Sotto il segno dei pesci
Scritto da Giulia Zichella
Venerdì 18 Giugno 2010 00:00
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Antonello Venditti su Popon
Philips Records

L’anno era il 1978 e dopo soli otto giorni dall’uscita dell’album rapirono Aldo Moro, il disco divenne suo malgrado la colonna sonora di uno dei momenti più cupi della storia italiana. Uscì l’8 marzo, compleanno di Antonello Venditti, da qui il titolo Sotto il segno dei pesci. Il disco si apre con la title-track, un brano generazionale in cui il cantautore romano cerca di fare un bilancio a dieci anni da quel ‘68 nel quale anche lui aveva creduto molto. E lo fa rendendo protagonisti della canzone uomini e donne, gente comune descritta come consuetudine con estrema passione da Venditti, e poi i sogni e gli ideali che i suoi coetanei avevano purtroppo messo in un angolo. Così canta di Marina che deve abbandonare Roma per trovare lavoro, “vive male, è insoddisfatta”, e di Giovanni, con una laurea in ingegneria bruciata per lavorare in una radio (una delle prime radio libere dell’epoca). Ma Marina e Giovanni, solo due esempi di quei “figli di una vecchia canzone” che rispondevano alle necessità borghesi dell’epoca, quindi una casa ed una famiglia, con la richiesta però di un’altra vita: violenta, tenera, giusta e libera. Il secondo brano merita una breve premessa. Antonello Venditti e Francesco De Gregori hanno cominciato a suonare, uno il pianoforte e l’altro la chitarra, in quello che era il centro musicale della Roma dei primi anni settanta, il Folkstudio di Giancarlo Cesaroni. Divennero presto amici, come lo possono diventare due ragazzi giovani che si ritrovano spesso a suonare insieme, e Theorius Campus fu il risultato più evidente di quest’amicizia/sodalizio artistico, disco dei due cantautori uscito nel 1972. Poi qualcosa nel tempo si ruppe, il primo contratto con la casa discografica, le accuse di De Gregori all’amico di “essersi venduto al mercato”, le prime incomprensioni. Venditti intitola il secondo brano del disco che lo avrebbe dovuto riportare al successo dopo un momento di stallo, semplicemente Francesco e il messaggio per l’amico di allora è semplice: “Scusa Francesco mi hanno ingannato/mi hanno portato via i ricordi… vedi Francesco possiamo ancora/suoniamo ancora l’ultima volta senza rimpianti, senza paura/come due amici antichi e nient’altro di più”. Anche il terzo brano profuma di De Gregori, è Bomba o non bomba. E’ un viaggio “partirono in due, ed erano abbastanza/un pianoforte e una chitarra e molta fantasia”, un viaggio in cui si raccontano gli incontri ed il cammino fatto dai due per arrivare al successo, rappresentato da Roma (in quel tempo centro della discografia italiana perché sede della RCA). E’, sì, il racconto metaforico del loro percorso musicale, di chi li aiutò e di chi invece gli si mise contro, ma è soprattutto uno schizzo perfetto e veritiero dell’Italia di quel periodo. Dell’amore libero, che poi così libero non era, della polizia a cavallo che bloccava le strade, dell’intellettuale “con la faccia giusta” che però si tira indietro, insomma di quell’Italia complicata e difficile che però Venditti riesce a delineare con velata ironia. Un particolare: il terzo verso di questo brano afferma “e fu a Bologna che scoppiò la prima bomba”, triste previsione di quello che poi accadde qualche anno dopo alla stazione della città emiliana. Gli altri brani raccontano di Chen, spacciatore cinese; di Sara e del suo bambino da crescere da sola (testo non compreso a pieno dal movimento femminista dell’epoca che quando uscì accusò duramente Venditti); del Telegiornale, in cui il cantautore racconta ironicamente l’informazione televisiva che stava nascendo, parlando con simpatica previsione, anche di Tg3, Tg4 e Tg5 quando in Italia esistevano ancora solo i Telegiornali del primo e del secondo canale; di Giulia, canzone d’amore omosessuale con molti passaggi oscuri nel testo; de L’uomo falco, ironico ritratto di uno dei tanti uomini di potere che governavano le vicende politiche dell’Italia, con menzogne e sotterfugi. Questo Sotto il segno dei pesci è stato l’album che ha riportato Venditti al successo, il disco del cambio della casa discografica (dalla RCA alla Philips), il disco della ricerca di un riavvicinamento all’amico De Gregori, quello di simpatiche e più tragiche previsioni sulla storia italiana degli anni successivi. Un disco a due facce, in cui Venditti si voltava un attimo indietro per rivedere con nostalgia i sogni svaniti della sua generazione e guardava al suo presente con realismo ed ironia, due delle caratteristiche che non hanno più abbandonato la produzione del cantautore romano, toccando nella sua discografia degl’anni ‘80 forse le vette più alte.

Tracklist:

* Sotto il segno dei pesci
* Francesco
* Bomba non bomba
* Chen il cinese
* Sara
* Il telegiornale
* Giulia
* L'uomo falco

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