Anche i più accaniti detrattori di Luciano Ligabue, su di un dato dovranno pur convergere: Buon compleanno Elvis è stato un disco centrale nella musica italiana degli anni ’90. Un momento di rottura per noi che stiamo ad ascoltare, e sicuramente anche per lui. Già, 'ché il musicista di Correggio (RE) per anni aveva giocato a fare il rocker di periferia, guardando dall’altra parte dell’oceano poiché Vasco era fin troppo vicino (Zocca, MO) e il buon Liga ne soffriva l'imponente ombra. La sua storia artistica, sia ben chiaro, comincia due volte. Prima e dopo questo disco. Prima, quel ragazzone di provincia dalla voce ruvida e lo sguardo pacato, dopo mille rocamboleschi lavori e una buona botta di cosiddetto culo, aveva cavalcato con alterne fortune il mercato discografico. Con un inizio fulmineo, omonimo e promettente (Ligabue, nel 1990) e la buona tenuta, anzi la crescita, arrivata con il secondo album: Lambrusco coltelli rose e popcorn, pubblicato solo un anno dopo il precedente. Bene: converrete che in questa parte del film, in genere arriva il diluvio. Ed ecco la botta in testa, datata 1993. Quando un disco forse addirittura migliore del precedente (e di sicuro di molti album successivi, ma questa è un'altra storia) con un nome sfortunato, già di per sé evoca la disfatta: Sopravvissuti e sopravviventi. Eppure è il primo disco registrato con la cura di un 'big', e soprattutto è l'album più intimo. Sopravvissuti e sopravviventi registra vendite in picchiata e convince i bookmakers a investire altrove. Ligabue, da buon mediano, incassa, non chiede cambio e resta a faticare sul campo. Ma il pensiero fisso è che negli spogliatoi qualcosa dovrà pur succedere. E se A che ora è la fine del mondo? altro non è che un gustoso ratauille confezionato con gli avanzi del giorno prima, giunto il momento di fare il vero nuovo disco, il cielo su Correggio si scopre nero, nerissimo. All'ordine del giorno c'è da decidere se Luciano Ligabue, lo Springsteen emiliano, sarà stato una luminosa meteora o dovrà diventare un poderoso protagonista. Bella rogna, converrete. La nuova partita si gioca su due piani. Da un lato c'è una scelta ‘conservativa': continuare a inseguire il sogno americano, quello che lo ha premiato in prima istanza, giocando a oltranza col rock, coi propri sogni e con le suggestioni americane. Dall’altro c'è la svolta: mandare tutti a quel paese, rompere con la propria band (i ClanDestino) e con il proprio produttore, cambiare musica, insomma. E poi andare: con le proprie delusioni tutte racchiuse in un fazzoletto, le "tonsille da seimila watt" ancora ferme sul comodino e la chitarra nel cofano. Il resto della storia è noto al milione di persone che nelle settanta settimane successive (tante quanto il disco rimase in classifica) si recarono nei negozi di musica ad acquistare una copia di Buon compleanno Elvis. Un successo stratosferico, la cui ricetta non è affatto segreta: basta vagare nella nebbia padana, parcheggiare l'auto, misurare la campagna con i propri passi. Poi trovare un fosso, sedersi, e cantare in compagnia delle rane. Solo per sé, e per la propria anima ferita. Sta in questa totale mancanza di interlocutore la chiave di volta di tutto l’album. Che ripropone in mille forme un lungo dialogo con il grande Boh. Sia esso Elvis, l’America, Dio (un Dio) o un mucchio di altre cose. Le risposte non arrivano, ma le domande da sole fanno il miracolo: rimanendo scolpite in brani storici come Leggero o Hai un momento Dio, capaci di spiegarci la vita con la forza e la semplicità di una chitarra acustica. O in quella hit nata già immortale come Certe notti, che tutti siamo ormai buoni a odiare di cuore, ma nessuno è in grado di togliersi di mezzo quando arriva in radio o in tv. La verità, ecco qual è: i sentimenti comuni, gli attimi di vita vissuta, e un sacrosanto accordo di do9 hanno fatto di Buon compleanno Elvis un Disco-dei-Dischi, e del suo autore un gigante musicale difficilissimo da evitare. Nulla da dire sul come e sul perché, da quel momento in poi, la sua musica sia del tutto cambiata. Siamo intesi fin dall'inizio: questa è un'altra storia. Tracklist: * Vivo morto o X * Seduto in riva al fosso * Buon compleanno Elvis! * La forza della banda * Hai un momento, Dio? * Rane a rubiera blues * Certe notti * Viva! * I “ragazzi” sono in giro * Quella che non sei * Non dovete badare al cantante * Un figlio di nome Elvis * Il cielo è vuoto o il cielo è pieno * Leggero PopOn consiglia l’ascolto di Non dovete badare al cantante! Vai alla pagina di Ligabue Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Lunedì 26 Aprile 2010 00:00
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