Il fango, il belcanto, il tango con uno straordinario tenore
Scritto da Franco Simone
Lunedì 21 Marzo 2011 00:00
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Franco Simone su Popon “Allacciamoci nel tango - bella pupa fior del fango - tu m'infiammi ed io mi brucio…” così si cantava cinquant’anni fa. Dopo tanto tempo, il tango continua ad essere il ballo della sensualità estrema. Nel tango non ci si sfiora, ci si allaccia. Cresciuto in ambienti postribolari, questo ballo non ha mai perso il suo fascino sensuale. Non a caso, il film di Bernardo Bertolucci, forse il più scandaloso del cinema italiano, non aveva per titolo, non so, “Ultimo valzer a Parigi”, ma “Ultimo tango a Parigi”. Eppure, una volta ripulito dal fango di certa tradizione, il tango si nobilita e diventa semplicemente una sintesi di vita e passione. Volgare e antimusicale quando viene suonato in certe balere maleodoranti, il tango arriva ai massimi livelli di eleganza quando viene suonato, ballato o cantato in maniera adeguata. In sintesi, può essere facilmente erotismo o pornografia.

Un bell’esempio di tango cantato in maniera superlativa è contenuto nel cd “Tango” del tenore Gianluca Paganelli, che ho ospitato pochi giorni fa nel mio programma televisivo “Dizionario dei sentimenti”. Gianluca è passato attraverso mille esperienze musicali: dal gruppo pop di Niccolò Fabi è approdato alla lirica, anche in parti da protagonista in opere complesse come “La Traviata” e “Tosca”. Possiede una voce vincente, è intonatissimo ed ha un senso del ritmo che ben pochi cantanti lirici posseggono. Duettare con lui nel classico tango “El choclo” è stata per me una goduria. Quando si cantano certe cose del passato, così appassionate, si ha come l’impressione di partecipare ad una straordinaria festa in famiglia, con una valanga di invitati, tutti amici. Potenza della musica… e del tango!

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