Vent’anni fa, chissà in quanti saltarono a pie’ pari appena arrivato uno che si chiamava Vinicio Capossela. Giusto per un nome e per un cognome un po’ così, per niente esotici, al massimo curiosi, e che ora risuonano invece come altisonanti schiocchi di frusta. C’è da augurare una medesima parabola ascendente al giovane Vincenzo Fasano, nato e cresciuto a Mantova, ma siciliano di origine e, azzardiamo, temperamento. Forgiato anche lui nei pressi del virtuoso crocicchio freddo-caldo Nord-Sud, il nostro mette tutto se stesso nell’esordio Il sangue, grondante per definizione e dichiarazione d’intenti, lavoro senza una virgola fuori posto, semplicemente perché limpida emanazione del dna del diretto interessato.
Già nel nome i veneti ManzOni dichiarano il loro intento: essere una band di rottura, proprio come un artista di rottura fu Piero Manzoni negli anni sessanta, imparentato con lo storico Alessandro e passato alla storia (soprattutto) per la sua Merda d'artista. Il nome è infatti preso in prestito da lui e dalla meraviglia (rappresentata dalla "o" grande) provata davanti alle sue opere (in questo caso "Fiato d'artista", che ha ispirato anche i palloncini rossi della copertina). Il progetto ManzOni nasce meno di due anni fa dall'incontro dei
Nei negozi due volte in poco meno di un anno e tra qualche giorno con Ligabue sul palco del Campovolo, i Nuju rappresentano una piacevole sorpresa del panorama musicale italiano. A spiccare nel loro Atto secondo (Volta la Carta/Mk Records), album portato in dono dalla vittoria al Radici Etno Contest di Viggianello (PZ), sono soprattutto i molteplici ambienti musicali attraversati. Dalla patchanka classica e sfrenata di certi brani più radiofonici, ai sentori di musica etnica italiana, le sonorità world balcaniche, francesi e mediterranee, fino a lambire quel cantautorato italiano oggi di nuovo così vivo.
La definizione “estivo” per un gruppo può far pensare ad una musica facile e destinata a breve successo. Non è il caso di Miss Chain & The broken heels, che si preparano all’estate con il sound fresco del loro album d’esordio, On a bittersweet ride (Screaming Apple), raro esempio di garage pop all’italiana con infiltrazioni beat che richiamano direttamente dagli swinging sixties.
Miss Chain e – letteralmente – “i tacchi rotti”, nonostante il nome e il cantato prettamente inglese, sono italianissimi
Sono romani, si chiamano Violapolvere e, dopo aver individuato il proprio percorso musicale con il primo lavoro Zona limite, tornano sulla scena con il secondo album intitolato Distanze. Dodici in tutto le nuove tracce che rappresentano il cammino di crescita della band, formatasi nel 2006. Distanze prende vita dalla fusione delle più varie sfumature musicali caratterizzate da un originale pop/rock che trova le sue radici nel brit, nel grunge e nella tradizione del cantautorato italiano, con grande attenzione a tutte le novità musicali senza
Il dispositivo che permette di passare da un lato all'altro di una musicassetta, oppure una giovane band vista al Concertone del Primo Maggio che dichiara di voler “cantare in lingua italiana senza dover rinunciare alle chitarre distorte”. In entrambi i casi si parla di Autoreverse, ma nel secondo caso il meccanismo appare molto più fluido: la band percorre in due direzioni il passaggio tra il pop-rock americano e inglese da un lato, e un cantato vicino alla musica leggera italiana dall’altro.
“Fino a un attimo prima sembrava impossibile, e invece è successo”. È lo stupore con cui si apre La vita quotidiana in Italia (Irma Records), originale progetto letteral-musicale di Enrico Brizzi e Yuguerra. E se l'inciso in questione si riferisce, nello specifico, all’avvento del berlusconismo in Italia attraverso le televisioni, di sicuro calza benissimo per descrivere l'esperimento appena arrivato nei negozi di dischi. Un oggetto ibrido in cui due libri si sciolgono nel rock e viceversa, riuscendo laddove tentativi più illustri si erano fermati. Musicalmente troppo
Attiva dal 1997, la formazione di musicisti, attori e saltimbanchi che si riconosce sotto al nome comune di Fragil Vida si ripresenta al grande pubblico con un nuovo album, il sesto della loro decennale attività. Eppure Giorni sospesi (La Fabbria/Audioglobe), così come i precedenti dischi, potrebbe essere considerato un nuovo esordio, poiché riporta le lancette creative dei fratelli emiliani David (voce e piano) e Daniele Merighi (batteria) in quel punto zero dal quale musica, poesia e teatro sono tre strade
La voce calda della rossa Erika Savastani e la chitarra incisiva di Danilo Pao: sono i Deserto Rosso, duo romano che prende il nome dallo storico film di Michelangelo Antonioni. Dopo una lunga gavetta cha li ha visti impegnati in diversi progetti musicali, il duo esordisce con il disco dal curioso titolo Mi fanno male i capelli (La Sugo). Ad anticipare il lavoro è la trascinante Senza cuore, canzone dal sound elettronico e un testo che entra facilmente in testa, già presentata al pubblico durante il lungo
“Se premo il tasto rec, e attacco al vox il jack, di solito qualcosa sa sorprendere anche me”. Uno stupore, quello raccontato dai Numero6 nell’incipit di I love you fortissimo (Supermota/Audioglobe), pienamente condivisibile anche dagli ascoltatori. Poiché il terzo album della band genovese dimostra fin dalle prime strofe tutta la verve di quei dischi che sanno farsi amare al primo ascolto. Merito di una creatività ormai rodata, che attraversa le mode e i generi e ribadisce una vena artistica costellata finora da gustosi capitoli. Dall’esordio nel 2000