“Se premo il tasto rec, e attacco al vox il jack, di solito qualcosa sa sorprendere anche me”. Uno stupore, quello raccontato dai Numero6 nell’incipit di I love you fortissimo (Supermota/Audioglobe), pienamente condivisibile anche dagli ascoltatori. Poiché il terzo album della band genovese dimostra fin dalle prime strofe tutta la verve di quei dischi che sanno farsi amare al primo ascolto. Merito di una creatività ormai rodata, che attraversa le mode e i generi e ribadisce una vena artistica costellata finora da gustosi capitoli. Dall’esordio nel 2000
con il nome Laghisecchi, fino alla metamorfosi avvenuta nel 2004 attraverso la trasformazione in Numero6, nome mutuato dal celebre protagonista della serie tv cult “The Prisoner”. Da quel momento in poi la band capitanata da Michele Mezzala Bitossi (voce, chitarra e autore di testi e musiche) e corroborata dai cori, le percussioni e le chitarre di Stefano Piccardi, dal basso e il synt di Andrea Calcagno e dalle tastiere, le chitarre e i cori di Tristan Martinelli, ne ha fatta di strada. Due album (Iononsono nel 2004 e Dovessi mai svegliarmi nel 2006), due EP e un progetto musical letterario in compagnia dello scrittore Enrico Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro. Fino all'arrivo di I love you fortissimo, che alla forza narrativa dei testi associa la pienezza dei suoni, un ritmo incalzante e un impianto melodico che è il giusto punto di contatto fra la rudezza del rock e la poesia del cantautorato. Merito forse dell'intreccio di seconde voci che fa da contraltare al canto? Un piccolo ingrediente segreto così semplice quanto spesso ignorato, poiché capace di completare ogni anfratto lasciato sguarnito dagli strumenti. O forse il merito è delle atmosfere di vita vissuta presenti in ogni testo, che Bitossi sa comporre con la sapienza del narratore professionista. Nel dubbio, mentre I love you fortissimo album macina consensi - pur perfettamente autonomo com'è dal ricorso ai meccanismi di classifica e alle complesse strategie del consenso - i quattro genovesi sono salpati per il giro dei cento club d’Italia, portandosi dietro il Vox e il registratore, che non si sa mai. Partiti lo scorso 15 gennaio dal Neverland di Bergamo, attraverseranno tutta l’Italia, cambiando scaletta e alternandosi agli strumenti a seconda degli umori. E permettendosi il lusso, giacché sono indipendenti, di ripassare più volte dallo stesso posto se è il pubblico a chiederlo, come è il caso di Eboli o di Ferrara. In formazione leggera da showcase acustico oppure in assetto da guerra, con grancassa, rullante e fasci di luce sul viso, il risultato non cambia e il divertimento è assicurato. Assolutamente consigliati.
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Scritto da Simone Arminio
Martedì 01 Febbraio 2011 13:00
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“Se premo il tasto rec, e attacco al vox il jack, di solito qualcosa sa sorprendere anche me”. Uno stupore, quello raccontato dai Numero6 nell’incipit di I love you fortissimo (Supermota/Audioglobe), pienamente condivisibile anche dagli ascoltatori. Poiché il terzo album della band genovese dimostra fin dalle prime strofe tutta la verve di quei dischi che sanno farsi amare al primo ascolto. Merito di una creatività ormai rodata, che attraversa le mode e i generi e ribadisce una vena artistica costellata finora da gustosi capitoli. Dall’esordio nel 2000
con il nome Laghisecchi, fino alla metamorfosi avvenuta nel 2004 attraverso la trasformazione in Numero6, nome mutuato dal celebre protagonista della serie tv cult “The Prisoner”. Da quel momento in poi la band capitanata da Michele Mezzala Bitossi (voce, chitarra e autore di testi e musiche) e corroborata dai cori, le percussioni e le chitarre di Stefano Piccardi, dal basso e il synt di Andrea Calcagno e dalle tastiere, le chitarre e i cori di Tristan Martinelli, ne ha fatta di strada. Due album (Iononsono nel 2004 e Dovessi mai svegliarmi nel 2006), due EP e un progetto musical letterario in compagnia dello scrittore Enrico Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro. Fino all'arrivo di I love you fortissimo, che alla forza narrativa dei testi associa la pienezza dei suoni, un ritmo incalzante e un impianto melodico che è il giusto punto di contatto fra la rudezza del rock e la poesia del cantautorato. Merito forse dell'intreccio di seconde voci che fa da contraltare al canto? Un piccolo ingrediente segreto così semplice quanto spesso ignorato, poiché capace di completare ogni anfratto lasciato sguarnito dagli strumenti. O forse il merito è delle atmosfere di vita vissuta presenti in ogni testo, che Bitossi sa comporre con la sapienza del narratore professionista. Nel dubbio, mentre I love you fortissimo album macina consensi - pur perfettamente autonomo com'è dal ricorso ai meccanismi di classifica e alle complesse strategie del consenso - i quattro genovesi sono salpati per il giro dei cento club d’Italia, portandosi dietro il Vox e il registratore, che non si sa mai. Partiti lo scorso 15 gennaio dal Neverland di Bergamo, attraverseranno tutta l’Italia, cambiando scaletta e alternandosi agli strumenti a seconda degli umori. E permettendosi il lusso, giacché sono indipendenti, di ripassare più volte dallo stesso posto se è il pubblico a chiederlo, come è il caso di Eboli o di Ferrara. In formazione leggera da showcase acustico oppure in assetto da guerra, con grancassa, rullante e fasci di luce sul viso, il risultato non cambia e il divertimento è assicurato. Assolutamente consigliati.