiamo vissuto separatamente e del tour della reunion, perché molti brani sono nati lì". Riguardo al passato prossimo, qualcuno fa notare che i dischi del periodo del divorzio sono del tutto spariti dai canali e dalle comunicazioni ufficiali della band, quasi a volerli annullare. "Non so se quei dischi siano reperibili o meno - chiosa Ghigo - quel che è certo è che sono usciti, perciò fanno parte della storia". Ironizza Piero: "Li abbiamo stampati, presentati a voi e poi venduti, è difficile nasconderlo".

Meglio tornare sul presente, in ogni caso. Chiarite le tematiche politiche del disco, al chitarrista spetta sviscerare l’anima musicale del disco. "C'è qualche errore - sorride lui - ed è del tutto voluto". Il perché è una perla. "Negli ultimi anni siamo stati tutti schiavi di Pro Tools (celebre software di editing musicale, ndr). Si è arrivati al punto di suonare al minimo: perché registrare tre volte lo stesso ritornello quando si può copincollarlo dalla strofa precedente? Ma dico, diamine, siamo musicisti, suoniamo!". Piero ammette di aver sentito il peso di qualche responsabilità, "soprattutto rispetto a quel periodo di storia del gruppo al quale ci ispiravamo. Riallacciarci a Terremoto significava infatti lavorare molto nella sintesi tra parte musicale e testi". Una capacità che Pelù non fa fatica ad ascrivere a Renzulli: "Ghigo sintetizza benissimo le tante anime che vanno dalla tradizione italiana fino al rock più classico". Passando da i Red Hot a Carosone con scioltezza. E seguendo finalmente l'istinto, non più i discografici. Il finale è un marchio d'autenticità: "Riprendiamo la tradizione dei Litfiba di non fare mai dischi e canzoni fini a se stesse: Grande nazione è infatti il secondo capitolo di una Trilogia degli stati cominciata con Stato libero di Litfiba e che proseguirà con il prossimo disco, che chissà come sarà". Se reggerà il confronto con le più celebri Trilogia del potere e Quadrilogia degli elementi "sarà il tempo a dirlo" conclude Piero. Intanto è il momento di ripartire. E salgono le note di La mia valigia.


Scritto da Simone Arminio
Venerdì 13 gennaio 2012
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