"Dizionario dei sentimenti" è il titolo del programma televisivo che Franco Simone cura e conduce su Gold Tv. Naturalmente è la musica a farla da padrona nel suo salotto, nel quale si sono già passati la staffetta numerosi protagonisti della musica italiana: da Eugenio Bennato a Mariella Nava, da Fausto Leali a Gegè Telesforo e a tanti altri. "Dizionario dei sentimenti" ora è anche on line, su PopOn, sotto forma di piccolo diario, in cui Franco ci renderà partecipe delle sue emozioni provate nel corso delle registrazioni e ci darà anche gustose anteprime. Ma non solo. In questo spazio "il poeta con la chitarra", come lo soprannominarono, condividerà con tutti noi i racconti dei suoi appuntamenti d'artista. Presentazioni fatte, a Franco Simone la parola!
Canale 13, storica televisione argentina, ha messo in rete un mio video di trent’anni fa completamente rimasterizzato. Lo potete vedere qui.
A parte ogni considerazione, sono lusingato per quest’intervento, normalmente riservato a ben altri documenti. Per la cronaca, ai tempi della registrazione, il brano Tu per me, anche grazie all’inserimento nella fiction “Quiero gritar tu nombre” era al primo posto nelle classifiche di vendita. Di lì a poco venni completamente censurato dal regime militare, ma, a distanza di tanti anni, io posso raccontare quel che accadde, loro, i colonnelli con tutti i loro “fan”, dovranno vergognarsi per
Da poco più di un mese si è concluso il primo triennio di attivita dell’accademia artistica Star Rose Academy, diretta da Claudia Koll e fondata dalle Suore Orsoline della Sacra Famiglia (www.starroseacademy.com). Fin dall’inizio io ci sono stato presente come docente di canto. E’ stata un’esperienza per me nuova, ma molto stimolante. Nel momento in cui affidiamo alla vita quelli che ormai noi docenti consideriamo “i nostri ragazzi”, mi tornano in mente mille episodi che mi hanno confermato non solo il loro valore artistico,
Le canzoni erano belle, oppure erano brutte. Semplicemente. Non c’era bisogno di tante etichette. Gli anni Sessanta in musica somigliavano alla primavera, la stagione del risveglio, dei profumi e dei colori e anche dell’attesa di un’altra stagione esuberante, l’estate, che si preannuncia sempre ricca di promesse. Le canzoni degli anni Sessanta quando erano belle lo erano per davvero. Contenevano richiami indelebili, come indelebili sono certe sensazioni primaverili, che segnano il diario dell’anima.
Don Backy resta uno
Se uno non conosce la loro provenienza li può benissimo scambiare per uno di quei gruppi internazionali che normalmente hanno successo in Francia. Gli Après la Classe fanno una musica dal gusto internazionale, ma senza alcuno sforzo. La loro sincerità e, ovviamente, il loro talento li mettono in una posizione privilegiata, molto distante da quella di altri gruppi apparentemente equivalenti. Il mix esplosivo di musica che propongono ha conquistato, alcuni anni fa, il pubblico del programma televisivo “Le iene”, dove il loro brano Paris fungeva
Leggera, classica, operistica… ho avuto la fortuna di nascere in un periodo e in una terra in cui gli steccati tra i vari generi musicali non esistevano. Nel mio Salento, dove ho vissuto fino a 18 anni, ascoltavo le canzoni di Domenico Modugno e di Lucio Battisti, per poi passare alle arie d’opera di Giuseppe Verdi e di Giacomo Puccini. Nel mio paesino, Acquarica del Capo, o in quelli vicini, era festa grande quando arrivavano “i cantanti”. Ricordo l’emozione di ascoltare da vicino a Gallipoli, ad Alezio o in qualunque paesino del leccese, gente come
“Mi meraviglio di te, Franco… tu che conosci il successo, conosci il pubblico… come fai a proporre una canzone così?...
- L’abbigliamento di un fuochista di Francesco De Gregori… roba da matti! Una canzone così potrebbe andare solo dopo mezzanotte su Rai Tre!” Ero incredulo. Ascoltavo quella signora e faticavo a convincermi che si trattava di una dirigente televisiva, una che poteva scegliere cosa programmare, cosa far ascoltare e vedere alla gente. Ma il meglio doveva ancora arrivare.
“Allacciamoci nel tango - bella pupa fior del fango - tu m'infiammi ed io mi brucio…” così si cantava cinquant’anni fa. Dopo tanto tempo, il tango continua ad essere il ballo della sensualità estrema. Nel tango non ci si sfiora, ci si allaccia. Cresciuto in ambienti postribolari, questo ballo non ha mai perso il suo fascino sensuale. Non a caso, il film di Bernardo Bertolucci, forse il più scandaloso del cinema italiano, non aveva per titolo, non so, “Ultimo valzer a Parigi”, ma “Ultimo tango a Parigi”. Eppure, una volta ripulito dal fango di certa tradizione, il tango si
C’era una volta una ragazzina che incantò l’Italia. Cantava, ma lo faceva in modo strano. Non somigliava a nessuno. Era energia pura, sentimento, forza. Era un’entità vocale, un po’ sgraziata, ma quel tanto che bastava ad esprimere un senso di assoluta libertà. Il fisico sembrava modellato per meglio definire quella voce. Lei era piccola, ma non sembrava un difetto. Sembrava, piuttosto, che il fisico si fosse rimpicciolito per mettere in maggior risalto il carisma di una voce sorprendente. Era graziosa come lo sono certe creature fantasiose.
Fino a quando radio, televisioni, giornali continueranno a propinare la stessa musica, come se veramente il nostro bel paese avesse rinunciato a ogni guizzo di novità? Il quadro è desolante. Da una parte si continuano a riproporre i successi del passato, spesso con arrangiamenti e interpretazioni devastanti, dall’altra si spacciano per novità alcune accozzaglie di note e parole già morte prima di nascere, per la mancanza assoluta di riferimenti estetici.
Ci vorrebbe forse un nuovo Cicerone della musica che coraggiosamente sapesse gridare