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CBS Gli anni Ottanta per Claudio Baglioni si erano purtroppo chiusi in malo modo, dalle contestazioni subite sul palco del concerto di Amnesty International, ad un brutto incidente automobilistico, fino alla separazione dalla moglie e collaboratrice Paola Massari: forse il momento più buio di tutta la sua carriera musicale. E chissà come mai accade che da questi momenti di vita escano per gli artisti quasi sempre le loro migliori produzioni. Così è per Baglioni che, dopo un estenuante lavoro di due anni, e mai contento del risultato tanto da rimandare l’uscita dell’album per mesi, pubblica nel novembre del 1990 quello ritenuto dai più, definizione che sottoscriviamo, il gioiello della sua produzione musicale: Oltre con sottotitolo "Un mondo uomo sotto un cielo mago". Doppio album di inestimabile valore artistico, arrangiato e prodotto da Celso Valli, suonato dai migliori musicisti di allora, tra i quali Danilo Rea e Walter Savelli - entrambi a quel tempo fedeli compagni di viaggio di Baglioni - impreziosito dalla presenza di artisti come Pino Daniele, Paco De Lucia, Youssou N’Dour e Mia Martini. Oltre viene accolto con una certa freddezza dal pubblico e dalla critica, entrambi frastornati da questa svolta più intimista del cantautore romano che dimostra, finalmente, non essere solamente il cantore dei buoni sentimenti (etichetta appiccicatagli addosso dai dischi precedenti e troppo limitativa) ma un Cantautore con la C maiuscola, che niente ha da invidiare a nessuno nel panorama musicale italiano. Entrambi, pubblico e critica, si ravvedranno di lì a poco. E’ un album complesso, per le molte influenze musicali che lo hanno ispirato, in particolare per un nuovo interesse per la musica etnica conseguente all’incontro di Baglioni con Peter Gabriel, ma anche per i molti temi affrontati, con un linguaggio più intricato e criptico che mai; sono venti brani, e ognuno meriterebbe, per la particolarità e i tanti significati che s’intravedono all’interno, una recensione a parte. Per inoltrarci ed immergerci fino in fondo in Oltre abbiamo deciso di seguire una linea ben precisa, per non rischiare di perderci. E quindi, cominciamo... dalla fine. Vale a dire dagli ultimi due brani che chiudono rispettivamente il primo ed il secondo cd: Tamburi lontani e Pace. Entrambi, non a caso messi in conclusione, sono legati da un sottile filo di sensi e significati. Il primo, commovente resoconto di una vita intera e insieme perfetto amalgama degli universi interiori di ciascuno di noi, racconta le solitudini e le speranze di un’umanità non vaga e impalpabile, ma concreta e tangibile. Il secondo, con lo stesso tema, musicalmente più etereo e immaginifico, fatto di fantasiosi squarci di vita e di intime riflessioni sull’esistenza. Cambiando completamente atmosfere troviamo ad aprire i due cd, Dagli il via e Noi no, due dei brani che negli anni per i fans del cantautore sono diventati quasi degli inni, e che nei concerti vedono una grande partecipazione emotiva. Il primo, col ritmo sostenuto della chitarra elettrica e della batteria, è un susseguirsi di immagini geniali e a volte inverosimili, racconto di “un uomo in cerca del suo destino”: lo stesso Baglioni che dopo gli avvenimenti difficili della sua vita cerca di rimettersi in corsa. Il secondo, un grido, una rabbia da urlare con le braccia al cielo, per dire che “noi, noi sogni di poeti” non siamo e non saremo mai come loro. Il primo cd tra l’apertura energica di Dagli il via e la conclusione emotiva di Tamburi lontani ha dentro piccoli capolavori quali Io dal mare, ricordo immaginato di come sarebbe potuto essere il momento del suo concepimento: “i miei si amarono laggiù, in un agosto ed un altro sole si annegò”, uno dei testi più ispirati e complessi di questo album e di tutta la sua produzione musicale. Naso di falco, terza traccia, è un insolito discorso a due, tra il Claudio bambino e quello adulto, in cui da padrone la fanno le domande, più semplici e dolci quelle del bambino che si chiede se “la luna ha veramente occhi, naso e bocca?”, più difficili quelle dell’adulto “chi ha ingannato il cielo d’Ustica?”, tutte aghi nella mente senza una risposta. Stelle di stelle dovrebbe essere definito duetto, l’unico dell’album, con la collega ed amica Mia Martini, ma parlare di duetto è troppo riduttivo. Le due voci sin dalla seconda strofa s’intersecano seguendo melodie e testi distinti, in un’atmosfera notturna e nostalgica, con tema centrale la vita degli artisti spesso braccata dalla malinconia. Due le canzoni d’amore di questo primo cd, Vivi e Domani mai, il primo ricordo sentito e carnale di quello che si era, il secondo, ansiosa ed inquieta presa di coscienza di quello che non si sarà mai più. A due brani più divertenti e divertiti come Io, lui e la cana femmina e Le donne sono si contrappone l’altro splendido quadro di Acqua dalla luna, che mette al centro l’artista, il girovago, il saltimbanco, l’equilibrista, il mago, e che è forzato e spinto altrove dalla sua essenza di incantatore: “io lasciavo a casa un figlio, gli occhi dietro la finestra…”, il prezzo da pagare per mettere in scena ogni sera il suo numero magico, i suoi mille incantesimi. Anche il secondo cd ha brani che sono entrati nella storia ed altri purtroppo meno conosciuti ma di grande valore. Mille giorni di te e di me, non ha bisogno di grandi presentazioni né lodi, una delle più belle canzoni d’amore di sempre: perfetta in tutto, melodia crescente, finale struggente, vette altissime di virtuosismi vocali, immagini poetiche ed un’interpretazione impeccabile. I brani meno conosciuti che però vale la pena menzionare sono senza ombra di dubbio Signora delle ore scure e La piana dei cavalli bradi. Il primo è da considerarsi nella immensa discografia di Baglioni uno dei cinque brani migliori mai scritti. C’è una stanza in penombra, il corpo di una donna descritto come fosse un mosaico di mondi diversi, profumi e colori dai Caraibi all’Amazzonia, un amore da vivere lontani dalla luce del sole. Uno dei più bei ritratti di figura femminile della musica italiana, intenso ed appassionato, con un finale che lascia intendere quanto tutto quello descritto nei momenti precedenti sia stato solo un sogno e la donna non sia reale ma sia semplicemente l’incarnazione della Musica, composta anche lei come un mosaico di mondi differenti: “il musicista ritrovò la musica sua sola sposa, la musa allora ritornò al suo museo”, geniale intuizione. Il secondo, La piana dei cavalli bradi, con una melodia che ricorda proprio lo scalpitare degli zoccoli dei cavalli, e che porta la mente in lunghe e lontane praterie, racconta di un amore finito, senza atmosfere tristi ma con la durezza delle parole di qualcuno ferito che cerca di rialzarsi: “chiuderò la porta a far star bene la tua assenza, ci sarà fedele sempre il cane del rimorso, a metà della speranza io cambiai percorso, e poi non ho più corso”. Un brano che nella metafora di quell’animale così affascinante riesce a far emergere quel preciso istante della vita in cui, dopo una sofferenza importante, si scrollano le spalle, in questo caso si scalcia, e si trova la forza di ricominciare a camminare, o a galoppare. Menzione speciale, come è solito fare nei concorsi letterari, per Tieniamente, brano quasi esclusivamente strumentale in cui la voce del cantautore ripete solamente il titolo in una specie di litania, splendido gioco di parole in ricordo della protesta pacifica degli studenti di piazza Tien A Men. Oltre è l’episodio iniziale di una trilogia non pianificata alla sua nascita, trilogia discografica che racchiude tutti gli anni Novanta e che vede in Io sono qui disco del 1995 la seconda puntata e in Viaggiatore sulla coda del tempo, anno 1999, il punto conclusivo. Ciascuno dei tre lavori è stato abbinato ad un colore, l’ultimo in ordine cronologico è il blu, il giallo scelto per l’album centrale ed il rosso per l’apertura. Non a caso il colore rosso per Oltre, colore simbolo di sentimenti appassionati e vissuti, in qualunque forma poi questi si manifestino: amore per una donna, per un figlio, per un amico, per un’idea, per la vita. Oltre apriva un nuovo decennio, apriva una nuova strada musicale per Baglioni e a distanza di vent’anni dalla sua pubblicazione rimane il punto di snodo fondamentale della sua discografia, un album da avere necessariamente nella propria collezione. Tracklist CD 1 * Dagli il via * Io dal mare * Naso di falco * Io lui e la cana femmina * Stelle di stelle * Vivi * Le donne sono * Domani mai * Acqua dalla luna * Tamburi lontani Tracklist CD 2 * Noi no * Signora delle ore scure * Navigando * Le mani e l’anima * Mille giorni di te e di me * Dov’è dov’è * Tieniamente * Qui Dio non c’è * La piana dei cavalli bradi * Pace PopOn consiglia l'ascolto di Tamburi lontani e Signora delle ore scure! Vai alla pagina di Claudio Baglioni Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Giulia Zichella
Lunedì 13 Settembre 2010 00:00
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