Don Giovanni
Scritto da Gerardo Larosa
Domenica 18 Aprile 2010 00:00
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Lucio Battisti su Popon
Sony Music

Affermare che Don Giovanni sia il disco più rappresentativo della lunga carriera di Lucio Battisti può equivalere a commettere, a detta di alcuni puristi, un'eresia. Ma se questo album non fosse esso stesso una follia, non ci sbilanceremmo in questo giudizio fuori dagli schemi. “Qual è il confine tra vero e immaginato, tra una canzone e una non canzone?”, sembrano voler dire tra le righe Battisti e il poeta/paroliere Pasquale Panella. Forse, una “non canzone” non è una brutta canzone e una negazione non equivale necessariamente a una bruttura. E così, seguendo queste considerazioni, all'amore cantato per una quindicina di anni dalla coppia Mogol/Battisti non restò che un felice (?) pensionamento. Mogol si accontentò di giocare a bocce con altri compagni d'avventura e Battisti, invece, decise di sperimentare nuove forme di espressione musicale, costruendosi nel suo ritiro brianzolo uno studio di registrazione e acquistando, il primo in Italia, potenti computer e sintetizzatori per fabbricare musica. Nel frattempo, incontrò un giovane poeta romano, Panella, conosciuto nell'ambiente discografico per aver collaborato con Enzo Carella e Adriano Pappalardo con lo pseudonimo di Vanera, e gli affidò il compito di scrivere i testi delle sue canzoni. In Don Giovanni le parole furono aggiunte alle musiche già composte, mentre nei successivi quattro album, cosiddetti “bianchi”, avvenne il contrario. L'unico inconveniente era che Panella fosse un poeta ermetico, un enigmista, inviso agli abituali fan di Battisti, abituati a emozionarsi con parole semplici e dirette. Di stare a scervellarsi per interpretare un disco di Battisti non ne volevano sapere e così nel 1986 l'album fu il terzo più venduto in Italia, ma gli altri progressivamente finirono nelle soffitte o rimasero tra gli scaffali dei negozi. La figura di Don Giovanni, emblema del nuovo corso battistiano, rappresentò perciò una scelta di rottura con il passato. Leggiamo da Wikipedia: “Don Giovanni non si lega a nessuna donna particolare perché vuole poter non scegliere: il seduttore è sciolto da ogni impegno o legame e vive nell'attimo, cercando unicamente la novità del piacere”. Battisti con la sua nuova musica volle, appunto, poter non scegliere e decise di sbattere la porta all'intronato mondo della discografia, che voleva l'amore necessariamente come uno strazio (“Che ozio nella tournée/di mai più tornare/nell'intronata routine/del cantar leggero/l'amore sul serio”); Panella, dal canto suo, comunicò senza comunicare (“Sono Don Giovanni/rivesto quello che vuoi/son l'attaccapanni”). L'erotismo si scontrò con l'amore; Panella sfidò Mogol e i suoi tormenti esistenziali. Tornando al presente, ecco spiegato il mistero: Battisti e Panella sono due facce della stessa medaglia e rappresentano entrambi Don Giovanni. L'album è un ponte tra il passato e il futuro, ma decisamente presente: ecco perché ancora oggi è un capolavoro, un tentativo ben riuscito di fusione tra computer e corpo umano, raziocinio e anima. Quel che rimane è la morte della ragione e il trionfo del senso. I sintetizzatori, tanto amati da Battisti, fanno da contraltare a strumenti acustici come sassofoni, arpe, archi e pianoforti. Poi ci sono le parole enigmatiche, i doppi sensi e i giochi linguistici del poeta Panella. In parole povere, è una delle poche volte in cui la poesia incontra il mondo della musica leggera. Il risultato è qualcosa di mai visto, un concentrato di emozioni e stati d'animo rinchiusi in otto splendide canzoni, prigioniere e libere allo stesso tempo. Tocca all'ascoltatore cercare di abbandonare certi schemi tipici della tradizione musicale italiana ed entrare nel vivo di una simile esperienza, che, vi assicuriamo, non è per nulla immediata. Ascolto dopo ascolto, si ha come l'impressione di non riuscire a cogliere certi significati, insomma di non essere padroni di Don Giovanni. L'album, perciò, sfugge come un ruscello: non è un caso che l'acqua sia il fattore predominante di tutti i brani. “Grosse lacrime sciocche sono uova alla coque” nella culinaria Fatti un pianto; “Son lenti affluenti i suoi pianti a dirotto/Son diamanti striscianti che il silenzio hanno rotto/La vetrina con acqua è lei/che si incrina e che sbrina via”, ne Il doppio del gioco; “Un ingordo gorgo umido è l'addio”, nella onomatopeica Il diluvio, dove non è la parola a riprodurre foneticamente i suoni della natura, ma è la musica che in maniera primitiva ricrea un temporale vero, fino allo spiovere finale con apertura al sereno. Il genio di Battisti con Don Giovanni ha compiuto una vera e propria rivoluzione ed è entrato nella storia della musica italiana, tanto che Francesco De Gregori non esitò a definire l'album una pietra miliare. “D'ora in poi dovremo tutti fare i conti con un nuovo modo di scrivere la musica”, dichiarò nell'86 il Principe dei cantautori. Ma non tutti ebbero parole di apprezzamento nei confronti di questo album. D'altronde i geni sono sempre stati controversi. Una cosa però è certa: Battisti ha avuto il merito di aver cercato la sperimentazione contro tutto e tutti. Il suo coraggio lo avrebbe portato sicuramente oltre. Se non fosse scomparso troppo presto, chissà...

Tracklist:

* Le cose che pensano
* Fatti un pianto
* Il doppio del gioco
* Madre pennuta
* Equivoci amici
* Don Giovanni
* Che vita ha fatto
* Il diluvio

PopOn consiglia l'ascolto di tutto il disco!

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