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EMI - 1991 “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” diceva Calvino. Se estendiamo questa definizione alla musica, anche nella discografia italiana potremmo individuare alcuni “classici”, appartenenti per lo più al mondo cantautorale. Tra questi, non potremmo non includere Come un cammello in una grondaia di Franco Battiato. Pubblicato nel 1991, qualche mese prima che cominciasse la stagione passata alla storia come Mani pulite, il disco fu trainato da un singolo che è diventato una delle canzoni più celebri del cantautore catanese: Povera Patria. Il brano ancora oggi (anzi, oggi più che mai), già dalle prime sei note di pianoforte, scatena le ovazioni del pubblico che assiste ai suoi concerti. “Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore”. Battiato si avvale di espressioni dure e inequivocabili: “gente infame”, “governanti buffoni”, “lo stivale dei maiali”, eppure il brano, più che i caratteri dell’invettiva, sembra assumere quelli di un doloroso lamento personale, senza scampo. Un sentimento che pervade tutto l’album (non è un caso che la parola dolore compaia frequentemente nella maggior parte dei brani), addolcito da arrangiamenti classici, costituiti da orchestra e pianoforte; la tastiera elettronica interviene solo per sorreggere lunghi respiri (come nella bellissima L’ombra della luce). Niente chitarre, niente batteria, dunque, ma solo corde, martellate o pizzicate. L’album ha una durata molto breve a dispetto dei tempi degli otto brani, che sono tutti piuttosto dilatati, di grande respiro. Le prime quattro canzoni sono inedite, scritte dallo stesso cantautore. Quattro capolavori di grazia e di profondità, toccano temi universali attraverso immagini semplici, dirette. Oltre alla già citata Povera Patria è doveroso segnalare L’ombra della luce, uno dei punti più alti della produzione del cantautore catanese, una preghiera mantrica che – con una serie di metafore vivide - conduce l’ascoltatore a intuire lo sforzo necessario per arrivare allo stato di pace interiore. La title track si compone di soli dieci versi, per raccontare l’inadeguatezza del vivere in un mondo cosparso di “inutili dolori”. Gli altri quattro brani sono lieder riproposti in una versione vocalmente alleggerita. L’approccio umile del cantautore e la sua interpretazione partecipata fanno riscoprire brani pensati originariamente per voci liriche impostate, ma anziché togliere qualcosa aggiungono elementi di spontaneità e immediatezza, sia nelle interpretazioni più classiche (Schmerzen di Richard Wagner, con elaborazione per orchestra di Felix Mottl) e Plaisir d'amour di Johann Paul Aegidius Martin, orchestrato da Hector Berlioz) sia in quelle orchestrate dallo stesso cantautore (Gestillte Sehnsucht di Johannes Brahms e Oh Sweet Were the Hours di Ludwig Van Beethoven). Un disco “classico”, dunque, sotto diversi punti di vista, eppure straordinariamente pop, visto che sorprendentemente ha venduto centinaia di migliaia di copie ed è sempre in catalogo. Un disco che – evidentemente - non ha finito di dire quello che ha da dire. Tracklist: * Povera patria * Le sacre sinfonie del tempo * Come un cammello in una grondaia * L'ombra della luce * Le acciughe fanno il pallone * Schmerzen * Plaisir d'amour * Gestillte Sehnsucht * Oh Sweet Were the Hours PopOn consiglia l'ascolto de L'ombra della luce! Vai alla pagina di Fabrizio De André Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Nicola Cirillo
Venerdì 18 Febbraio 2011 20:00
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